Castiglion Fiorentino

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Il fatto che un borgo nella sua storia si sia chiamato Castiglion Aretino, poi Castiglion Perugino ed infine Castiglion Fiorentino non può non far nascere delle domande.

Una su tutte: ma che aveva – ed ha – di bello perché aretini, perugini e fiorentini si scannassero per averlo?

A prescindere dal fatto che Castiglion Fiorentino è in Provincia di Arezzo, e quindi dovrebbe chiamarsi di nuovo Castiglion Aretino.

Sicuramente l’interesse di tante antiche potenze per questo borgo è una garanzia sulle sue qualità.

Quali sono?

Leviamoci questa curiosità.

Il territorio

Risulta sicuramente abitato fino dalla preistoria e per gli Etruschi rappresentò un crocevia importante fra Arezzo e Cortona.

Con i Romani, poi, arrivò a svolgere un compito determinante nei collegamenti via fiume e via terra con quelle che erano state le terre dell’antica Etruria.

Inoltre, organizzarono l’agricoltura in una serie di ville-fattorie che mantennero l’economia locale ad un alto livello.

I Romani, poi, erano degli ottimi ingegneri idraulici e realizzarono una rete di canali per ovviare alla tendenza all’impaludamento della zona.

L’area di Castiglion Fiorentino, infatti, è abbastanza pianeggiante e solcata da diversi corsi d’acqua.

Il periodo dell’alto medioevo, dopo la caduta dell’Impero romano, non ci ha lasciato tracce certe, forse a causa dell’instabilità che venne a nascere, anche se si deve supporre una dominazione longobarda.

Per certo la manutenzione dei canali di bonifica romani venne meno e la zona iniziò a diventare sempre più malsana.

Il Palazzo Comunale

Castiglion Fiorentino nel Medioevo, in breve

Il nome “Castiglione” appare per la prima volta nel X secolo e risulta che il borgo fosse sottomesso alla diocesi di Arezzo.

Iniziò a formarsi come libero comune a metà del XII secolo e fu contrastato dai comuni vicini più potenti, Firenze e Perugia.

Con la sconfitta aretina a Campaldino nel 1289, passò sotto il dominio di Firenze.

Ma dopo pochi anni una coalizione aretina e senese lo riconquistò e lo restituì ad Arezzo.

Ed è da questo momento che si parla di Castiglion Aretino.

Dopo essere ritornato per un po’ sotto Firenze, nel 1344 fu conquistato dai Perugini che lo ribattezzarono, ovviamente, Castiglion Perugino.

Fu quasi spopolato dall’epidemia di peste del 1348 e nel 1369 si ribellò al potere di Perugia.

Inizialmente si mise sotto la protezione dello Stato Pontificio fino al 1384, anno in cui tornò definitivamente a Firenze assumendo il nome di Castiglion Fiorentino.

Da allora a oggi

Se il medioevo aveva visto una certa agitazione, successivamente furono fatti dei passi che portarono ad una situazione decisamente migliore.

La situazione era questa: c’era una palude che si estendeva prevalentemente nella zona centrale della valle.

Verso Arezzo le acque confluivano nell’Arno, mentre verso Chiusi si immettevano, tramite il torrente Paglia, nel Tevere.

Castiglion Fiorentino si trovava al centro di questa area allagata, lontano da entrambi gli sbocchi e nel punto di maggior ristagno delle acque.

Il Loggiato Vasariano

Era, quindi, una zona malsana dove regnava la malaria e l’economia si basava solo sulla pesca.

Le colture più redditizie e pregiate, come viti e ulivi, stavano sulle terre più alte.

Si organizzò quindi una grossa bonifica di tutta l’area, partendo dai vecchi canali tracciati dagli antichi romani.

Già all’inizio del ‘500 si iniziò a scavare quello che oggi è noto come Canale Maestro della Chiana.

Ma il lavoro si concluse solo nel XIX secolo quando si poté dire che l’intera valle convogliava tutte le sue acque in Arno.

Cosa offre oggi Castiglion Fiorentino

Come abbiamo visto, questo borgo ha avuto una vita abbastanza complessa che ci ha fortunatamente lasciato tanti resti interessantissimi.

Uno di questi è l’acquedotto, che risale addirittura al periodo tardo etrusco, poi rimaneggiato nel ‘300.

Per rimanere in tema “acqua”, con la dovizia di questo liquido che c’era, era inevitabile sorgessero diversi mulini.

Servivano sia per la macinazione di granaglie o di castagne, ma anche per azionare le gualchiere per la lavorazione dei panni di lana.

Probabilmente non ce ne erano di azionati dal vento, anche se esiste tuttora un toponimo “Molin dal Vento”, ma sicuramente alcuni erano azionati a “trazione animale” ed erano all’asciutto, quindi.

Attualmente, come c’è una pista ciclabile attrezzata di una sessantina di chilometri che corre lungo il Canale Maestro della Chiana, c’è anche un “Percorso degli Antichi Mulini”.

Lungo questo itinerario trovate cippi e pannelli esplicativi nei punti di maggiore interesse storico e paesaggistico.

Ipogeo e apogeo

Esiste anche un altro percorso, quello sotterraneo.

Corre lungo aree scavate in più campagne archeologiche e rivela una interessantissima continuità dall’insediamento dell’VIII sec. a.C. fino al Medioevo.

Il Cassero

E finiamo in bellezza, con la parte più alta di Castiglion Fiorentino, la zona del Cassero.

Da qua la vista sull’intera Vadichiana è spettacolare.

Ancor di più se avvertiamo il fascino dell’antica struttura difensiva medievale che rappresenta quasi il simbolo di questo borgo.

Su questa collina, già nell’VIII secolo a.C. si trovava un villaggio di capanne che venne fortificato per difendere l’antica acropoli dell’oppidum etrusco.

Poi, nel V secolo, al centro sorse uno splendido santuario portato alla luce da un complesso scavo archeologico.

Il Cassero, così come le vediamo oggi, è frutto di modifiche successive all’XI secolo.

In questo periodo nacque un castello per controllare antichi importanti tracciati viari.

E insieme a questi che passavano lontani dalle zone acquitrinose, i prodotti delle attività tipiche delle paludi: pesca e raccolta delle erbe palustri.

Andate, quindi, a passare almeno una giornata in questo antico borgo e verificate se le qualità storiche di cui vi abbiamo parlato vi si trovano ancora.

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