Il Diladdarno a Firenze

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Con Diladdarno cosa intendono i fiorentini?

Vediamo come nasce questo quartiere che ormai fa parte del centro storico a tutti gli effetti.

Il Diladdarno, ovvero l’Oltrarno, come nasce?

Visto che abbiamo da poco celebrato il 7° centenario della morte di Dante, precisiamo che la Firenze del Sommo Poeta era molto piccola e rappresentava praticamente la Florentia romana.

Quella che oggi è l’elegantissima e centralissima Via Calimala era già fuori della cinta muraria.

Il Forte di Belvedere

Il suo nome, infatti, deriva da “Calle Mala” (strada cattiva) perché non abitando nessuno a ridosso delle mura era usata come discarica di ogni genere di lerciume.

Ovviamente quelli che potevano abitare nel perimetro cittadino erano solo persone di rango.

Al di fuori di quel quadrato di mezzo chilometro di lato, abitava e lavorava solo la plebaglia.

Evidentemente già a quei tempi c’era il concetto di meridione.

La zona al di là del fiume, che si sviluppava sulla riva sud dell’Arno, era destinata a operai, artigiani e loro famiglie.

Il Ponte Vecchio venne costruito intorno al 1350 ed era la comunicazione fra il centro di potere e la strada (la via Cassia) che portava a Roma.

Se ci pensate, questo vuol dire, comunque, che le attività dei vari artigiani si aprivano su un percorso abbastanza trafficato anche per quei tempi.

Il cambiamento fu promosso dai soliti Medici.

Volevano stare fuori dalla calca, anche se vicini ai centri rappresentativi del potere, sia per motivi di tranquillità che per respirare aria più salubre.

E questo iniziò a rendere l’Oltrarno una zona, come si direbbe oggi, “in”.

Ciò portò conseguenze oltremodo positive per i validissimi artigiani e gli scaltri mercanti che già ci vivevano e lavoravano.

Vi siete mai chiesti cos’è l’Oltrarno fiorentino, oggi?

San Miniato al Monte

Da quei tempi l’Oltrarno si è sviluppato tantissimo.

Una grossa trasformazione si ebbe quando, nel 1865, il Regno d’Italia trasferì la sua capitale a Firenze.

Per permettere al re di fare una passeggiata di tutto riguardo, l’Architetto Poggi realizzò il Viale dei Colli che unisce Porta Romana a Ponte San Niccolò.

Ma in precedenza il Diladdarno aveva già visto nascere mirabilia come Palazzo Pitti con annesso Giardino di Boboli.

Per non parlare del cinquecentesco Forte di Belvedere che lo sovrasta e delle tante grandi opere rinascimentali e barocche che sono nate.

Ci sono testimonianze di arte pura come la Cappella Brancacci o San Frediano al Cestello e su, in alto, a dominare tutta la città c’è l’Abbazia di San Miniato al Monte, esempio di un romanico fiorentino perfetto.

Sotto, passa il Viale dei Colli che si apre dopo qualche centinaio di metri nello splendore del Piazzale Michelangelo, da cui si può ammirare una veduta ampia e totale di Firenze.

L’Oltrarno attuale ha conservato lo spirito del vecchio quartiere e tutt’oggi vi si trovano artigiani di tutto rispetto, come nella zona di via Maggio e via dei Serragli, nota per accogliere botteghe di antiquari, ebanisti e restauratori.

Diladdarno

Quando andrete a Firenze, quindi, non limitatevi a stupirvi davanti ai soliti, meravigliosamente unici monumenti in Piazza della Signoria o nella zona del Duomo.

San Frediano al Cestello

Andate Diladdarno e perdetevi nelle stradine di San Frediano, di San Niccolò o della zona di Porta Romana e vedrete delle ricchezze meno appariscenti ma non meno interessanti.

Il fiorentino può sembrare distaccato e irriverente e ha sicuramente tanti altri difetti, ma l’atmosfera che troverete è sincera e palpabile.

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