Il mercatino americano, com’era una volta

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C’era una volta il mercatino americano a Livorno e quando ero giovane… una quarantina di anni fa e non si sapeva che fare al sabato, un’ottima idea era quella di andare a Livorno e fare un giro per il mercatino.

Non sempre la giratina aveva lo scopo di riportare a casa qualcosa di specifico, più spesso era la voglia di curiosare annusando fra i banchi.

Esatto… annusando perché tanti di quei prodotti esposti avevano un odore molto particolare ed esotico…

Curioso di questa mia interpretazione del mercatino?

Allora seguimi che oggi ti racconto cos’era una volta il mercatino americano di Livorno!

C’era una volta il mercatino americano, dov’era?

Il primo problema era trovare parcheggio in zona visto che il mercatino era in P.zza XX Settembre e nelle vie limitrofe era davvero difficile trovare posto.
A me però piaceva anche quel giro, a volte doppio, della piazzona (P.zza della Repubblica). Qui stazionava ancora una carrozza con cavallo legata a quelle colonnine di pietra tutt’intorno al perimetro. Sul lato ovest della piazza le mura e uno sguardo ai fossati, tutto molto livornese e differente dalla cittadina di Pistoia da dove provenivo.

Finalmente si trovava posto e la successiva discussione fra amici era su come girare per il mercatino. Si fa il perimetro e poi le traverse o si va da nord a sud o si va da ovest ad est?
La piazzetta è abbastanza stretta e lunga di conseguenza il mercato ne seguiva i contorni.

Vinceva quasi sempre la proposta di fare prima il lato lungo esterno. Visto che eravamo più o meno tutti velisti lo chiamavamo il lato maestrale. Il perché della scelta? questo era il lato con le bancarelle che avevano i prodotti più disparati e che venivano direttamente da Camp Darby quindi americanissimi!

Il mercatino americano che prodotti proponeva?

Il mercatino americano in Piazza xx Settembre

Il primo a saltare agli occhi era il tubo gigante del dentifricio Colgate con le caratteristiche strisce bianche e rosse. Poi c’era una cosa che a me piaceva moltissimo e compravo regolarmente, la confezione maxi di preparato per pancakes marca Aunt Jemima. Tutt’ora esiste ma per l’epoca era una vera rarità. Ovviamente andava preso anche il syrop da metterci su, sempre in confezione gigante anche se non era d’acero ma solo di granturco…

Altra cosa che si faceva notare erano le confezioni di 3 paia di calzini (che oggi sono diventate la norma in qualunque supermercato) oppure i pacchi di magliette bianche della Fruit of the Loom.

Per quei tempi erano ricercatissime da mettere in abbinamento ai jeans.

Pacchi di dimensioni cuscino di marshmallow colorati, caramelle ed altri dolciumi dai colori un pochino improbabili e forse tossici… pacchi di batterie migliori di quelle italiane (ma a volte si prendeva anche la fregatura).

Il reparto parafarmacia era fantastico.

C’erano confezioni di Aspirina che a detta di tutti funzionava meglio di quella delle nostre farmacie; prodotti per l’acidità di stomaco o per sollievo dai dolori, pomate per le emorroidi insieme a quelle che le bruciature…e su tutto, pacchi industriali di preservativi.

Ma si trovavano anche lattine di analcolici, bottiglie di superalcolici, saponette per l’acne e saponi per i panni, lucido per gli stivali, cera per le auto… Tutto non esattamente in un ordine logico ma in quella disposizione a gradoni tipica delle bancarelle. Un ruolo chiave era quello delle sigarette fra cui le Luky Strike in accoppiata agli accendini Zippo antivento e relative bombolette per la ricarica.

…e poi che altro?

Prodotti provenienti dall’ US Army

Ma non vi ho detto che tutte le bancarelle esponevano più o meno gli stessi articoli per cui era anche divertente scovare qualcosa che non fosse su tutti i banchi. Una parte dell’esposizione era dedicata alle cassette e ai registratori ma nelle corsie centrali c’era l’abbigliamento. Jeans, giacconi ed eskimo, prezzi bassi ed inverno al caldo assicurato.

C’erano anche scarpe, stivali e doposci e poi bellissimo il reparto simil militare. Qui trovavi tutte le mimetiche, le salopette, gli elmetti, le bandoliere, le cinture (richiestissime perché molto alla moda sui jeans).

Nel reparto, diciamo, camping si trovavano invece i sacchi a pelo, anche il mitico “a mummia” che se si faceva l’errore di portarselo dietro per un campeggio estivo, la sauna era certa.

C’erano tende da campeggio che compravi a pacco chiuso ma non era difficile mancasse poi un paletto al momento del collaudo. Picchetti, tenditori e martelletti, tutte cose che da appassionata campeggiatrice mi facevano sognare le prossime mete di viaggio.

E così di corsia in corsia, ci si addentrava fino al centro e al monumento di Leopoldo II che regolarmente aveva i piccioni sulla testa. Su quei gradini altri venditori più improvvisati appoggiavano le mercanzie.

Sosta per una boccata d’aria visto che lì non cerano le coperture di lamiera e i teloni che proteggevano le merci delle corsie, e poi giù di nuovo per le ultime vasche fra stand di finte pellicce, foulard, borse e abbigliamento vario.

In testata, sul lato nord diciamo, c’era poi un piccolo chiosco che vendeva qualche lattina, ci si faceva una coca cola; si aspirava a pieni polmoni quello strano odore prima di tornare alla macchina. Ma di che sapeva il mercatino? era un odore dolciastro e plasticoso, di aromi artificiali misto a tabacco e con un sottofondo di benzina, inconfondibile… sapeva di americano!

Al giorno d’oggi

Piazza XX settembre com’è oggi senza il mercatino

Ora il mercatino è in tutt’altra zona e molto sottotono anche se sicuramente più pulito ed ordinato. A detta degli stessi commercianti è molto meno accorsato anche perché non centrale. In compenso la piazza ne ha guadagnato, si apprezzano i bei platani e la sua lunghezza considerevole è un bello sfogo per i palazzi adiacenti.

Una nota direi di colore… sul lato nord, non c’è più il chiosco ma la postazione all’aperto del Melafumo… tipicissimo ristorante Livornese dove si mangia tutti insieme alla stessa ora, le stesse portate e con sottofondo musicale di Guccini o se capita la cassetta (perché qui mi sa che vanno ancora a cassette…) anche degli Inti Illimani o di Bandiera Rossa

Nostalgico? non direi… i ragazzi che servono sono talmente giovani da non averne idea quindi direi solo… pittoresco e comunque ci si mangia benissimo (cozze e baccalà sono veramente ottimi) e spendendo davvero poco!

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