La Pieve di Gropina

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La Pieve di San Pietro è la più antica pieve romanica del Valdarno e si trova nel minuscolo borgo di Gropina, in provincia di Arezzo, a circa 2 km da Loro Ciuffenna.

Ci stupisce l’importanza di questa pieve rispetto al piccolo borgo, uno dei più piccoli della Toscana.

Vediamola, quindi, un po’ più accuratamente.

La Pieve di San Pietro, la storia

Intanto diciamo che l’antica origine del nucleo abitativo di Gropina è confermata anche dal toponimo stesso.

Deriva, infatti, dall’etrusco Krupina o Kràupana, che significa borgo, popolo.

La chiesa attuale fu edificata tra il XII e il XIII secolo.

Le prime notizie certe sono del 780 ma sicuramente riposa su una preesistente pieve longobarda dell’VIII secolo, a sua volta costruita su una chiesa paleocristiana del V-VI secolo.

La Via dei Sette Ponti

La posizione è veramente dominante e panoramica.

La chiesa fu costruita lungo l’antica via romana fra Arezzo e Firenze che era spostata più a monte rispetto all’attuale via dei Sette Ponti.

Una leggenda popolare narra che sulla collina dove è ubicata la chiesa, in epoca precristiana vi fosse un tempio pagano.

Si dice fosse dedicato alla dea Diana, figlia di Giove e di Latona e sorella di Apollo.

Per quanto riguarda la via dei Sette Ponti va detto che è uno dei percorsi più antichi della Toscana.

La tracciarono gli Etruschi e la ridisegnarono i Romani per farci passare l’antica Cassia Vetus.

Unisce la piana di Arezzo con quella di Firenze attraverso uno spettacolare itinerario di collina sopra il Valdarno Superiore.

In epoca antica era una via di comunicazione estremamente importante e un percorso alternativo alla via Francigena per i pellegrini del Nord Europa in cammino verso Roma.

La Pieve di San Pietro, il suo interno: il pulpito

Il pulpito della Pieve di Gropina. A sinistra la sirena bi-caudata.

Una particolarità della Pieve di San Pietro è il Pergamo circolare, un pulpito in pietra locale riccamente decorato.

Fino al 1969 pochi studiosi si erano interessati a questa chiesa, alla sua storia e al suo strano pulpito.

Ormai fuori dalle vie di comunicazioni principali, in uno dei borghi più piccoli della Toscana, era una delle tante chiese di campagna.

In quell’anno, Padre Domenico Bacci, dei Frati Minori, pubblicò un libro su questa pieve.

In esso parlava del pulpito, senza però ancora porsi il problema della sua datazione.

Confermò, tuttavia, l’origine longobarda della chiesa, sulla base di alcuni reperti venuti alla luce nel 1968 a seguito di lavori di ristrutturazione.

Oggi si ritiene che quel pulpito, con elementi stilistici vicini alla civiltà longobarda, non sia contemporaneo alla costruzione.

Come detto, l’attuale tempio risale al XII secolo, ma fu eretto – sembra ad opera di Matilde di Canossa – su una chiesa longobarda preesistente ed è a questa che potrebbe risalire.

Una cosa rende il pulpito eccezionale: fra le tante raffigurazioni si trova una delle rarissime “melusine” reperite in Toscana (un’altra è sull’architrave dell’ingresso della Pieve di Corsignano a Pienza).

L’immagine della Sirena con due code è una figura dal simbolismo assai intrigante e qualcuno la fa risalire addirittura agli Etruschi.

Il pulpito, estremamente ben conservato, rappresenta un manufatto raro di arte longobarda in Toscana.

Un altro elemento molto particolare sono le colonne annodate, sia nel pulpito che nella parte esterna dell’abside.

L’interno della Pieve di Gropina

..e oltre al pulpito…

Tutta la chiesa in realtà, seppur semplice a prima vista, vale la pena di essere osservata attentamente alla scoperta dei numerosi dettagli.

capitelli sono tutti diversi e un po’ bizzarri, se vogliamo.

C’è, per esempio, il capitello della scrofa, quello dei cavalieri templari, quello delle aquile, quello dei leoni e tante altre raffigurazioni, oltre alle classiche foglie di acanto e simili.

Ma mentre percorrete il cammino verso la pieve, non perdetevi la Maestà di Gropina, detta anche Cappella delle Messi.

È costituita da una struttura in pietra a forma di capanna e vi si può ammirare un’immagine mariana in ceramica di ispirazione robbiana con l’iscrizione “Posuerunt me custodem in vineis“.

Queste Maestà diffuse nelle campagne servivano per raccogliersi in preghiera durante il lavoro nei campi e ricevere le benedizioni delle messi e dei greggi.

Come arrivarci

La pieve si raggiunge passando da Loro Ciuffenna e percorrendo una parte della vecchia via dei Sette Ponti, ora via Setteponti Levante.

Salendo fino alla Pieve si può osservare un bellissimo panorama sulla valle.

Eccezionale è anche raggiungerla a piedi da Loro Ciuffenna lungo la vecchia via dei Sette Ponti.

Attraverserete vigne e uliveti per godere del magnifico panorama che sicuramente ha giocato un ruolo importante nei secoli per la scelta di questa collina come luogo di culto fin dall’antichità.

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