Il Parco naturalistico delle Biancane è un luogo davvero singolare tra le colline metallifere della Toscana meridionale.
Si trova esattamente nel comune di Monterotondo Marittimo, in provincia di Grosseto, ed offre degli scenari che sembrano usciti da un racconto fantastico.
Qui la terra sembra respirare con soffioni, fumarole, laghi di fango ribollenti fra rocce schiarite.
Questo territorio è il perfetto incontro tra natura ed energia, un luogo dove l’attività geotermica modella i suoli, i colori, la vegetazione e la percezione del visitatore.
Natura e scenario geotermico nel Parco

Il nome “Biancane” deriva dal colore chiaro che il terreno assume, dovuto alle emissioni di vapori carichi di anidride carbonica, idrogeno solforato e altri gas.
Questi vapori reagiscono con il calcare e conferiscono alla roccia una patina biancastra.
Lungo il percorso del Parco si incontrano diversi fenomeni geotermici: fumarole, geyser, mofete, soffioni boraciferi, putizze (pozze di acqua minore in ebollizione) e lagoni che ribollono.
La particolarità è che il magma o i fluidi caldi sono molto vicini alla superficie: si parla di profondità ridotte (3‑4 km) rispetto alle normali distanze geotermiche.
Il terreno è costantemente caldo e, in alcuni punti, sufficiente per avvertire il calore tra le crepe fra le rocce.
Proprio per le sue caratteristiche così “al limite”, il paesaggio delle Biancane ha ispirato leggende suggestive.
Alcune interpretazioni locali sostengono che Dante Alighieri possa aver preso spunto da queste terre per descrivere l’Inferno nella sua Divina Commedia.
Diciamo subito che quest’idea è più suggestione che certezza storica, ma è molto usata nei racconti per i turisti.
Per certo, comunque, il nostro “Ghibellin Fuggiasco” nel VI libro delle sue Rime scrive:
“…versan le vene le fummifere acque
per li vapor che la terra ha nel ventre,
che d’abisso li tira suso in alto”
e quindi, quanto meno, si potrebbe dire che nelle sue tante peregrinazioni Dante sia passato da queste parti.
Energia e utilizzo geotermico
Non si può comprendere le Biancane senza considerare il legame con la geotermia industriale.
Monterotondo è uno dei centri storici dell’utilizzo del vapore sotterraneo in Toscana.
L’area è dotata di pozzi geotermici da cui fuoriesce vapore ad alta entalpia che alimenta centrali elettriche.
Il vapore è convogliato alle turbine per produrre elettricità, poi condensato, depurato e reiniettato nel sottosuolo per preservare l’equilibrio.
Le centrali installate sul territorio contribuiscono significativamente al fabbisogno energetico provinciale.
Storicamente, l’attività boracifera, ovvero l’estrazione di acido borico, fu tra le prime applicazioni industriali della geotermia in questa zona.
Fino dal XIX secolo, venivano convogliate acque termali e vapori in “lagoni” artificiali per la produzione.

Come arrivare al Parco e come visitarlo
Raggiungere le Biancane è piuttosto agevole.
Da Monterotondo Marittimo basta seguire le segnalazioni per “Parco delle Biancane / Lagoni Boraciferi” fino al parcheggio di ingresso.
L’accesso al Parco è gratuito, ma è possibile usufruire di audioguide per un percorso arricchito con spiegazioni geologiche e storiche.
Un percorso ad anello di circa 3 ore attraversa le zone con emissioni geotermiche, dopo di che si può visitare il MUBIA – Geomuseo delle Biancane.
Qui è possibile approfondire la geodiversità del sito con supporti multimediali che mostrano ciò che accade nelle viscere della Terra.
Per chi ama camminare, esistono itinerari che collegano Monterotondo e Sasso Pisano, percorrendo aree con fenomeni geotermici anche lungo sentieri panoramici.
In questi tratti è possibile vedere lagoni, fumarole e putizze naturali.
È doveroso fare alcune raccomandazioni.
Durante la visita, è fondamentale seguire i sentieri segnati, evitare di avventurarsi al di fuori dell’area autorizzata, non raccogliere elementi naturali e non gettare rifiuti.
Il rispetto per questo ambiente fragile è essenziale.
Il periodo migliore per visitare il Parco è dalla primavera a inizio autunno, quando le piante sono in fiore, in particolare il brugo o Calluna vulgaris, e le temperature sono miti.
L’inverno ha il pregio di permettere di vedere con maggior contrasto i gas e i vapori, ma ha il difetto di invogliare ad avvicinarsi talvolta oltre i limiti di sicurezza.
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