La 1000 Miglia in Toscana

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Forse sono in pochi fra coloro che mi leggono che hanno conosciuto il fascino che emanava la 1000 Miglia, quella storica.

La 1000 Miglia fu un evento epocale che portò ad una svolta anche culturale nella popolazione italiana, perché trasmise il grande valore dell’automobile, allora non ancora compreso.

Fece capire che questo nuovo mezzo non era una stravaganza per pochi ricchi, ma era un veicolo di libertà.

Con l’automobile si poteva andare dove, quando e con chi si voleva, amici o famiglia.

Ci si poteva fermare a godersi un panorama o una pausa di qualsiasi genere quando più si gradiva.

Senza contare che aumentava la possibilità di conoscere persone e cose nuove andando lontano in poco tempo.

E permetteva quindi di apprezzare bellezze, usi e costumi in giro per l’Italia.

La 1000 Miglia, il percorso toscano

Il percorso della 1000 Miglia in Toscana

Mi riferisco a quello che fu il tradizionale tracciato originale della corsa e non a quelli variabili che sono stati adottati per le recenti edizioni rievocative svolte come corse di regolarità storica a tappe.

Provenendo da Bologna, si entrava in Toscana valicando il Passo della Raticosa e successivamente quello della Futa, attraversando così il Mugello.

Si arrivava poi a Firenze, per imboccare la Cassia – allora Strada Statale 2 – a Porta Romana e raggiungere Siena passando per San Casciano e Poggibonsi.

La 1000 Miglia poi si esaltava sulle curve della Val d’Orcia toccando San Quirico e Radicofani per entrare pochi chilometri dopo nel Lazio.

Circa 220 dei 1600 chilometri totali che venivano percorsi tutti di fila a corsa sfrenata, senza soste se non quelle programmate per i rifornimenti.

Una piccola nota storica

La corsa ebbe un embrione in alcune brevi manifestazioni attorno a Brescia.

Ma quella che attraversava mezza Italia si svolse fra il 1927 e il 1957 in sole 24 edizioni a causa della pausa bellica.

Fu nelle gare del dopoguerra che si videro mezzi già evoluti e di potenza ragguardevole, con alla guida personaggi storici come Ascari, Taruffi, Moss, Fangio, Biondetti e tanti altri.

Il passaggio su una normale strada della 1000 Miglia

Partecipavano le case costruttrici con vetture ufficiali, ma anche tanti privati con macchine praticamente di serie appositamente preparate per la corsa.

Le macchine avevano sulle portiere una numerazione strana che indicava l’orario di partenza.

Così una vettura meno potente che partiva prima esibiva un 2341 (partiva alle 23h41’) mentre una Ferrari partiva quasi alla fine ed aveva, per esempio, il numero 602 perché partiva alle 6h02’ della mattina dopo.

Era una prova massacrante anche perché le auto non avevano i comfort abitativi e tecnici di quelle odierne.

Considerate che il record della corsa è di Moss sulla Mercedes che nel 1955 guidò ininterrottamente per poco più di 10 ore alla media di 157,650 km/h.

E considerate anche che non si correva su un circuito ripetendo un tot di volte sempre le stesse curve, ma si percorrevano strade normali con ai bordi alberi, muretti e – allora – quasi nessun guard-rail, di giorno e di notte.

La 1000 Miglia dal punto di vista turistico

Lo spettacolare raduno delle auto alla tappa di Siena della rievocazione di una 1000 Miglia moderna

Parlando del percorso toscano abbiamo già detto tutto.

Abbiamo parlato di Mugello e di Val d’Orca e abbiamo nominato Firenze e Siena.

Il percorso della 1000 Miglia non ha solo il fascino della corsa e della sfida al rischio dei piloti di un tempo.

Per noi comuni mortali ha un altro fascino particolare: quello di panorami suggestivi, di contatti con natura e cultura, di scoperte di tantissimi angoli stupendi che la Toscana riserva a chi abbandona il percorso per avventurarsi in borghi e fattorie.

Come abbiamo detto sono poco più di 200 chilometri, un’inezia con le comode macchine di oggi senza l’ansia della competizione, da poter fare in un o, meglio, due weekend.

Anzi, prendiamocela proprio con la massima calma, percorriamo le vecchie strade statali che nel frattempo non saranno nemmeno più statali.

In prossimità di San Quirico d’Orcia, abbandonate la Cassia per andare a vedere da vicino Vitaleta

Fermiamoci a fare una bella foto o a mangiarsi un buon panino.

Godiamoci l’aria e il panorama, andiamo a carpire lo spirito di queste contrade.

Per dirla in altre parole, godiamoci questa grande libertà e non dimentichiamo che questo ci è permesso proprio grazie all’automobile ed a quella grande avventura che fu la 1000 Miglia.

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