Infrastrutture medievali: la Via Francigena

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Oggi si fa un gran parlare di infrastrutture.

In effetti strade, ponti, porti, ferrovie e altro sono alla base sia della comunicazione che dell’economia oltre che della buona qualità della vita in qualsiasi Paese.

Esiste addirittura un Ministero delle Infrastrutture deputato alla realizzazione e alla manutenzione di tutto quanto.

E non è cosa moderna.

Basti pensare agli antichi Romani che, ovunque andassero, per prima cosa costruivano le strade e questo contribuì non poco alla loro grandezza.

Nei cosiddetti tempi bui dell’Alto Medioevo nacque una via di comunicazione unica: la Via Francigena, che mise in comunicazione diretta Canterbury, nell’Inghilterra meridionale, con Roma.

Vediamola meglio, soprattutto per la parte che attraversa la Toscana.

Le torri di San Gimignano segnano la fine della 9a tappa

Cosa vuol dire via Francigena

Va subito detto che si dovrebbe a rigore parlare al plurale, perché di Vie Francigene ce ne sono diverse.

Storicamente, parlando di Vie Francigene ci si dovrebbe riferire a tutti quegli itinerari che collegavano i domini dei Franchi – in pratica Francia e Germania – con Roma nel medioevo.

Bisogna pensare, infatti, che i pellegrini allora partivano dalla propria casa e percorrevano non solo la rete stradale dell’epoca, ma anche tutti quei sentieri che li esponessero meno al rischio di essere assaliti o di avere incidenti ma che comunque passassero per luoghi dove fosse possibile ricevere ospitalità e cibo.

La via Francigena che ci interessa, fra tutte queste infrastrutture

Quando si parla oggi di Via Francigena ci si riferisce a quella chiamata più propriamente Via Francigena di Sigerico.

È una via riconosciuta dal Consiglio d’Europa come itinerario culturale già dal 1994 e alla quale si affiancano molte varianti gestite da enti territoriali o simili.

Si tratta di un percorso complessivo di circa 2200 chilometri di cui 1020 in Italia e poco più di 380 in Toscana.

Occorrevano circa tre mesi per percorrerlo tutto, considerando le difficoltà di alcune tappe e la necessità di alcune pause di riposo.

Un tratto della Via Francigena nei pressi di Altopascio (Lucca)

Lungo questa direttrice si innescano altri “cammini” e ne dipartono altri.

Da Lucca arriva, per esempio, a Pontremoli la Via del Volto Santo ed a Lucca arriva il Cammino di Santiago da Pistoia.

E a sud di Siena, all’altezza di Sovicille, partiva la via imperiale che connetteva la Cassia con l’Aurelia.

Ai tempi delle crociate, poi, il tracciato proseguiva oltre Roma ed arrivava a Brindisi per l’imbarco alla volta della Terra Santa.

Ma perché si chiama Via Francigena di Sigerico?

Correva l’anno 990 allorché Sigerico divenne Arcivescovo di Canterbury e si dovette recare a Roma per ricevere l’investitura papale.

Ed è proprio Sigerico che ci ha lasciato una relazione puntuale del suo viaggio di rientro in Inghilterra.

È la più antica che abbiamo in riferimento alla Via Francigena e in essa l’Arcivescovo descrive in maniera precisa l’itinerario percorso e gli 80 punti di sosta.

Essendo, come detto, il diario più antico e preciso di pellegrinaggio sulla Francigena che abbiamo, è stato deciso di valorizzare proprio l’itinerario che vi è descritto.

Un esempio di “Credenziale del Pellegrino” con i vari timbri di tappa

Anche oggi come nel medioevo su questo itinerario si è, ovviamente, creato tutto un mondo di operatori che offrono assistenza e rifugio ed è per lo più valorizzato l’aspetto turistico più che quello spirituale e culturale, anche se questi ultimi sono in netta ripresa ultimamente.

Vediamo il percorso in Toscana

Diciamo subito che può essere fatto per intero senza interruzioni – considerate che se siete buoni camminatori vi occorreranno circa tre settimane – o a tappe in periodi diversi.

Potete farlo a piedi, in bicicletta, a cavallo e, con certe modifiche, anche in auto.

Lungo il percorso sono previste delle soste attrezzate in cui è possibile trovare vitto e alloggio e dove vi apporranno un timbro sulla “Credenziale del Pellegrino”, un libretto che assomiglia a un passaporto, a riprova che siete passati di lì.

Abbiamo nominato il Ministero delle Infrastrutture, ma in questo caso è il Ministero dei Beni Culturali che ha ufficializzato il percorso e che ha individuato per la Toscana le quindici tappe che passiamo ad elencarvi.

La quindici tappe in Toscana

Le tappe della Via Francigena in Toscana

La Via Francigena entra in Toscana al Passo della Cisa, successivamente:
1a tappa: Passo della Cisa – Pontremoli – 19km
2a tappa: Pontremoli – Aulla – 33km
3a tappa: Aulla – Avenza – 33km
4a tappa: Avenza – Pietrasanta – 28km
5a tappa: Pietrasanta – Lucca – 32km
6a tappa: Lucca – Altopascio – 18km
7a tappa: Altopascio – San Miniato – 25km
8a tappa: San Miniato – Gambassi Terme – 24km
9a tappa: Gambassi Terme – San Gimignano – 13km
10a tappa: San Gimignano – Monteriggioni – 30km
11a tappa: Monteriggioni – Siena – 21km
12a tappa: Siena – Ponte d’Arbia – 30km
13a tappa: Ponte d’Arbia – San Quirico – 27km
14a tappa: San Quirico – Radicofani – 33km
15a tappa: Radicofani – Confine Lazio – 19km

che però si conclude ad Acquapendente in provincia di Viterbo dopo altri 13 chilometri.

Considerazioni finali su strutture e infrastrutture

Abbiamo nominato le infrastrutture e, come certo immaginerete, con il flusso costante di pellegrini che si andò a creare, lungo questo percorso o nelle immediate vicinanze sorsero tantissime strutture religiose – pievi, abbazie, monasteri – e laiche che offrivano accoglienza e assistenza a chi andava a Roma o se ne tornava a casa.

Avvisi lapidei per i pellegrini

Quindi il nostro consiglio è sempre il solito: prendetevela con calma.

Avrete da godervi il paesaggio e l’aria buona e avrete da fermarvi a visitare chiese, borghi e castelli.

Qua ogni sasso ha una storia che molto spesso risale agli etruschi e non solo al medioevo, assaporatene l’atmosfera.

E, a proposito di assaporare, toglietevi ogni sfizio riguardo all’enogastronomia che vi sarà proposta strada facendo, tanto avrete da camminare e smaltirete tutto facilmente.

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