Fantasmi e castelli in Toscana

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I fantasmi sono, nell’immaginario collettivo, il marchio DOCG di castelli e dimore dell’antichità.

Se non hanno i loro bravi fantasmi, i castelli antichi non hanno appeal, lasciano il dubbio che siano costruzioni in stile medievale realizzate nel XX secolo.

Un po’ hollywoodiani, per capirsi…roba falsa, insomma.

La storia della Toscana è antica e movimentata, quindi, se siete appassionati di fantasmi, qui da noi ve ne potete levare la voglia.

Ve ne faremo conoscere cinque, solo perché è per noi una specie di modus operandi come abbiamo già fatto in passato per altri argomenti.

Ma girovagando per questa regione ne sentirete parlare di molti di più, un po’ in ogni contrada.

E capirete che questi fantasmi possono essere dolenti, dispettosi, inquietanti ma sono sempre affascinanti.

Un suggerimento: non crediate di collegarli ai fiaschi di Chianti…a buon intenditor…

Iniziamo le nostre storie di fantasmi con tre figure femminili.

Il Castello dei Conti Guidi a Poppi

La Contessa Matelda nel Castello dei Conti Guidi a Poppi

Una leggenda di passioni e morte narra di una donna bellissima e inappagabile amante, la Contessa Matelda, appunto.

Era sposata al signore del luogo, il quale era troppo spesso lontano per i suoi doveri istituzionali.

La dama, desiderata da tutti e disponibilissima per tutti, meglio se giovani e aitanti, non si faceva mancare nulla e riceveva nelle sue stanze ogni volta un amante diverso.

Ma, ovviamente, non era il caso che si sapesse in giro, e quindi, ad amplessi compiuti, faceva uscire il malcapitato dalle sue stanze facendolo precipitare in un pozzo profondo irto di lame affilate.

Alla lunga la cosa non fu più tollerabile e gli abitanti del borgo decisero di catturare Matelda e murarla viva nella torre.

Ed è da lì che ancora oggi il fantasma della contessa si affaccia ad una finestrella, bellissima in bianche vesti e tenta ancora di ammaliare i giovani più belli.

Il Castello Malaspina a Fosdinovo

Bianca Maria Aloisia Malaspina e il Castello Malaspina a Fosdinovo

Si era alla metà del XIII secolo e la giovane marchesina si innamorò perdutamente di uno stalliere del castello.

La famiglia, naturalmente, non era d’accordo ma i due giovani continuarono il loro amore clandestino.

Dopo poco, la ragazza fu mandata in convento sperando di risolvere così la faccenda.

Ma, indomita, fuggì mettendo in ridicolo la famiglia che decise di farla sposare di forza ad un nobile di loro gradimento.

Testarda come pochi, Bianca Maria Aloisa si rifiutò ed ai Malaspina per salvare la faccia non restò che una soluzione drastica.

Lo stalliere fu ucciso senza tanti complimenti, la marchesina fu rinchiusa viva in una segreta nei sotterranei assieme a un cane e a un cinghiale.

“Perché questi due animali?” direte voi.

Il cane simboleggiava la fedeltà ed il cinghiale la ribellione.

Ovviamente morirono tutti dopo inenarrabili stenti, e si narra che i fantasmi di tutti e tre – damigella, cane e cinghiale – vaghino per il castello, ovviamente, nelle notti di luna piena.

Il terzo dei fantasmi al femminile: Dianora di Toledo alla Villa Medicea di Cafaggiolo

Quello di Dianora è un fantasma buono, di una donna colta e raffinata che visse secondo sani princìpi morali.

Purtroppo per lei si unì con quello che si potrebbe definire il peggior rampollo della famiglia dei Medici che sia mai esistito: Pietro dei Medici.

La Villa Medicea di Cafaggiolo in Mugello

Era violento, vizioso e prepotente e preferiva la compagnia di donne di malaffare a quella della bella moglie spagnola.

Trascurata e abbandonata, accettò la frequentazione del nobile fiorentino Bernardo Antinori.

La cosa non fu presa bene da Pietro che fece portare a Firenze il corteggiatore della moglie e lo fece decapitare nel cortile del Bargello.

Poi pensò personalmente alla consorte che soffocò con le sue mani.

Da allora il fantasma di Dianora vaga per la Villa di Cafaggiolo aprendo e chiudendo porte, facendo suonare campanelli e spostando mobili ma tutto in maniera del tutto innocua.

Un fantasma più moderno

Non tutti i fantasmi, però, hanno origini medievali o rinascimentali e a San Vincenzo a Torri ce n’è uno che risale all’Ottocento.

È quello dell’avvocato Giovanni Galliani, soprannominato “il dannato”, e già questo è un buon inizio.

Era un giovane dal colorito cadaverico, gobbo che si era guadagnato questo nomignolo per aver crocifisso in un Venerdì Santo un gatto che aveva sterminato i suoi uccelli da richiamo per la caccia.

Era anche affiliato alla Carboneria e venne arrestato, condannato e scomunicato.

Insomma, con una presentazione così, cosa può fare un individuo?

Da morto iniziò ad ululare da sottoterra, tanto che i suoi compaesani lo riesumarono e lo seppellirono ben lontano dal paese.

A questo punto iniziarono le apparizioni.

Si narra di un contadino che tornando a piedi da un funerale se lo vide apparire sotto l’ombrello sotto una pioggia scrosciante.

Il fantasma lo accompagnò per un bel tratto senza fargli nulla di male, ma il cuore del disgraziato contadino non resse e poco dopo morì.

I fantasmi non sono sempre umani

Il Castello di Strozzavolpe

Vicino a Poggibonsi c’è un castello che si chiama Strozzavolpe e c’è un perché.

Dalla notte dei tempi si racconta che la zona fosse infestata da un animale – una volpe o forse un lupo – che terrorizzava un po’ tutti ma che ce l’aveva in particolare con il proprietario del castello.

Costui, stanco di questi continui attacchi, riuscì a catturare l’animale e lo strangolò con le sue mani, seppellendolo poi nelle fondamenta del castello.

La leggenda vuole che lo spirito di questa creatura vaghi ancora ululando nelle tenebre in cerca di vendetta.

Concludiamo…

dicendo che ognuno ha diritto di pensarla come meglio credere su tutto, ivi compresi i fantasmi.

A noi queste storie ci incuriosiscono, anche perché nascono da fatti reali e talvolta storici, quindi, vi invitiamo a visitare luoghi come quelli di cui vi abbiamo parlato e a farvi un’idea di prima mano.

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