Bonifiche e canali

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La Toscana fin dai tempi degli Etruschi ha sempre avuto necessità di bonifiche.

Il paesaggio era diffusamente caratterizzato da paludi, stagni, acquitrini e lagune.

Questo era dovuto alla poca pendenza verso il mare e alla presenza sulla costa di tomboli e dune che creavano difficoltà di scolo dei terreni.

Anche all’interno i bacini palustri occupavano molta superficie.

Basti pensare alle paludi di Chiusi e Montepulciano, a quella di Fucecchio e al grande lago di Bientina.

Le bonifiche dei Medici

La politica medicea non attuò mai un vero e proprio piano di bonifiche.

Indubbiamente ce ne furono, ma furono sempre mirate a migliorare la situazione in zone dove si trovavano fattorie o peschiere di loro proprietà o interesse.

Erano quindi orientate ad incrementare agricoltura, pascoli e pesca e rappresentavano soprattutto politiche di sfruttamento.

Ci furono, tuttavia, anche significative opere idrauliche soprattutto lungo il corso dell’Arno che costituiva la più importante via d’acqua della Toscana.

Altra opera importante ed in uso fino a metà dell’Ottocento fu il Canale dei Navicelli.

Il Canale dei Navicelli a Livorno alla Fortezza Vecchia

Fu scavato durante il regno di Cosimo I de’ Medici e collegava il porto di Livorno alla città di Pisa.

Il canale, che consentiva di evitare la foce dell’Arno, partiva dalla Porta a Mare di Pisa, nei pressi della riva sinistra del fiume, per giungere a San Piero a Grado.

Attraversava le paludi di Coltano, toccava Stagno e quindi arrivava al porto di Livorno in prossimità della Fortezza Vecchia.

Attualmente è in disuso, anche se si è parlato più volte di un suo ripristino.

I Lorena

Assai diverso fu lo spirito con cui agirono le politiche lorenesi.

A partire dalla metà del Settecento, per impulso del granduca Pietro Leopoldo, si sviluppò una grande attenzione ai problemi idraulici del territorio e si iniziò a concepire la bonifica come ambientale.

Furono così recuperate all’agricoltura e all’insediamento umano vaste zone con imponenti mezzi tecnici e finanziari.

Si riuscì quindi a risollevare intere aree particolarmente arretrate, creando posti di lavoro e nuova fiducia degli agricoltori in queste zone.

Particolarmente significativi furono gli interventi messi in atto nella Maremma, in Valdichiana e nel Valdarno Inferiore .

Con l’impiego delle tecnologie più avanzate per quei tempi e con grandi risorse umane ed economiche si riuscì gradualmente a dare incremento alla sistemazione idraulica di questi difficili territori.

Non solo Maremma

La Maremma non è più “amara” grazie a queste opere di bonifica che furono incrementate negli anni fra le due guerre e perfezionate nella seconda metà del Novecento.

Ma sarebbe un errore pensare che di tutto ciò abbia goduto solo questo oggi splendido territorio.

Le bonifiche in Valdichiana

Dante ricorda la Valdichiana come un luogo malsano e desolato.

Sebbene l’area abbia visto tentativi di bonifica da parte degli Etruschi e dei Romani, è di origine medievale la più antica testimonianza materiale di un intervento idraulico.

La Chiusa dei Monaci

Si tratta della Chiusa dei Monaci, costruita intorno al 1151 ma ricostruita e modificata nel corso dei secoli.

Oggi la struttura, ubicata nella parte terminale del Canale Maestro della Chiana, sta a testimoniare l’intervento lorenese in Valdichiana.

Il Valdarno Inferiore

Lungo il bacino inferiore dell’Arno si trovano due grandi aree che sono state oggetto di significativi interventi idraulici.

Nella zona di Fucecchio è stata istituita la Riserva Naturale del Padule di Fucecchio che tutela ciò che è rimasto dell’antico lago-padule.

Oggi è un luogo interessantissimo che propone itinerari didattici di tipo naturalistico e storico-ambientale.

Poco distante dal Padule di Fucecchio si trova il bacino di Bientina, in passato noto anche come lago di Sesto.

In parte sotto il controllo di Lucca e in parte sotto quello del Granducato di Toscana, rappresentava in passato il più grande lago della Toscana.

Escursione coi barchini nel Padule di Fucecchio

L’area costiera

Anche lungo la costa, da nord a sud, era un susseguirsi di zone umide.

Nella parte meridionale della Versilia troviamo il lago di Massaciuccoli.

In passato aveva una estensione maggiore, comprendendo anche un’ampia area paludosa.

Soltanto nel Novecento furono bonificate vaste zone che oggi rientrano nel Parco Naturalistico di Migliarino-San Rossore-Massaciuccoli.

Questo Parco si estende lungo la costa dalla parte meridionale di Viareggio fino al Canale dei Navicelli.

Includendo le foci dei fiumi Serchio e Arno, le zone umide di Tirrenia e di Calambrone e la tenuta di Coltano.

È interessantissimo perché caratterizzato da pinete e da boschi con la tipica macchia mediterranea ma anche da depressioni umide e da dune.

A sud di Livorno, tante splendide zone umide che sono oggi oasi naturalistiche testimoniano ancora lo stato in cui si trovava un tempo la costa prima delle bonifiche.

Fenicotteri nell’Oasi di Orti-Bottagone

Oggi le Oasi di Bolgheri, di Orti-Bottagone e più giù il Padule di Scarlino e l’Oasi di Diaccia-Botrona fanno la felicità di chi ama fare birdwatching .

Non si può poi ignorare nei pressi di Grosseto la Palude della Trappola e la zona della Foce dell’Ombrone.

Possiamo chiudere in bellezza ammirando la Laguna di Orbetello, uno straordinario esempio di ecosistema nel quale convive fauna ittica marina e d’acqua dolce.

Per arrivare, infine, al confine con il Lazio con la riserva naturale del lago di Burano, un suggestivo rifugio faunistico.

Si può ben dire che l’uomo con la sua inventiva e col duro lavoro è riuscito a trasformare in piccoli paradisi zone ritenute maledette.

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