5 monumenti imperdibili a Prato

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5 monumenti imperdibili da vedere a Prato, nel caso facessi una vacanza a zonzo per la Toscana e ti volessi concentrare sulla parte settentrionale.
Oppure se sei in visita a Firenze magari per vedere gli Uffizi, o il Giardino di Boboli, ti consiglio di includere anche una visita alla città di Prato.

In quest’articolo scoprirai infatti i 5 monumenti imperdibili che puoi visitare a Prato e alcune curiosità che li caratterizzano.

Prato infatti, spesso associata all’industria tessile, nasconde un ricco passato, una storia antica ma anche una vita culturalmente vivace. Da sempre la cittadina ha un’apertura mentale particolare rispetto al resto della Toscana.

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Il Duomo di Prato

5 monumenti imperdibili a Prato, il 1° è il Duomo

Anche il Duomo di Prato come molti altri nelle nostre città toscane è assolutamente un’opera da vedere e fotografare; la sua storia è davvero antica. Prato nasce da un piccolo insediamento che si chiamava Borgo al Cornio e nel VI secolo esisteva già una chiesa.

Nel X secolo questa piccola chiesa crebbe diventando la Pieve di Santo Stefano. Nel XII secolo le fiancate sono state abbellite e le maestranze costruirono il chiostro mentre nel XIII secolo fu la volta del campanile.

Secondo la tradizione, la Sacra Cintola della Madonna è custodita nella cattedrale fin dal 1141. Proprio la presenza di questa reliquia impose alcune trasformazioni interne. Nel 1456 la facciata prese l’aspetto attuale e gli edifici davanti alla chiesa vennero abbattuti per creare la grandissima piazza. La decisione nacque vista la grande affluenza di popolo in occasione dell’ostensione della cintola.

Il pulpito, costruito da Michelozzo e decorato da Donatello, infatti ha una forma e uno stile particolare e si trova in angolo proprio per consentire la visuale dalle due piazze confinanti.

Il Castello dell’Imperatore

5 monumenti imperdibili a Prato, il 2° è il Castello dell’Imperatore

Anche qui le mura del castello sorgono su un insediamento precedente e molto antico, andato distrutto dalle truppe di Matilde di Canossa nel 1107.
Le rovine si trasformarono in un grande edificio detto il palazzolo di cui resta traccia nelle due torri senza merli.
Successivamente Federico II, all’incirca nel 1240, volle la costruzione di un vero Castello ma alla morte prematura dell’Imperatore, i lavori si interruppero.

Era parzialmente circondato da un fossato e adiacente alle carceri. Presenta 8 torri e doveva contenere una bella guarnigione ma la costruzione venne interrotta, come vi dicevo, alla morte dell’imperatore.

Nel trecento durante il dominio di Firenze, la città fece costruire un cassero, un corridoio protetto per far entrare in modo sicuro, le truppe in città.

Col passare del tempo le case si addossarono alle mura sia dall’esterno che all’interno e fino agli anni trenta quando la moderna urbanistica impose di abbatterle; il castello acquistò l’aspetto attuale.

È visitabile, si possono salire le scale a chiocciola che portano in cima alle torri angolari e anche il camminamento delle mura è percorribile.
Da lassù si gode un bellissimo panorama della città.

Al Museo del Tessuto sono possibili anche laboratori per i più piccoli

Il 3° è Il Museo del Tessuto

Ora passiamo a qualcosa di diverso… un museo molto particolare.

Il Museo del Tessuto è il più grande centro per la valorizzazione dell’arte e della produzione tessile. Questo museo racconta la storia e anche la cultura legata a Prato che fin dal Medioevo si identifica con la produzione di tessuti e che oggi conta oltre 7000 aziende attive nel settore.

Il Museo nasce nel 1975 nell’Istituto Tecnico Industriale Tessile “Tullio Buzzi” da una prima donazione di circa 600 antichi frammenti tessili. Le collezioni esposte si sono poi arricchite con il contributo di professori, enti e degli ex studenti in giro per il mondo.

Dal 2003 ha sede negli ambienti restaurati della ex fabbrica Campolmi, preziosa testimonianza di archeologia industriale, situata all’interno delle mura trecentesche della città. Si tratta di un museo dichiarato “museo di rilevanza regionale” .

La scultura di Henry Moore collocata al centro di Piazza San Marco

Il 4° è La Piazza del Buco

Per la verità, la “c” in toscana va aspirata per cui non è BUCO ma “buho”… Al solito i Toscani sono irridenti e questo soprannome dato alla Piazza San Marco dove al centro c’è la bella scultura di Henry Moore… ha suscitato in tanti benpensanti e anche nell’artista, parecchie rimostranze… ma tant’è …

A Prato così vien chiamata affettuosamente la piazza e non per offendere ma per rendere visivo e immediato il sapere di quale piazza si parla.
Sarà infatti capitato anche a voi di non ricordare affatto quale fosse piazza “Tal dei Tali”… Ecco, piazza del Buho non c’è versi di dimenticarla e con lei la scultura… quindi alla fine l’artista non dovrebbe lamentarsene.

Ma di che scultura si tratta? da vedere… una scultura monumentale in marmo bianco acquistata dalla città con il supporto degli industriali locali, al termine di una mostra monografica di Henry Moore.

Rappresenta tutt’oggi uno dei massimi esempi di scultura contemporanea.

È composta da 30 blocchi di marmo bianco provenienti dalla Cava Mossa sul Monte Altissimo delle Alpi Apuane. Il titolo dell’opera “forma squadrata con taglio” appare modesto ma la morbidezza delle linee stupisce e sembra che la materia si sia fusa con lo spazio in un alternanza di vuoti e pieni.

La città di Prato ha voluto attraverso quest’opera, dichiarare la sua aspirazione alla modernità ed al progresso industriale.

La “Colonna Spezzata”

Il 5° è il “Pecci”

Il “Pecci” a Prato è il Museo PecciCentro per l’Arte Contemporanea. Per darsi appuntamento ad esempio, è usatissimo… Dove ci vediamo? … mah facciamo al Pecci poi si prende un’ “ape” e si va a cena!

La storia della nascita è direi drammatica in quanto l’industriale pratese Enrico Pecci volle la nascita del centro in ricordo del figlio Luigi morto prematuramente.

La prima imponente opera, un simbolo anch’essa della città di Prato come la precedente opera di Moore, fu la scultura sicuramente evocativa di Anne e Patrick Poirier. Un’enorme colonna in acciaio indistruttibile ma che scomposta come se avesse avuto un crollo, racconta perfettamente la storia di un valente giovane industriale e di un figlio amato.

L’opera ha il titolo: EXEGI MONUMENTUM AERE PERENNIUS (“ho eretto un monumento più duraturo del bronzo”, frase tratta dall’Ars Poetica di Orazio) ma viene chiamato “la colonna spezzata“.

Il Museo è cambiato negli anni, altre costruzioni si sono affiancate: più edifici legati e slegati fra loro che propongono spazi di tutte le misure per esposizioni, mostre e performance; al suo interno c’è anche un cinema/teatro.

Altra caratteristica architettonica è l’anello di colore dorato che cinge l’edificio originario; lo tocca solo quando e dove è necessario per diversificare e razionalizzare in un circuito il flusso dei visitatori e orientando l’entrata principale verso la strada.

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