Il Palio e le Contrade a Siena

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Il Palio e le Contrade a Siena hanno un valore unico, che è difficile da “sentire” già per chi è toscano ma non senese, e quasi impossibile per chi non è toscano.

Vediamo se riusciamo a capirne una sia pur piccola parte

Il Palio e le Contrade a Siena sono nel DNA dei senesi

Intanto diciamo subito che il Palio non è una corsa di cavalli e non è una manifestazione folkloristica.

Ne sa qualcosa Sua Maestà La Regina Elisabetta II d’Inghilterra.

È storia recente.

In occasione dei festeggiamenti per il suo novantesimo genetliaco, la Monarca espresse il desiderio di ospitare nei giardini del suo Castello di Windsor un Palio corso apposta per lei.

I senesi non se ne dettero “né in qua né in là” e dissero che se la Sovrana voleva vedere il Palio, la ospitavano volentieri ma doveva venire a Siena.

Non fu alterigia la loro! Spiegarono, appunto, che il Palio non è né una manifestazione ippica né una kermesse turistica, ma l’espressione del carattere di Siena ed al di fuori delle sue mura non ha ragion d’essere.

La folla straripante che assiste al Palio

Il Palio e le Contrade a Siena, un po’ di storia

Così come si conosce ora, il Palio nasce nel 1721.

Ma si sa che già nel 12° e 13° secolo era l’evento conclusivo dei festeggiamenti per Santa Maria Assunta.

Erano però solo i nobili che si sfidavano in una corsa “alla lunga”, detta così perché si svolgeva su un rettilineo.

Per chi vinceva c’era un “pallium”, ovvero un drappo di stoffa pregiata, ma c’era anche un premio derisorio per chi arrivava ultimo. E tutto questo è documentato su una carta del 1238.

È nel ‘600 che la corsa si trasferisce in Piazza del Campo e diventa una corsa “alla tonda” che coinvolge non solo la nobiltà ma tutto il popolo.

In questo periodo sembra si siano stabilite le prime regole, tuttora in vigore.

A cominciare dalla “tratta”, cioè l’estrazione dei cavalli che vengono assegnati alle contrade.

Poi l’obbligo di cavalcare “a pelo” o, come dicono a Siena, “alla bisdossa” ed il tradizionale “Te Deum” di ringraziamento alla fine.

Teniamo presente che è il cavallo che vince.

Può infatti fare tutta la corsa anche “scosso”, dopo che il suo fantino è stato disarcionato, tanto più che tutto è permesso durante la “carriera”, nerbate comprese.

Ma è anche vero che alcuni fantini sono passati alla storia per i tanti palii vinti, come il mitico “Aceto” (al secolo Andrea Degortes), ormai ritirato.

Curiosità: prima il Palio si svolgeva una sola volta all’anno, è dal ‘700, per una iniziativa della Contrada dell’Oca, che si corre due volte, il 2 luglio e il 16 agosto.

Il Palio e le Contrade a Siena, cosa sono le Contrade

È praticamente impossibile descrivere – e capire – lo spirito della “Contrada” per chi non è nato a Siena.

Si appartiene a una contrada non per simpatia ma unicamente per nascita o per origini familiari.

Forse non lo sapete, ma un neonato senese viene battezzato due volte, una volta in chiesa e un’altra in contrada.

Su questo argomento i senesi sono addirittura sanguigni e le scazzottate fra contradaioli sono un normale aspetto dell’evento.

Dopo la “tratta” il cavallo viene affidato al “barberesco” che lo accudisce strettamente fino a vivere i tre giorni che li separano dalla corsa sempre con lui.

Questo non tanto per coccolarlo quanto per evitare che sicari di contrade avversarie droghino l’animale.

Ed è altrettanto usuale che in caso di perdita spesso si incolpi il barberesco o il fantino di non avere svolto bene i loro compiti.

Addirittura si può pensare che si siano fatti corrompere da qualche avversario…e allora sono dolori!

Siena è divisa in tre Terzi o Terzieri per un totale di diciassette contrade.

Il Terzo di Città comprende l’Aquila, la Chiocciola, l’Onda, la Pantera, la Selva e la Tartuca.

Quello di Camollìa è diviso fra il Bruco, il Drago, la Giraffa, l’Istrice, la Lupa e l’Oca.

E il Terzo di San Martino include la Civetta, il Leocorno, il Nicchio, la Torre e Valdimontone.

Fra tutte queste esistono rapporti svariati che vanno dall’odio atavico all’alleanza storica.

Come si svolge il Palio

Va intanto detto che ad ogni Palio partecipano solo dieci contrade, le sette che non hanno preso parte a quello precedente più tre estratte a sorte.

Il programma si ripete ad ogni data e inizia con la “tratta” dei cavalli tre giorni prima del Palio.

I fantini, poi, hanno due giorni prima della gara per le prove e poco prima della corsa vengono benedetti assieme al proprio cavallo nelle rispettive contrade.

La coreografia del Palio inizia col corteo storico che entra in Piazza del Campo al suono della campana della Torre del Mangia.

Sbandieratori nel corteo storico che precede il Palio

Spettacolari sono le evoluzioni degli sbandieratori, oltre che i costumi dei figuranti.

Sfila anche il carroccio con sopra il “cencio” ovvero il drappellone dipinto da illustri artisti che sarà consegnato alla contrada vincitrice.

La “mossa”

Si arriva così all’inizio della “carriera”. I fantini si dispongono nella “mossa”, la zona della partenza, secondo un ordine fissato dal “mossiere” che lo tiene segreto fino all’ultimo.

Fra i canapi che delimitano la mossa le regole concedono di tutto e in genere si stringono le ultimissime alleanze o si cerca di creare difficoltà agli avversari.

Il canapo è abbattuto, si parte

Sergio Profeti ne “Il segreto della Mossa” dice:

Obietterà chi legge: non è vero che alla mossa è ammesso tutto; c’è il regolamento che punisce i trasgressori. Vera e logica l’osservazione, ma altrettanto vera e … illogica la risposta: la situazione che si viene a creare dalla non osservanza delle norme regolamentari non inficia il risultato finale della corsa

Ed a questo punto ha inizio un altro spettacolo: le reazioni della massa che si accalca lungo il circuito, dal trionfo per il vincitore, alla rabbia e alle lacrime di chi non ha vinto.

Assistere ad un Palio è un’esperienza davvero unica che scatena anche in chi non è coinvolto nell’appartenenza a qualche contrada una scarica adrenalinica che rimane impressa tutta la vita.

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