Il Calcio Storico Fiorentino, o Calcio in Costume che dir si voglia, sta a Firenze come il Palio sta a Siena.
Hanno entrambi origini storiche, ma l’evento fiorentino nasce in epoca più antica.
In comune hanno la celebrazione di tradizioni toscane che coinvolgono intense rivalità tra contrade, a Siena, e quartieri, a Firenze.
Sia il Calcio in Costume che il Palio, poi, rappresentano momenti di forte aggregazione ed orgoglio.
Il Palio è una manifestazione più nota o, sicuramente, con maggior seguito mediatico, quindi, vediamo qui di conoscere meglio il torneo fiorentino.
Il Calcio Storico Fiorentino, le origini
Le radici del Calcio Storico risalgono all’harpastum, gioco praticato dai legionari romani o forse addirittura alla sferomachia dei greci.
Erano giochi praticati per lo più dai soldati e si basavano su contatto fisico spesso violento e palla.
A Firenze, il gioco si evolse in una forma rituale chiamata “calcio in livrea”, praticata già nel Medioevo da nobili, perfino da futuri papi e popolani con una palla di stracci come intrattenimento in occasione di feste o ricorrenze.
Ma l’evento simbolico che dette il via alla tradizione avvenne il 17 febbraio 1530, durante l’assedio fiorentino da parte degli spagnoli di Carlo V.
Nonostante l’emergenza, i fiorentini organizzarono una partita in Piazza Santa Croce, tuttora sede del certame, per dimostrare coraggio e con la volontà di schernire i nemici.
L’ultima partita si giocò nel gennaio del 1739 davanti alla futura Imperatrice d’Austria Maria Teresa.
Dopo secoli di declino, l’evento venne rievocato il 4 maggio 1930 in occasione del 400° anniversario dell’assedio, per recuperare una tradizione vista come legame con la storia fiorentina.
Dal 1952, dopo la pausa bellica, il torneo coinvolge regolarmente i quattro quartieri storici: Bianchi di Santo Spirito, Rossi di Santa Maria Novella, Azzurri di Santa Croce e Verdi di San Giovanni.

Ma come si svolge il Calcio in Costume?
La parte introduttiva all’evento agonistico è molto coreografica.
Un corteo di circa 700 figuranti in costume rinascimentale con i gonfaloni dei quartieri attraversa il centro storico di Firenze e, arrivati al campo di gioco, gli sbandieratori dimostrano al pubblico la loro maestria.
Il gioco in sé è un misto di calcio, rugby, lotta e pugilato.
Il campo è rettangolare, 50 metri per 100, ricavato in Piazza Santa Croce e coperto di sabbia, diviso da una linea centrale.
Lungo i due lati corti corre una rete in cui deve essere fatta arrivare la palla.
Se questo avviene, si assegna una “caccia” – un goal – a favore di chi la lancia, ma, se la palla supera la rete, si assegna una “mezza caccia” a favore di chi la riceve.
Ogni squadra schiera 27 “calcianti“, suddivisi in ruoli precisi: ci sono 3 “Datori indietro” (portieri) e 4 “Datori innanzi” (difensori).
Inoltre, la squadra ha 5 “Sconciatori” (centrocampisti) e15 Innanzi o Corridori (attaccanti).
Il gioco dura 50 minuti continuativi, senza interruzioni e senza possibilità di sostituzione dei calcianti.
L’obiettivo è segnare “cacce” depositando la palla nella rete avversaria con mani o piedi.
Ovviamente, tutto è ammesso, senza esclusione di colpi, per impedire agli avversari di raggiungere la propria rete.
Tuttavia, i – chiamiamoli così – contatti fisici sono consentiti solo uno contro uno e sono vietate le risse collettive.
Ad ogni caccia le due squadre cambiano campo e vince chi fa più cacce.
Il “Pallaio” dà il via alla contesa lanciando il pallone sulla linea centrale del campo, seguito dal tuono delle colubrine.
Il cosiddetto “Magnifico Messere” — una figura onorifica — invita al rispetto della tradizione.
Il “Maestro di Campo” presiede il campo, coadiuvato da due arbitri e otto segnalinee.

Chi sono i Calcianti
La regola originale sentenziava che fossero “gentiluomini dai 18 anni ai 45, belli e vigorosi, di portamento galante e di buona reputazione”.
Poi, per prima cosa, secondo la tradizione non sono ammessi stranieri, ovvero non fiorentini.
Inoltre, almeno da dieci anni devono abitare nel quartiere per cui giocano, ma su questo ultimamente si è diventati un po’ più elastici, visto le odierne problematiche di abitare, per esempio, vicino al Battistero.
Infine, non devono avere condanne penali per reati fisici gravi.
Va da sé che se poi nelle squadre c’è qualcuno che ha vecchi rancori di carattere economico, sentimentale o altro con qualche calciante della parte avversa questo può solo mettere più pepe nei contatti.
I calcianti non percepiscono gettoni o rimborsi spese: giocano per la gloria del quartiere e per il loro spirito di sfida.
Al quartiere vincitore per tradizione viene consegnato un “cencio” – un drappo – disegnato da un artista fiorentino ed una mucca bianca rigorosamente di razza chianina.
Quest’ultimo guiderdone ultimamente non viene più assegnato.
È comunque presente sotto forma di numerosissime bistecche alla fiorentina che vengono consumate nella affollata cena dopo la finale.
E al termine di questa è imperativo assistere al tradizionale spettacolo pirotecnico dei “Fochi di San Giovanni” fatti da Piazzale Michelangelo.

Quando si gioca il Calcio Storico
Infatti, la regola vorrebbe che il Calcio in Costume si svolga a giugno, anzi, la finale deve essere fatta il 24, giorno del patrono della città, San Giovanni Battista.
Prima, sempre in giugno, si giocano due semifinali i vincitori delle quali accedono alla finale.
Per stabilire gli abbinamenti dei semifinalisti ci si affida al sorteggio.
Durante la cerimonia dello “Scoppio del Carro”, il Vescovo di Firenze estrae a sorte quattro uova di marmo, ciascuna del colore di un quartiere, e benedice i quattro capitani.
Qualche curiosità
A differenza del Palio di Siena – non dimentichiamo che i senesi dissero no addirittura alla Regina Elisabetta che chiese di averlo a Windsor – il Calcio in Costume è stato giocato fuori Piazza Santa Croce e anche fuori Firenze.
Ci sono documenti che parlano di partite disputate sull’Arno ghiacciato nel 1490, a Roma nel 1570 e a Lione nel 1575.
Ma anche in epoche più recenti i fiorentini hanno portato diverse volte il loro calcio in trasferta, tanto è il valore culturale, storico e non solo turistico di questa manifestazione.
E ci sono anche state partite in date diverse da quelle dette prima o in piazze diverse da quella di Santa Croce.
Nella finale del 2006, avvenne un fatto increscioso: non siamo certo di fronte ad uno sport per signorine, ma la rissa collettiva che avvenne in campo mise a serio rischio lo spirito del Calcio Storico stesso.
E per finire, il significato per i fiorentini
Il Calcio Storico è un pilastro dell’espresso senso di appartenenza dei fiorentini, un simbolo vivente di orgoglio territoriale, continuazione di una tradizione millenaria ed unità di comunità, ben oltre la semplice rivalità sportiva.
Per i quartieri, vincere non significa solo onore sportivo, ma far brillare il proprio stemma nella memoria comune.
Il gioco funge anche da ponte tra passato e presente e unisce generazioni attorno a valori comuni.
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