Firenze medievale

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Firenze medievale, ma ve la immaginate davvero?

Allora facciamo un gioco, un esercizio di fantasia e di immaginazione.

Andiamo a spasso per Firenze e immaginiamo di indossare uno strano paio di occhiali come quelli che danno un mondo virtuale.

Mentre guardiamo vie e piazze ci si trova nel medioevo con le strade com’erano allora…

Pronti? Allora via, si parte.

Firenze medievale, anzi romana

Piazza San Giovanni col Battistero e, dietro, Santa Maria del Fiore

Andiamo nel centro di Firenze e cominciamo la nostra passeggiata partendo da Piazza San Giovanni, dal Battistero, insomma.

Andiamo in direzione Arno lungo Via Roma… Ci guardiamo il negozio di Prada, la Luisa e oramai che ci siamo diamo anche un’occhiata all’Emporio Armani e siamo arrivati a Piazza della Repubblica.

Questa grande piazza a mio avviso è un po’ fuori luogo e quasi sgraziata rispetto al resto del centro storico di Firenze.

A questo punto inforchiamo i nostri occhiali e…

Ecco che invece della grande piazza dobbiamo quasi fare un salto indietro dallo spavento… un ammasso di case e botteghe, di costruzioni piccole di legno, torrette e scale… ma dove siamo finiti?

A darci un punto di riferimento c’è una colonna e se guardiamo bene fra i banchi del mercato ci sono anche i segni dell’antico foro romano.

Siamo nel centro geografico della città all’incrocio fra il cardo e il decumano.

La colonna che vediamo è stata sostituita da quella attuale detta “dell’abbondanza”.

Siamo nella piazza del mercato più importante della città.

Avviciniamoci alla colonna e… guarda! finalmente ho capito a che serviva l’anello in ferro che sta lassù in alto… c’era appesa una campana e ci dicono che tra poco suonerà ad indicare la chiusura del mercato.

E questo anello in basso invece… ci sono due catene…fammi avvicinare… ecco qui mi stanno dicendo che vengono incatenati i truffaldini, i mercanti disonesti e coloro che non rispettano i debiti…

Vengono prima legati e poi alla gogna pubblica sempre lì alla base della colonna mentre tutti girano e acquistano e contrattano fra i banchi del mercato.

Piazza della Repubblica, una volta sede del Mercato Vecchio, oggi. In primo piano la Colonna dell’ Abbondanza

Firenze medievale, i mercati

Prima riflessione da fare, abbiamo lasciato Piazza Duomo che era il centro del potere religioso, ci troviamo ora in uno spazio pubblico dove avvenivano i commerci e più avanti abbiamo Piazza della Signoria con il centro politico con il Comune; possiamo dire di aver definito la città.

Torniamo a mettere i nostri occhiali che ci trasportano indietro nel tempo e continuano il nostro percorso lungo l’attuale Via Calimala.

Eccoci arrivati in quella che oggi chiamiamo mercato del Porcellino.

Guarda un po’, allora veniva chiamato il “Mercato Nuovo” in contrapposizione a quello che abbiamo appena visto che veniva chiamato “Mercato Vecchio”.

Ma gli affari a Firenze fiorivano e due mercati non erano sufficienti per tutti i tipi di commercio che si conducevano.

Torniamo allora un po’ indietro, giriamo in Via Porta Rossa e poi prendiamo a sinistra per Via dell’Arte della Lana e vediamo un po’ se vi viene in mente perché si chiama così…

Ebbene, nell’attuale chiesa di Orsanmichele che era un magazzino granario nel XV secolo, proprio lì c’era un terzo mercato.

Potete vedere, sempre con i nostri occhiali, tutte le botteghe artigiane che vi si affacciano tutt’attorno.

La Loggia del Porcellino, nel medioevo sede del “Mercato Nuovo”

Firenze medievale, dopo la caduta di Roma

Dopo il crollo dell’impero romano, la maggior autorità era il vescovo e la cattedrale gotica di Santa Maria del Fiore (il Duomo) divenne la naturale sede del vescovado.

Questo garantì l’evoluzione di Firenze da piccolo paese a città con funzioni anche amministrative.

Arrivarono mercanti e contadini che vi si stabilirono e così le mura vennero allargate.

Da qui la necessità di costruire nuovi palazzi e strade e mercati e anche le sedi delle corporazioni.

