La Maremma Livornese

Condividi ora!

La Maremma Toscana (e quale altra Maremma se no?) è un territorio ameno che generalmente fa pensare a latifondi, boschi e allevamenti di bovini ed equini.

Un luogo che un tempo era zona di lavoro infida e malevola per i braccianti che potevano prendersi la malaria e chi era fortunato si teneva le febbri per il resto della vita.

La Maremma, un po’ di geografia

La Maremma è una grande area geografica che si estende a sud del fiume Fine che sfocia in mare nei pressi di Rosignano Solvay.

Anzi, qualcuno vuole che prenda il nome dal fatto che, venendo dalla “Caput Mundi” qua finisse, appunto, la Maremma.

In questo articolo voglio spiegarvi le caratteristiche della parte più nord di questa bella terra, la Maremma Livornese.

Cominciamo col dire che in tempi antichi tutta o gran parte della costa toscana creatasi da depositi alluvionali dei corsi che sfociano sul mare era in gran parte paludosa.

A cominciare da ben più a nord, la zona tutt’intorno a Luni era una grande palude che gli antichi romani bonificarono parzialmente.

La costa della Versilia aveva ampie zone impaludate e le pinete che dividono gli arenili dalle cittadine costiere sono recenti ma le tracce rimangono.

L’Oasi LIPU del Lago di Massaciuccoli

Il Lago di Massaciuccoli ne è un esempio.

Alla foce dell’Arno poi c’erano tanti canali – e alcuni ci sono ancora oggi – e quindi anche qui tra il mare e la città di Pisa, ci sono terreni un tempo paludosi.

Qua è stata fatta una bonifica con strutture interessanti come la stazione di innalzamento delle acque che recentemente è oggetto di restauro.

La Maremma della Costa Etrusca

Ora veniamo alla zona a me più cara e che si lega anche ad una storia diversa.

La Costa Etrusca, che fa parte anch’essa della Maremma, ha ugualmente le caratteristiche di cui si diceva prima: mare, dune, pineta e poi zone che sono state o si sono prosciugate ma che un tempo erano paludose.

Del resto, anche in altri posti della Toscana la storia era la stessa.

Fin dai tempi dei romani si cercava di costruire degli insediamenti su qualunque collinetta che fosse un po’ ventilata proprio per non avere i piedi a guazzo nelle paludi.

Ma le paludi erano anche un luogo di lavoro: ci si pescava, si cacciava, si raccoglievano erbe e piante per i più svariati usi fra cui la saggina per farne scope e scopetti.

Altre servivano per far le brusche per cavalli, altre ancora erano da intrecciare per farne cesti e canestri.

Oasi WWF nella palude di Orti-Bottagone vicino a Piombino

Nella zona del Promontorio di Piombino la palude era vastissima sul fronte sud che guarda il golfo di Follonica ed era dovuta principalmente ai corsi d’acqua che confluivano nel Cornia.

Ho viso carte geografiche antiche in cui il Golfo di Baratti era molto meno profondo.

La zona fra l’attuale Populonia Stazione e Suvereto, poi, era quasi un unico grande lago con qualche isoletta e sentiero a collegarle.

Una vecchia storia

Un racconto in particolare mi colpì…

A Populonia Alta arrivava una volta a settimana un carretto trainato da un quadrupede non ricordo di quale tipo che portava il pesce…

Mi sembrava normale che il pesce arrivasse dal sottostante golfo invece no, arrivava dalla palude retrostante… pesce fresco e pregiato come spigole e tanti altri tipi oltre alle anguille e alle cèe… ma questa ve la racconto un’altra volta.

Su alla Pieve di Campiglia, nel cimitero che ha quell’affaccio fantastico sul mare e sull’Elba ci sono diverse vecchie lapidi sulle quali ancora si legge una dedica a chi è morto per colpa del lavoro in Maremma e nelle sue paludi.

Ma vi dirò di più: tanti anni fa (circa 40 ormai) nella zona di Rimigliano lungo la Strada della Principessa, c’erano ancora attive delle grandi fattorie della Riforma Agraria.

Ebbene, nei campi oltre la strada e la pineta ricordo che c’erano le bufale felicemente sdraiate nel fango in terreni che non erano mai particolarmente asciutti.

Proprio la Riforma e le fattorie contribuirono alla bonifica del terreno con le stazioni di elevazione, i lavori di canalizzazione e il recupero dei terreni agricoli.

I toponimi

Ci sono tante località che portano il nome “Poggio”, come Poggio alle Formiche, Poggio alle Forche e altri.

