Abbazie fortificate: Vallombrosa

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Le Abbazie fortificate sono un chiaro indice della potenza e dell’opulenza che questi centri religiosi raggiunsero in determinati periodi storici.

In casa dei miei genitori c’era una stampa dell’Abbazia di Vallombrosa e come spesso succede ci passi davanti tutti i giorni e neanche ti rendi conto di cosa rappresenti.

La stampa raffigurava un’imponente costruzione parzialmente fortificata con tutt’intorno una gran spianata e neanche un albero.

La prima volta che mi portarono a Vallombrosa (ero piccola) assolutamente non associai la stampa con quanto vedevo.

Ricordo infatti un bosco magnifico e un profumo di abeti e anche un albero molto grande con un tronco che di certo ci volevano diverse persone per abbracciarlo.

In tempi più recenti, in occasione di una risistemazione di casa, la stampa mi venne fra le mani e lessi la descrizione.

Rimasi di stucco! ma era proprio la stessa Vallombrosa che ricordavo?

Per cui decisi di tornare e rimettere insieme passato e presente.

Abbazie fortificate: Vallombrosa, la storia in breve

Una vecchia stampa dell’ Abbazia di Vallombrosa


Intanto diciamo che quell’abbazia della stampa è la versione del 1700 ma che il complesso monastico è nato intorno all’anno 1000.

Infatti, Giovanni Gualberto lasciò il convento di San Miniato a Firenze in quanto evidentemente affollato e troppo cittadino (la storia è molto più complessa ma il succo alla fine non cambia) per ritirarsi in un luogo isolato e più consono alla preghiera e all’introspezione.

Alcuni frati lo seguirono e costruirono un rifugio con delle cellette in legno.

Da qui la storia si articola in diversi interventi.

A partire dal 1015 nasce la congregazione benedettina di Vallombrosa con Gualberto nominato Superiore e iniziano dei lavori di ampliamento.

Nel 1058, anche la chiesa venne consacrata.

Poi nel 1220 ci furono nuovi lavori sempre di ampliamento per le crescenti necessità della comunità ma anche di fortificazione.

Infatti, nel XV secolo, la grande torre venne costruita contro gli assalti di briganti in cerca di preziosità nella biblioteca.

Nel 1713 la struttura divenne un’abbazia; aveva finalmente l’aspetto attuale, quello per intendersi della famosa stampa di cui vi parlavo.

I boschi non erano a ridosso della struttura e negli anni gli stessi monaci hanno anche impiantato e coltivato tante specie arboree.

Abbazie fortificate: cosa possiamo vedere oggi a Vallombrosa?

Come molte Abbazie fortificate, il complesso monastico di Vallombrosa è splendido e, anche se non interamente fruibile, merita sicuramente una visita. 

I locali più affascinanti sono sicuramente quelli più antichi e che raccontano la vita quotidiana dei monaci come la sagrestia, il refettorio, l’aula capitolare e la biblioteca.

La cucina in particolare è veramente caratteristica.

L’antica cucina dell’Abbazia di Vallombrosa

Una curiosità: sull’architrave dell’ingresso una frase in latino ammonisce che il Regno di Dio non è fatto di cibo e bevande… (meglio mettere le mani avanti…).

Nella parte più antica che risale al 1400, c’è il forno per il pane e l’acquaio in pietra.

Poi un focolare con cappa piramidale divide l’ambiente dalla parte più recente del 1600 dove invece ci sono due tavoli in pietra con su gli utensili.

L’Abbazia, con le sue origini medioevali e i rimaneggiamenti barocchi ha al suo interno diverse pregevoli opere d’arte ma a me piace raccontarvi le cose più curiose e particolari.

Quella, ad esempio, della lampada ad olio che si trova davanti all’altare.

Il 12 luglio, durante i festeggiamenti per San Giovanni Gualberto la lampada votiva viene riempita dell’olio che ogni anno una regione diversa dona per il santo patrono dei forestali e dei silvicultori. 

Un’altra particolarità sono gli stucchi decorativi.

Ce ne sono in giro un po’ ovunque nel complesso, ma soprattutto nella Cappella del Ss. Sacramento con gli intarsi realizzati in scagliola dal monaco inglese Enrico Hugford (fratello del pittore Ignazio).

Notevole anche il Museo di Arte Sacra di Vallombrosa che si trova alle spalle dell’abbazia.

Al di fuori dell’Abbazia

Una tappa del “Circuito delle Cappelle”


Se avete voglia di camminare, non perdetevi il Circuito delle Cappelle di Vallombrosa.

È un percorso di circa 5 km che si snoda nella foresta fra tabernacoli, cappelle e luoghi che ricordano la vita di San Gualberto.

Fra questi: il masso che la leggenda vuole abbia protetto il santo dalle tentazioni del diavolo; la scala santa, un sentiero a gradoni che porta in un punto panoramico detto il Paradisino; il Faggio Santo che si dice sia stato il primissimo rifugio del pio monaco. 

Fate anche una visita all’arboreo di Vallombrosa che con la sua superficie di 9 ettari contiene la più importante raccolta di piante (circa 1800) di cui molte esotiche.

Sempre sullo stesso filone botanico si può visitare il museo dendrologico, una raccolta di semi delle piante presenti nella zona, oppure l’orto botanico che racchiude ben 250 specie fra erbe medicinali ed aromatiche…

E per finire…

E siamo arrivati al clou… infatti l’orto e queste erbe servono a rifornire l’Antica Farmacia di Vallombrosa che produce da sempre miele, cioccolata, preparati erboristici dalle tisane alle creme cosmetiche o curative, alle caramelle (gustosissime) magari ripiene di liquore o al pino mugo.

E poi i liquori e gli amari, sempre distillati dai monaci come è uso e costume in tutte le abbazie e monasteri che si rispettino.

Il Gin Dry Vallombrosa, ottimo per un bel Gin Tonic

Ma – udite, udite – fra questi c’è anche un “Gin Dry Vallombrosa”, famoso sia per la qualità che per la particolarità di essere prodotto solo con le bacche di un particolare tipo di ginepro selvatico.

Contenti del giro di Vallombrosa?

Se siete stanchi e il clima lo consente, perché non sdraiarsi sul bellissimo prato davanti all’Abbazia?

Un luogo dove poter ascoltare anche il silenzio e tornare indietro nel tempo come se si entrasse in quella stampa da cui ho cominciato a narrarvi… 

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