Donne toscane: grandi figure

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Di donne toscane che hanno lasciato la loro impronta nella storia ce ne sarebbero davvero tante.

Noi ne abbiamo scelte cinque che dal medioevo ai giorni nostri sono state figure rilevanti per tutto il mondo e non solo per l’Italia.

Ve ne parleremo osservando un ordine rigorosamente cronologico

La prima delle grandi donne toscane: Santa Caterina da Siena

Una statua di Santa Caterina da Siena, Patrona d’Italia

È una santa, ma scelse di non diventare suora ed è la Patrona d’Italia.

Nacque nel 1347, ventitreesima figlia di un tintore del rione di Fontebranda.

Frequentò fin dalla tenera età i predicatori della basilica di San Domenico e dimostrò una notevole vita interiore fino da allora.

Entrò nelle Terziarie Domenicane che operavano la carità cristiana e pregavano tutti i giorni.

Dimostrò presto di avere una precisa visione politica e sociale tanto che Papa Giovanni Paolo II la definì una “mistica della politica” del suo tempo.

Si adoperò come intermediaria di pace nelle lotte fra Pisa e Lucca, fra Papato e Firenze e fra guelfi e ghibellini.

Firenze la mandò come ambasciatrice ad Avignone dove convinse Papa Gregorio XI a rientrare a Roma nel 1377.

Non frequentò scuole e quindi dovette dettare le sue missive a politici e pontefici e i suoi trattati.

Il suo concetto era che il potere era un bene prestato da Dio e che la politica doveva amministrare la cosa pubblica per ottenere il bene comune e non quello personale.

Alla base di questo doveva esserci una giustizia senza la quale non c’è la pace e senza di essa non può esserci crescita sociale e morale.

Caterina de’ Medici, regina consorte di Francia

Il matrimonio di Caterina de’ Medici

Siamo nel XVI secolo e Caterina, nipote di Lorenzo il Magnifico, nel 1533 va in sposa al re di Francia, Enrico II di Valois.

Non fu certo un matrimonio per amore perché la sua dote servì a risanare la disperata situazione delle casse francesi.

Generò tre sovrani di Francia ed ebbe una grande e duratura influenza nella vita politica dello Stato.

È sempre stata una figura controversa.

Il suo operato, spesso machiavellico, era diretto alla perpetuazione della casata regnante dei Valois e la trista fama dovuta alla strage della notte di San Bartolomeo portò ad attribuirle i peggiori crimini: corruzione, stregoneria, avvelenamenti e quant’altro.

In realtà fino a tardissima età fu instancabile nel girare la Francia e altri Paesi allo scopo di tessere ampie trame di pace e gli storici moderni la giudicano come una delle migliori sovrane di Francia.

In buona sostanza fu una donna sicuramente in anticipo sui tempi e quello che oggi i francesi sbandierano con tanto orgoglio sono tutte cose introdotte da Caterina.

La sua impronta sopravvive nella cucina, nella moda, nell’arte e nella cultura: i gelati, le forchette, i profumi e perfino le mutande furono cose importate da Firenze da questa eccezionale donna toscana.

Fra le donne toscane un’altra Medici: Anna Maria Luisa, Elettrice Palatina

Anna Maria Luisa de’ Medici, Elettrice Palatina

E arriviamo al XVIII secolo.

Grazie ai Medici, Firenze poteva vantare un enorme patrimonio culturale.

L’ultima discendente di questa grande famiglia, l’Elettrice Palatina Anna Maria Luisa, ebbe una intuizione lungimirante e il 31 ottobre 1737 stilò il cosiddetto “Patto di Famiglia”.

Con esso le collezioni ed il patrimonio culturale dei Medici venivano permanentemente vincolati alla città e si evitava che Firenze potesse essere spogliata dei suoi tesori d’arte in qualsiasi momento.

Questa grande donna toscana dimostrò così generosità, amore per la sua città e grande senso di politica culturale.

Inoltre, dimostrò di aver compreso i rischi della storia e come Firenze si identifichi completamente con la sua arte, accumulata nei secoli dai Medici.

Oggi questi tesori inestimabili sono fruibili da tutti e gli Uffizi sono una meta conosciuta e amata in tutto il Pianeta.

E veniamo ai giorni nostri: Oriana Fallaci

Oriana Fallaci intervista Muammar Gheddafi

Qualcuno l’ha definita “la giornalista senza paura

Sicuramente ha trascorso gran parte della sua vita nei principali teatri di guerra dello scorso secolo.

Come altre donne toscane, iniziò già a 14 anni come partigiana.

Poi seguì la guerra in Vietnam e tante rivoluzioni a partire da quella greca contro il regime dei colonnelli.

Inventò un modo tutto suo di intervistare diventando essa stessa protagonista delle sue interviste, il suo carattere, il suo coraggio e le sue posizioni sempre molto poco politically correct la resero oggetto di attacchi e contestazioni.

Ma è riuscita ad intervistare personaggi di levatura mondiale, da Golda Meir a Yasser Arafat, da Henry Kissinger a Muammar Gheddafi.

Storica fu l’intervista con l’Imam Khomeini, nel corso della quale si tolse il velo per protestare contro la condizione delle donne nei regimi islamici.

La sua immagine è nella memoria universale: grandi occhiali scuri, capelli lisci con una netta scriminatura centrale e l’eterna sigaretta tra le dita.

È stata la giornalista italiana più conosciuta e apprezzata al mondo. 

Ha avuto una vita per molti motivi straordinaria, è stata una delle prime a farsi strada in un mondo che fino ad allora era unicamente maschile.

Ha scritto anche molti libri che hanno sempre avuto un grande successo.

Tornò nella sua Firenze per morire di cancro ai polmoni il 15 settembre 2006.

L’ultima delle donne toscane: Margherita Hack

Margherita Hack

Il suo luogo di nascita sembra aver determinato la sua passione.

Margherita Hack è nata a Firenze in Via Cento Stelle…sembra proprio che non potesse non diventare la grande astrofisica che è stata.

È una delle menti più brillanti che la comunità scientifica italiana abbia mai avuto.

Da giovane aveva intrapreso gli studi classici e si era dedicata con buoni successi all’atletica.

Poi si iscrisse a Fisica all’Università di Firenze dove si laureò nel 1945.

Scrivendo la tesi cominciò a occuparsi della spettroscopia delle stelle, campo di studi interno all’astronomia che ha continuato a studiare, insieme alla radioastronomia, per tutta la vita.

Nel 1954, dopo aver iniziato l’insegnamento universitario, intraprese anche un’importante carriera come divulgatrice.

Successivamente, dopo aver girato per una decina d’anni le università di mezzo mondo, diventò titolare della cattedra di Astronomia all’Università di Trieste e fu la prima donna a dirigere l’Osservatorio Astronomico della città.

Ed è grazie a lei che questo è diventato un riferimento importante per l’astronomia in campo internazionale.

Ha all’attivo un’ampia produzione letteraria con pubblicazioni, testi universitari, opere di divulgazione e riviste scientifiche e si è molto impegnata anche in tante battaglie civili.

Dal 29 giugno 2013 Margherita ha raggiunto le sue amate stelle.

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