Non erano delle vere e proprie collinette, ma indicavano una zona rimasta al di sopra del livello degli acquitrini.

Una delle grandi fattorie era Poggio all’Agnello che ho viso ancora in funzione per la raccolta delle olive, del fieno e altre colture e dei cereali.

Via via le case coloniche che erano abitazione dei contadini e delle loro famiglie vennero affittate anche annualmente come seconde case e per molti anni solo la casa del fattore rimase abitata regolarmente.

Ormai grandi macchine consentivano di avere meno personale e i lavoratori stavano in case più moderne nelle vicine cittadine di Piombino o Venturina.

Con gli amici si affittavano queste case.

Personalmente ne ho vissute diverse, perché di anno in anno magari dovevamo cambiare alloggio.

Cominciavano ad avere bisogno di una seria manutenzione e la proprietà era più propensa a lasciar perdere a favore di una ristrutturazione importante.

Quel latifondo, infatti, cambiando di proprietà ha portato ad un progetto turistico in parte completato con l’attuale Poggio all’Agnello.

Poggio all’Agnello ai giorni nostri

Ora è un bellissimo complesso turistico di appartamenti con servizi e piscine.

Poi, le case coloniche avevano dei nomi dovuti alla località o a quello della famiglia che le abitava.

La più bella e dove non ho mai abitato era Poggio al Lupo che si trova in posizione privilegiata accanto ad una collinetta che sa tanto di tumuli etruschi.

Aveva una bellissima palma non ancora uccisa dal punteruolo, che svettava davanti alle scale.

Le case

Le case erano tutte uguali ma anche tutte diverse perché differivano in metratura o tipologia e potevano essere magazzini o stalle.

Una di quelle che ho abitato aveva delle grandi stalle, mentre un’altra aveva dei piccoli magazzini e un fienile e un’altra ancora aveva una grande rimessa per macchinari.

Tutte avevano il forno staccato dalla casa con accanto lo spazio per conservare la legna e avevano spesso il pozzo. Sovente c’erano alberi da frutto che sopravvivevano all’abbandono come gli albicocchi o i susini (e giù marmellate…) e sui recinti oramai distrutti e precari crescevano le rose.

Le porte erano in legno, verdi, smangiate e con grossi chiavistelli.

In casa i pavimenti erano sbertucciati e di cotto, i bagni moooolto basic e spesso ci dovevamo riorganizzare mettendoci un nuovo scaldabagno e inventandoci una doccia.

In cucina gli acquai erano in graniglia, bassi e sotto le finestre.

Alcune, poi, avevano anche un bel camino.

Ma veniamo al dunque

Ma ho divagato anche troppo…torniamo alla nostra Maremma e a cosa ne è rimasto oggi.

L’Oasi del WWF è un residuo di quella zona paludosa e anche qui negli anni ho visto delle vere meraviglie.

Un giorno dopo un bel temporale di quelli che a Piombino arrivano dal mare e portano anche delle bombe d’acqua, il cielo ancora grigio scuro, venivo via dalla Sdriscia in direzione Fiorentina.

Vidi un paio di uccelli enormi che vi giuro assomigliavano tantissimo a piccoli struzzi.

Avevano le piume grigie ma soprattutto il collo lungo.

Scoprii poi documentandomi che erano cicogne grigie in migrazione che si erano fermate a rifocillarsi e ad aspettare la fine del temporale.

Chissà dove andavano…

Ecco un’altra cosa: la Maremma si lega al bestiame e qui contrariamente che nel grossetano non ci sono grandi allevamenti.

Ma non vi dico con quale gioia ho visto che stanno ritornando in auge, almeno alcuni piccoli.

Pure i maneggi, scomparsi da anni per diversa richiesta da pare di un turismo meccanizzato, ora tornano.

Cavalli a Montebamboli

Certo sono frequentati da avelignesi e pinto anziché da cavalli maremmani ma… la Maremma accetta chiunque e non guarda alla razza.

Le genti di qui, sono livornesi particolari ma anche contadine e sempre legate al territorio.

Ne parlo come se fossi una maremmana anche io…

Forse lo sono dal giorno in cui un miliardo di anni fa, arrivata sul Golfo di Baratti, che non conoscevo, rimasi a guardare il tramonto e la pineta e decisi che quello era il posto dove in futuro avrei voluto vivere… e così ho fatto!

Visita il sito con le nostre proposte viaggio toscana.bluesubmarineviaggi.com

Se cerchi un itinerario su misura, chiedi la nostra consulenza gratuita

2 commenti

Lascia una risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *