La reliquia venerata a Prato

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La reliquia venerata a Prato è la Sacra Cintola.

Sembrerebbe una cosa quasi impossibile in una terra di bestemmiatori come in molti definiscono i toscani.

Eppure, sono tante le manifestazioni religiose che coinvolgono anche con forme accese gli abitanti di tanti angoli di Toscana.

Non è insolito, poi, che questi riti a guardar bene si basino su credenze popolari che spesso sono più prossime alle leggende che a fatti storicamente comprovati.

Qui vi vogliamo parlare di un rito che a Prato si svolge ogni anno per cinque volte, richiamando sempre una folla notevole e partecipante.

Si tratta dell’esposizione della Sacra Cintola, ovvero di una reliquia che si sostiene sia appartenuta nientemeno che alla Madonna.

La reliquia venerata a Prato fra sacralità e leggenda

Dunque, vediamo a cosa risale questo rito che è tanto importante da sempre per i pratesi.

E vediamo dove è che si sfiora la leggenda e dove ci può essere qualcosa di vero.

Intanto va detto che sono svariati i luoghi in cui si venera la cintola di Maria, fra cui Notre-Dame a Monserrat e l’omonima a Parigi, e ovunque si asserisce di avere quella realmente appartenuta alla Madre di Gesù…la quale doveva possederne una intera cassapanca, evidentemente.

Predella delle storie della Sacra Cintola di Bernardo Daddi

Come arriva la Sacra Cintola a Prato?

La tradizione vuole che la Madonna quando salì al cielo consegnasse la cintola a San Tommaso che la dette in seguito ad un sacerdote.

Ora avvenne che un pratese, tale Michele Dagomari – che qualcuno dice fosse un mercante, altri un avventuriero e altri ancora un soldato – si recasse a Gerusalemme più o meno nel 1100.

Lì si innamorò di una bellissima giovane di nome Miriam che al momento delle nozze portò in dote la Sacra Cintola, in quanto discendente di quel tal sacerdote a cui San Tommaso l’aveva affidata.

Di lì a un po’ di tempo Michele fu pervaso da un’immensa nostalgia di casa, mollò Miriam, ma non la cintola, e se ne tornò a Prato.

E qui cominciò il calvario del povero Michele.

Ben conoscendo il valore di quella reliquia e non fidandosi della sicurezza di casa sua, pensò di nasconderla in una cassa e dormirci sopra.

Ma non fu mai in grado di godersi il sonno del giusto, perché mani invisibili lo sollevavano e lo sbattevano in terra.

Alla fine, si convinse del potere dell’oggetto e lo consegnò al Proposto della Pieve di Santo Stefano.

La storia della Sacra Cintola raccontata da Benozzo Gozzoli

Storia, leggenda e tradizione

In effetti, si narra che di miracoli la Sacra Cintola ne facesse diversi.

Al punto che un tal Musciattino nel 1312 la rubò per venderla ai Pistoiesi, con cui Prato aveva un “contenzioso” burrascoso e costante da tempi remoti.

Avvenne una cosa strana: si alzò una nebbia fittissima, dentro la quale il delinquente iniziò a vagare senza rendersi conto della direzione.

Dopo un tempo che ritenne congruo si trovò davanti a una porta e credendo di essere arrivato a Pistoia si mise a gridare “Pistoiesi aprite, ho la cintola dei Pratesi per voi!

Peccato che, invece, era tornato senza accorgersene alle mura di Prato e potete immaginare come qui siano iniziate “le comiche”.

Lo presero, gli tagliarono la mano destra, poi lo legarono alla coda di un somaro e lo trascinarono sul greto del Bisenzio dove lo arsero vivo e gettarono i suoi resti nel fiume.

Il popolo inferocito raccolse la mano tagliata e la scagliò verso la chiesa, dove si dice che abbia lasciato un’impronta di sangue ancora visibile.

La reliquia venerata a Prato: com’è e dov’è

La Sacra Cintola è molto venerata dai pratesi

È una striscia di lana broccata con fili d’oro e già nel medioevo pontefici, nobili e alti dignitari ambivano avvicinarla.

Per darle degno alloggio, si abbellì il Duomo, a partire dal pulpito esterno dal quale la reliquia veniva mostrata al popolo.

I pratesi affidarono intere pareti da affrescare a Filippo Lippi, ad Agnolo Daddi e ad altri.

Attualmente è un reliquiario il luogo dove si custodisce la Sacra Cintola.

Lo chiudono tre chiavi che solo se azionate contemporaneamente possono aprirlo.

A Prato il popolo la considera il tesoro più prezioso della città e l’ha venerata in tutti questi secoli.

Il Vescovo la mostra al popolo cinque volte ogni anno: a Natale, a Pasqua, il 1° maggio e il 15 agosto.

La quinta è l’8 settembre e in questa data viene fatto sia un Corteggio Storico con grande partecipazione della città sia la Fiera di Prato.

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