La Montagnola Senese

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La Montagnola Senese è una zona collinare che non raggiunge i 700 m.s.l.m. situata fra Monteriggioni e Sovicille.

Qua la natura è intatta e rigogliosa ed è un vero scrigno di bellezze storiche che risalgono prima agli Etruschi e poi, soprattutto, al Medioevo.

Era, infatti, attraversata dalla Via Francigena e per questo è tutto un pullulare di eremi, pievi, castelli, vecchie ville e antichi casali.

Seguitemi, e vi indicherò succintamente un percorso per visitare almeno i più rilevanti.

La Montagnola Senese, che strada fare per conoscerla

Il tracciato della SP-101 di Montemaggio

La SP-101 di Montemaggio copia praticamente il tracciato dell’antica Via Francigena.

È una strada tortuosa e un po’ stretta, ma ben asfaltata e poco frequentata.

Occorre fare attenzione, perché ad ogni curva il paesaggio cambia e potreste volervi fermare.

Inoltre si potrebbe vedere solo all’ultimo momento l’indicazione per qualche sito interessante.

Bene, iniziamo e supponiamo che vi troviate sull’ Autopalio.

Uscite a Monteriggioni – magari potreste anche fare una visitina a questo splendido borgo con la sua famosa cerchia muraria – e andate in direzione di Strove.

Dopo qualche chilometro vi trovate ad Abbadia Isola.

Sul piazzale del parcheggio lungo la strada, si apre l’ Arco dei Pellegrini, attraversato il quale vi trovate davanti all’austera facciata della chiesa dei Santi Salvatore e Cirino.

La chiesa risale al XII secolo, ma è inserita in un monastero fondato nel 1001.

Perché si chiama così?

Perché a quei tempi in questi luoghi ovunque era palude e l’abbazia si ergeva come un’isola sull’acqua, visibile ai pellegrini che presso il suo “ospitale” trovavano rifugio, cure e conforto.

Tuttora è in funzione un ostello ed è ancora suggestivo tutto il piccolo borgo che le nacque attorno.

Abbadia Isola: la chiesa dei Santi Salvatore e Cirino e dietro la struttura del monastero

Iniziamo la SP-101 di Montemaggio

Siamo sulla Montagnola Senese e riprendiamo la strada in direzione di Strove – altro centro storico – e lo superiamo fino a trovare su una curva la segnalazione a sinistra per Scorgiano: qui inizia la provinciale di Montemaggio.

Poco dopo una stradina sterrata porta alla Pieve di Santa Maria a Castello con il Battistero di San Giovanni.

Questa pieve compare per la prima volta in documenti antecedenti l’anno 1000, ma dopo la seconda guerra mondiale è stata abbandonata e ora fa parte di un complesso ricettivo privato.

Da qua arrivate a Scorgiano, borgo medievale di cui ormai non rimane traccia.

Accanto alla grandiosa cappella settecentesca della famiglia Bichi Borghesi, potreste anche fare una pausa ristoratrice presso una caratteristica botteghina che propone spuntini superlativi.

Siamo a un bivio

Poco dopo Scorgiano vi troverete a un bivio.

A diritto in meno di 6 km arrivate a Pievescola, dove la Pieve romanica di San Giovanni Battista che risale al 1030 merita sicuramente di essere vista.

Se invece andate a sinistra, continuate sulla Provinciale 101 e dopo qualche curva vi apparirà, sempre sulla sinistra, una segnalazione che vi condurrà all’interessante tumulo etrusco di Mucellena, una struttura funeraria ascrivibile al IV sec. a.C, ricavata nella roccia.

Ma reimmergiamoci nel medioevo e riprendiamo il nostro cammino assieme ai pellegrini di un tempo.

A seguire troviamo sulla destra l’indicazione per la Pieve romanica dei Santi Maria e Gervasio a Marmoraia.

La facciata è lineare anche se asimmetrica e sicuramente un tempo era fortificata perché ha davanti un alto muro in cui si apre un accesso e a fianco un bastione circolare.

Nel cuore della Montagnola Senese: due belle strutture ai lati della strada

Ritorniamo sulla Provinciale e andiamo ad incontrare, quasi dirimpettai ai due lati della strada, due siti eccezionali. Sulla sinistra l’imponente mole del Castello di Celsa (lo vedete nella testata di questo articolo) e sulla destra, in fondo ad una stradina un po’ accidentata, la magnifica Pieve di San Giovanni Battista a Pernina.

Il Castello è proprietà privata e ospita un’azienda agricola.

La Pieve è interessante e ben conservata; ha la torre campanaria staccata dal corpo della chiesa e si trova su un dolce declivio con la facciata rivolta verso la montagna. Dietro all’abside, in fondo ad un prato, si vede ancora l’antico cimitero abbandonato.

La Pieve di San Giovanni Battista a Pernina

Riprendiamo la SP-101 che scende verso Pian del Lago.

Qua fino a metà del ‘700 c’era un lago, o più esattamente una palude, bonificata dal Granduca.

Su una lieve altura sorge l’Eremo agostiniano di San Leonardo al Lago fondato nel XII secolo.

Ebbe una grande fama nel ‘300 per la sua rigida osservanza delle regole monastiche ed esercitò un grosso richiamo sui fedeli, tanto che in molti vollero ritirarvisi in una vita di preghiera e contemplazione, al punto che dovette essere ingrandito.

Finiscono le curve

Siamo in pianura, ma il nostro viaggio non è finito.

Proseguite in direzione di Sovicille – che meriterebbe anche una visita al termine di questo vostro “pellegrinaggio” – e salite all’ Eremo agostiniano San Salvatore di Lecceto.

È una grossa struttura tuttora attiva situata in un bosco di lecci.

La chiesa era già nota nel 1223 e attorno ad essa si sviluppò quello che fu il primo monastero che seguì la nuova regola di Sant’Agostino.

Fu importante anche per essere il centro mistico legato all’attività di Santa Caterina da Siena.

Vista totale dell’Eremo Agostiniano di Lecceto

Ai limiti della Montagnola Senese: last but not least

Ed infine l’ultimo bocconcino davvero prelibato.

Dall’Eremo di Lecceto tornate sulla strada provinciale e proseguite di nuovo verso Sovicille.

In località Volte Basse andate a destra per Ponte allo Spino.

Qua giunti, vi troverete davanti la fiera costruzione della Pieve di San Giovanni Battista (da queste parti avevano evidentemente una devozione speciale per questo santo).

Compare per la prima volta in un documento del 1189 ed è forse il più rilevante edificio romanico del senese.

È tuttora in un eccellente stato di conservazione e nella facciata si aprono un portale e un’ampia monofora.

Ci sono capitelli di varia foggia, tutti di stupenda fattura. Nel campanile, poi, si aprono finestre bifore e monofore.

Elegante l’arco laterale che porta ad un cortile interno con pavimento erboso su cui si affaccia un raffinato piccolo chiostro.

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La Pieve di San Giovanni Battista a Ponte allo Spino

Concludendo…

Siamo alla fine di questo nostra avventura nella storia ed abbiamo fatto sì e no 40 chilometri.

Questo non vi tragga in inganno e non fate l’errore di dedicare una sola giornata a questa esperienza.

La struttura della strada non consente un’alta velocità di trasferimento e le deviazioni da fare sempre su stradine sterrate e sconnesse richiedono attenzione e cautela e, poi, deve essere una vacanza non un rally!

Meglio se arrivate in zona al venerdì sera e dedicate un intero week-end a questo programma.

Noi possiamo aiutarvi in questo, contattateci.

Permettetemi in chiusura qualche raccomandazione.

I chilometri sono pochi, ma non si attraversano centri abitati, quindi curate di avere carburante a sufficienza e auto in ordine, soprattutto le gomme.

Se siete fotografi, ricordate che le chiese cristiane hanno la facciata orientata ad ovest, quindi se le fotografate di mattina sarete controluce.

Siamo nel senese, quindi pecorino, affettati di cinta e chianti classico regnano sovrani…approfittatene, saranno un degno complemento a questa gita e vi faranno sentire ancora più in sintonia con l’ambiente e la storia.

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