C’era una volta…

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Si comincia sempre con “c’era una volta” … oramai parlo di quasi 60 anni fa e quindi ho ben diritto di fregiarmi di un bel “c’era una volta”.

Quando ero piccola ero una bimba cittadina che arrivava a Pistoia in settembre per potersi godere la vita di campagna e il nonno.

A Gello il nonno Guglielmo aveva una fattoria con un podere e nella casa dove viveva al pian terreno c’erano i mezzadri.

La premessa è necessaria per farvi capire tempi ed usi.

C’era una volta…il nonno

Sulle prode si piantavano le dalie che fiorivano a ripetizione in primavera, le redole profumavano sempre di erba tagliata e persino la concimaia, rifornita di paglia asciutta ed esposta al sole non emanava cattivi odori, era tutta campagna.

L’acqua in casa c’era perché il nonno aveva un pozzo che era abbastanza di superficie ma che buttava acqua fresca.

I contadini la bevevano ma il nonno, più saggio, ci mandava a prendere l’acqua con le brocche di rame o i fiaschi alla fontana del paesino, francamente non comodo ma più salutare.

Lo scaldabagno c’era ma non funzionava quasi mai.

Così si scaldava l’acqua sul fuoco per farsi il bagno e a me veniva imposta una specie di doccia in piedi nel lavello in graniglia di cucina o in una tinozza portata sempre in cucina.

A me cittadina sembrava di vivere in campeggio e trovavo tutto molto avventuroso.

Una volta si rincorrevano i pesci nel fiume Ombrone

La mattina si rincorrevano i pesci nelle pozze dell’Ombrone, si giocava nel fienile o con gli animali da cortile e poi il massimo era giocare nei lavatoi.

I lavatoi

Per me i lavatoi erano affascinanti.

Erano quasi sempre a livello del piano stradale ma spesso anche più bassi in modo che l’acqua che arrivava dai vari canali alimentati dalle gore vi potesse scorrere.

Poi piccole chiuse e deviazioni facevano in modo che queste vasche si riempissero o meno a seconda della necessità.

Per entrare dietro il piano inclinato si scendeva qualche gradino.

Se il lavatoio non aveva il piano inclinato classico per poter battere i panni e insaponarli, i contadini lo chiamavano bozzo.

Ai confini dell’aia o comunque non lontano dalla casa c’erano questi lavatoi.

Si lavava ad acqua corrente, certo fredda ma tanta, e avevano un bel piano dove sbattere i panni insaponati e poi strizzarli.

Ma il bello era che non si andava da soli al lavatoio…

A meno che non si lavassero giusto due cosine, si andava in compagnia, fra donne… parenti, amiche o vicine di casa.

E poi si tendevano i panni su fili tra pali di legno.

E che novità quando arrivarono i primi cavi plastificati!

I panni sbattevano al vento e poi profumavano d’erba e di sole.

Un lavatoio in una foto d’epoca

C’era una volta… la Peppina

Quando la Peppina (la contadina) andava al lavatoio era il momento giusto per andare a tormentarla e chiedere un po’ di cose della campagna.

Come si raccoglie il panìco? Perché le zucche vengono così grosse? Come mai le galline tornano a casa la sera?

A lei tutto sommato stava bene perché era anche un modo per avere compagnia (aveva la radio ma era di quelle grandi che stavano sulla credenza in casa).

Poi l’età della donna aumentava, il progresso avanzava, e il nonno fece prima costruire per loro un bagnetto con tanto di doccia e scaldabagno.

Poi la figlia, ormai sposata e che viveva in città, comprò la lavatrice e il lavatoio sulla redola andò in disuso se non per lavare qualche telo.

I bozzi

Rimasero però i bozzi…

Quelli più piccoli e vecchi iniziarono a sgretolarsi o a perdere la loro impermeabilità ma quelli più grandi in cemento hanno retto per tantissimi anni.

In tempo di piogge i canali si riempivano e portavano acqua fresca che si attingeva con una specie di mestolone fatto con una bella canna o un ramo robusto infilzato in una latta di pelati di quelle da chilo o una lattina di olio aperta.

Così si sapeva anche quanta acqua più o meno si prendeva per ciascuna mestolata.

In estate spesso i fiumi vanno in secca

Con quella si preparava il pastone per gli animali, si dava l’acqua da bere alle galline e si annacquavano le pumarole (così chiamavano le piante di pomodoro).

Quando c’era tanta acqua si deviava in un canale che andasse alle zucchine, golosissime di acqua.

Poi, se c’era più secco e l’acqua diminuiva e stagnava, era sempre una gran risorsa per gli uccelli e soprattutto per le rondini.

Inoltre, c’erano i ranocchi e si faceva a gara per vederli saltare o per cercare di prenderli nel retino.

In città

Anche in città c’erano i lavatoi, e in tante zone erano alimentati dalle gore.

Tempi passati, ora sono chiusi, qualcuno salvato e restaurato ma per lo più dismessi e abbandonati anche se a suo tempo il Comune di Pistoia ha anche cercato di venderli non so con quale successo.

Le gore sono oramai delle fogne e nei campi l’acqua manca come dappertutto; i fiumi sono in secca e se resta qualche ranocchio se ne sta nel fango al fresco.

Pistoia: un lavatoio in città recuperato dal Comune

Certo in casa ora abbiamo lavatrici, asciugatrici e non ci vengono le mani rosse a battere i panni nell’acqua fredda.

Ma le rondini sono costrette a sfiorare le piscine per poter bere mentre le tortore aspettano il turno davanti agli irrigatori dei prati.

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