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Campiglia Marittima è il punto di partenza che io suggerisco a chi vuol realizzare un giro alla scoperta della Val di Cornia.

Potrei raccontarvi cosa c’è da vedere e quali sono i musei e le attrazioni ma oggi mi interessa farvi capire perché sono innamorata di questo paese e vi darò quattro motivi abbastanza insoliti per apprezzarla!

Primo fra tutti: posizione e panorama

Dal borgo ci si affaccia su un panorama stupendo.

Lo sguardo va dai boschi alla campagna classica toscana con viti e olivi che degradano verso il mare e, appunto, il mare…

Oltre la Pieve di San Giovanni, lo sguardo giunge fino all’Isola di Montecristo

Come in una cartolina, si vede dal promontorio dell’Argentario fin su verso Livorno abbracciando gran parte dell’arcipelago e visibilità permettendo si arriva a vedere anche le coste della Corsica e l’Isola di Montecristo!

Secondo motivo: l’atmosfera di Campiglia Marittima

È difficile rendere bene con le sole parole l’idea dell’atmosfera che si respira girovagando per Campiglia.

La struttura stessa del borgo con le sue stradine in salita, i vicoli con gli archi e i sottopassi ancora con le travi in legno…

E poi le case che si appoggiano una all’altra, la muratura mista e le tantissime targhe sul Palazzo Pretorio

Ancora oggi, quando ci vado mi piace rileggerle come se fosse un vecchio taccuino…

Un vicolo lungo la facciata del Palazzo Pretorio

I vicoli in tutte le stagioni hanno qualcosa da dire e da dare.

Se in estate vi si trova riparo dalla calura, in inverno si trova riparo dal vento.

In primavera è facile vedere ancora qualche donna che tira fuori una sedia per godersi un bel raggio di sole tiepido e fare quattro chiacchiere con la vicina. 

Per arrivare, poi, in autunno quando alcune pergole si colorano di rosso e sotto le volte si aprono le cantine con un profumo di botti…

Ogni svolta ed ogni angolo è uno spunto per una nuova foto.

Ci sono piante grasse o fiorite alle finestre o appese ai muri, piccole piazzette, pietre particolari inserite nella muratura, gradini e scalinate, piccoli balconi, tetti e ballatoi…

Fiori alle finestre delle storiche case di Campiglia Marittima

Terzo motivo: l’antica Pieve di Campiglia

La Pieve di San Giovanni si trova fuori le mura e all’interno del cimitero di Campiglia.

Ma qui devo spiegare meglio.

Già dal medioevo si costruivano I borghi sui colli perché in basso, in pianura, c’era palude e spesso malaria.

Molti campigliesi in tempi passati erano minatori e comunque si spostavano per lavorare nella Maremma grossetana – che allora era una “Maremma Amara” – per le stagioni agricole.

Fu così che molti morirono sul lavoro o furono uccisi dalle febbri.

In questo cimitero se si leggono, ove si può, le lapidi più antiche, si ritrova anche parte di questa storia.

Sono i nomi e i volti di chi col suo lavoro ha sacrificato una vita. 

Vecchie sepolture nel cimitero sotto la Pieve di Campiglia

La pieve sta lì severa e semplice nella sua bellezza ma ogni lato ha qualcosa di speciale.

L’enigma del SATOR

Sulla parete esterna del transetto nord si legge “sator arepo tenet opera rotas“, che qualcuno interpreta quasi come uno scongiuro contro le forze del male risalente al III secolo d.C.

Una frase palindroma ma che ha anche un’altra particolarità: se le parole vengono scritte una sotto l’altra creano il cosiddetto quadrato magico del SATOR, uno degli enigmi più affascinanti dell’antichità.

Ma quello che mi intriga ancora di più è la porta laterale sul cui architrave si raccontano leggende e miti.

Parliamo infatti del mito greco del re di Calidone che non aveva sufficientemente omaggiato Artemide.

Le dee, si sa, erano belle e permalose e questa si era imbestialita e trasformata in un enorme cinghiale che devastò ogni dove fino a che non venne catturato da Meleagro, proprio il figlio del re….

Forse un omaggio proprio a noi toscani che siamo così legati ai cinghiali in Maremma…

L’austero aspetto della Pieve di San Giovanni e a sinistra le curiosità sul lato settentrionale di cui vi parliamo

E se ancora non vi basta – a me no – ai lati della stessa porta fra le altre figure, c’un leone che combatte con un drago… e la mia anima medioevale è finalmente soddisfatta e appagata…

E per ultimo, un aspetto goloso

È molto più prosaico, lo so, ma c’è la schiaccia campigliese.

Un dolce tipicamente pasquale che viene fatto ancora nelle case e si trova nelle panetterie e pasticcerie del borgo.

Si tratta di un impasto di farina, uova, zucchero e strutto a cui si aggiungono noci e pinoli.

Poi, dopo adeguato riposo, si stende su di una teglia e si inforna con l’aggiunta di fiocchetti di strutto.

Un sapore grezzo ma unico…ne volete un’altra? 

Entrate nel panificio e chiedete la schiacciata con i ciccioli

Attenzione: la schiaccia è un dessert mentre la schiacciata è pasta di pane lavorata con strutto, poi stesa in teglia con su una manciata di ciccioli sale, pepe e olio…

La schiacciata con i ciccioli (a sinistra) e la schiaccia campigliese

Calorica? Sì, indubbiamente ma dopo aver esplorato il borgo di Campiglia, su e giù per i vicoli, accompagnata da un buon bicchiere di rosso della Val di Cornia è proprio una gran bella merenda…

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