Il fascino indiscusso di Punta Ala

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Oggi tutti apprezziamo il fascino indiscusso di Punta Ala: è una località turistica esclusiva, con il Golf Hotel, lo Yacht Club, e il porto turistico.

In pochi, però, conoscono la storia della sua nascita.

Per esempio, sapete da dove viene il nome Punta Ala?

Bene, ve lo spiego subito!

Il fascino indiscusso di Punta Ala…torniamo un po’ indietro nel tempo

Fu Italo Balbo a inventarsi questo nome nel 1936, dopo che aveva acquistato il Castello che allora si chiamava Torre di Punta Troia.

Da aviatore, sorvolava spesso questo promontorio e la forma che disegnano gli scogli dei Porcellini e dello Sparviero lo affascinava sempre.

L’attuale scoglio dello Sparviero, con la torre di avvistamento costruita su di esso dagli Appiano di Piombino nel 14° secolo a difesa dalle scorribande dei Pirati, si chiamava Troia.

Ma da dove veniva questo nome un po’ irriverente?

L’Isolotto dello Sparviero con la torre e i Porchetti (detti anche “La Troia con i Porcellini)

Le leggenda narra che una scrofa di cinghiale (troia era un sinonimo di scrofa) con i suoi porcellini fosse inseguita dai cacciatori.

Correndo, cadde in mare trasformandosi nello scoglio davanti alla punta (oggi scoglio dello Sparviero), mentre i suoi piccoli si trasformarono negli scogli affioranti che ancora oggi sono chiamati i Porcellini.

Al di fuori della leggenda, si pensa derivi dall’antico nome di Portus Traiani.

Nel ‘500 era un punto di osservazione strategico tanto che Cosimo I de’ Medici ci fece costruire una torre.

Aveva due scopi: in primis la difesa dai pirati turchi che imperversavano nell’arcipelago.

Non da meno anche il secondo: tenere sotto controllo il confine tra Granducato di Toscana e Principato di Piombino, che aveva già torri di difesa in tutto il Golfo di Follonica fino, appunto, alla torre della Troia Vecchia.

La nuova torre medicea, oggi inglobata nel Castello di Punta Ala, si chiamò Troia Nuova. 

Fino all’ ‘800 la torre medicea svolse un ruolo di avamposto difensivo, collegata alle altre torri erette sul territorio come la torre di Punta Hidalgo o la torre delle Rocchette.

Nei secoli fu più volte ristrutturata e ampliata, fino a diventare una dimora privata.

Punta Ala, in tempi moderni

Dopo l’acquisto, Italo Balbo iniziò lo sviluppo urbanistico del territorio di Punta Ala con la creazione di poderi, la realizzazione di strade, di condutture di acqua corrente e dei primi impianti elettrici.

La prorompente natura di Punta Ala

Fino agli anni 70 rimase un luogo di scampagnate, caratterizzato da una natura prorompente con boschi e pinete.

Ci si passava una giornata al mare in compagnia e ci si fermava a mangiare il pesce alla “Baracca”.

La sua vocazione turistica, però, è nata quando, nel 1959, gli eredi di Italo Balbo vendettero i territori di Punta Ala.

Gli acquirenti costituirono la Punta Ala SpA con lo scopo di creare un centro residenziale.

Negli anni 60 Punta Ala fu teatro di concorsi ippici, tornei di Polo, Rally automobilistici e altri eventi che sfruttavano il suo fascino naturale.

Ma il vero sviluppo partì nel 1973.

Ci fu la posa della prima pietra del porto turistico che diventò subito un punto di riferimento per la vela, italiana e non solo.

Questo ebbe un effetto dirompente: trascinò lo sviluppo turistico della località, portando un turismo di élite con la realizzazione di hotel e infrastrutture di pregio.

Oggi Punta Ala è una rinomata località turistica che ha saputo mantenere il suo aspetto selvaggio.

L’affollato Marina di Punta Ala, con sullo sfondo lo Sparviero con i Porchetti

I suoi boschi di lecci e sugheri e soprattutto la pineta bordano le spiagge incontaminate di sabbia fine e mare cristallino con i suoi profumi.

Eppure, guardando il sole che tramonta dietro l’Isola d’Elba, ci sembra quasi di scorgere qualche galeone pirata che ancora aspetta il momento favorevole per sbarcare.

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