Quindi torniamo alla Loggia del Grano poi chiesa di Orsanmichele, intorno ci sono ancora oggi gli edifici esistenti dei palazzi delle varie corporazioni.

C’è quello dell’Arte della Lana, quello dell’Arte della Seta o dell’Arte dei Beccai.

A pochi isolati, si trovavano le sedi dell’Arte dei Medici e Speziali, di quella degli Albergatori, dei Rigattieri, degli Oliandoli e Pizzicagnoli e dei Linaioli e Sarti.

A spasso per vicoli

Continuiamo la nostra passeggiata fra i vicoli del tempo.

Va detto che l’odore è forte e nauseabondo, le stradine sono in certi punti una cloaca a cielo aperto ma è soprattutto l’ammasso delle casupole in mezzo alle quali ci sono forni e pozzi, chiesette, logge e torri…un ammasso veramente intricato di umanità.

Tutte le strade della zona centrale avevano i nomi legati alle attività che vi si svolgevano. 

Quindi vediamo Piazza dell’Olio, Via dei Pellicciai poi Via Pellicceria, Via delle Ceste, Piazza delle Cipolle oggi Piazza Strozzi, Piazza del Vino, Piazza delle Ricotte.

Nella Loggia dei Tavernai si vendevano vivande, mentre il tabernacolo di Santa Maria della Tromba si chiamava così perché era vicino al vicolo dove risiedevano i “trombetti” del Comune.

Ma alcune cose che pure possiamo vedere oggi non erano negli stessi punti esatti in cui sono ora.

Infatti, si traslocarono alcune architetture come la Loggia del Pesce, ricostruita in piazza dei Ciompi usando il più possibile i materiali originali, e il tabernacolo di Santa Maria della Tromba, ricostruito all’angolo del palazzo dell’Arte della Lana con un restauro piuttosto arbitrario del 1905. 

Orsanmichele, che prima di diventare luogo di culto era stato un magazzino per il grano

La gente “in”

In questa zona del centro abitavano i mercanti, le persone in vista… diciamo i VIP dell’epoca.

C’erano famiglie come i Medici, i Lamberti, i Tosinghi, gli Anselmi, i Sassetti, i Vecchietti, i Tornaquinci, alcuni dei quali sono ricordati dai nomi delle strade odierne.

E i banchieri invece?

Erano quelli che dovevano far conti su conti e finanziare le opere di costruzione e ricostruzione della città e dell’Opera del Duomo, dove si erano stabiliti?

Intorno alla Piazza del Porcellino, insieme all’Ufficio di Cambio e si vede che le tradizioni son dure a morire perché se togliamo gli occhiali, tutt’oggi c’è la borsa merci…

Insomma, un gran bazar che arrivava fino “diladdarno”, ovvero oltrarno.

E proprio da oltrarno, nel 1571, venne trasferito il ghetto ebraico nella zona che ospitava inizialmente i locali destinati alle meretrici, tra le attuali Piazza della Repubblica, Via Brunelleschi, Via de’ Pecori e Via Roma.

Le entrate furono aperte su Piazza dell’Olio e in Piazza della Repubblica.

E arriviamo a tempi più vicini a noi

Nel 1800 poi si volle fare una politica di risanamento del vecchio centro storico.

Così spianarono tutto per fare l’attuale Piazza della Repubblica.

Costruirono palazzi intorno che, diciamo così, ci azzeccavano come il cavolo a merenda su di un centro storico unico ed integro com’era…

Venne mantenuta solo la Colonna dell’Abbondanza sulla quale si erge la statua di Giovan Battista Foggini, che nel 1731 era andata a sostituire quella di Donatello ormai rovinata.

Ponte Vecchio, storico collegamento fra centro e “diladdarno

Che dire… togliamoci gli occhiali e torniamo al presente.

Siamo in una giornata d’estate, solare e post pandemica, siamo sempre in zona Porcellino e tutt’intorno si sente un vociare di genti di tutto il mondo, soprattutto americani, e tanti giovani.

È una folla che si avvia in qua e in là con passo deciso chi verso il Ponte Vecchio, chi verso il Duomo.

I negozi sono tutti aperti e nei bar ci sono ospiti dagli occhi a mandorla che degustano un buon calice di vino.

Che dire? tutto sommato c’è il solito bazar…

Firenze oggi non è poi cambiata molto rispetto alla Firenze medievale, vero?

Sempre internazionale e sempre al passo con i tempi.

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