I vigneti del Chianti

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I vigneti del Chianti rappresentano una parte dell’eccellenza italiana che ci viene riconosciuta in tutto il mondo.

Grazie alle numerose produzioni cinematografiche e ai personaggi dello spettacolo che negli anni hanno preso dimora da queste parti, il Chiantishire è salito sul palcoscenico del panorama internazionale.

Il turista che per la prima volta viene in Italia immancabilmente farà una tappa qui, durante il suo tour su e giù per lo stivale.

I vigneti e il Chianti: un po’ di geografia

Geograficamente il Chianti è la zona collinare compresa tra Firenze e Siena, tra Arezzo e i Colli Pisani.

Considerato il cuore della Toscana, questo territorio è un susseguirsi di splendidi paesaggi caratterizzati da fitti vigneti, boschi di castagni, querce e lecci.

Tipico aspetto di un vigneto in autunno

Suggestivi borghi medievali e antichi castelli completano il panorama.

Storicamente il nome Chianti si attribuiva solo ai comuni di Gaiole, Radda e Castellina, detti appunto in Chianti.

Questi tre comuni in origine componevano anche la Lega militare fiorentina del Chianti, che aveva per emblema il Gallo Nero.

Più recentemente sono stati compresi in quest’area anche i territori fiorentini di San Casciano e Tavernelle in Val di Pesa, di Greve, parte di Barberino in Val d’Elsa e quelli senesi di Castelnuovo Berardenga e Poggibonsi.

Per poter essere denominato Chianti Classicoogni fase produttiva del vino deve avvenire entro i confini di questo territorio di circa 70.000 ettari.

I vigneti…quali?

La produzione del Chianti Classico è regolamentata dall’ultimo disciplinare di produzione, datato 1996.

Composto da regole rigorose, il disciplinare non solo dà indicazioni sulla produzione ma anche sulla coltivazione delle vigne.

Per esempio:

Ogni ettaro di terra può produrre al massimo 75 quintali di uva, equivalenti a circa 52,5 ettolitri di vino.

Ogni pianta può produrre al massimo 3 kg di uva.

Per impiantare nuovi vigneti devono passare cinque anni dall’ultima vendemmia.

I vigneti inoltre devono essere posti a un’altitudine non superiore a 700 metri sul livello del mare.

Le viti poste ad archetto toscano

La coltivazione è rappresentata dal tradizionale archetto toscano: questo a causa del terreno poroso e permeabile, il galestro, che non permette all’acqua di ristagnare vicino alle radici.

I vitigni: sua maestà il Sangiovese

Ovviamente, anche sulle proporzioni di quale uva e in quale quantità, il disciplinare è veramente rigoroso.

Protagonista del Chianti Classico è il Sangiovese di qualità superiore, presente in percentuali che possono andare dal 70 al 100%.

Sono ammesse altre uve a bacca rossa, per un ammontare complessivo che può arrivare al massimo al 20%.

Vanno bene vitigni autoctoni come Canaiolo Nero, Ciliegiolo e Colorino; ma anche i principali vitigni internazionali come Cabernet Sauvignon, Syrah e Merlot.

Per diventare tale, il Chianti Classico deve essere invecchiato almeno per 11 mesi, e avere una gradazione di minimo 12°.

La gradazione sale a 12,5° per il Riserva, più nobile e strutturato, che richiede un invecchiamento minimo di 24 mesi, di cui almeno 3 di affinamento in bottiglia.

L’invecchiamento in barrique

Qualche consiglio per la degustazione

Il Chianti Classico DOCG ha un colore rubino brillante, tendente al granato, e un profumo di spezie e frutti di bosco.

La bottiglia va aperta con qualche ora in anticipo e servita ad una temperatura di 16/18°.

Per apprezzare il vino al meglio si consiglia un calice a tulipano, e per finire…un bel brindisi!

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