La storia del Chianti

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La storia del Chianti va molto indietro nel tempo.

Per prima cosa vediamo quella del suo nome.

Ci sono diverse teorie.

Secondo una, potrebbe derivare dal latino “clangor” dovuto al rumore dei battitori durante le frequenti battute di caccia in una zona ricca di foreste e, quindi, di selvaggina.

Un’altra lo vuole derivato dall’etrusco “clante” che voleva dire acqua indicandone la ricchezza di questo bene prezioso.

Un’altra ancora dice che potrebbe derivare dal nome di un clan etrusco predominante in questa area.

Antichi borghi medievali sono arroccati sui rilievi del Chianti

La storia del Chianti comincia….

…molto tempo addietro, in quanto fu abitato fin dal II millennio a.C., giusto grazie alla sua natura fertile e ricca a cui si riferiscono comunque tutte e tre le teorie riguardo al suo nome.

I primi, ovviamente, furono gli Etruschi che disincentivarono la pastorizia per sfruttare le doti naturali di questi terreni e si dettero all’agricoltura impiantando i primi vitigni.

Successivamente arrivarono i Romani che incrementarono notevolmente l’economia agreste iniziando la coltivazione dell’olivo.

Dopo la caduta dell’Impero Romano, la storia ci dice che il Chianti ebbe un periodo di decadenza con guerre e carestie che dettero impulso al brigantaggio.

Questa situazione durò per tutto l’Alto Medioevo.

Dopo il Mille

Il Mille mise fine un po’ ovunque ad un periodo buio ed anche per il Chianti segnò l’inizio di un lunghissimo periodo di prosperità.

Nel corso del XII secolo famiglie nobili come i Ricasoli e gli Antinori intuirono e incrementarono la vocazione vitivinicola di queste terre.

Fu così che resero il Vino Chianti una denominazione fra le più antiche della Toscana.

Nel XIII secolo nacque addirittura la Lega del Chianti per regolamentare i rapporti economici fra Radda, Gaiole e Castellina dove si produceva un ottimo vino rosso da vitigni di Sangiovese.

Molte famiglie nobili intuirono le potenzialità del Chianti e vi stabilirono sontuose dimore

La storia del simbolo: perché un Gallo Nero?

Era chiaro che una zona così facesse gola a tanti, soprattutto a due storici contendenti: Firenze e Siena.

Alla fine di un periodo costellato da conflitti ad ogni livello per il controllo del Chianti, le due Repubbliche decisero di dirimere la questione da veri gentlemen e ne è nata quella che probabilmente è solo una leggenda.

Si misero dunque d’accordo su un protocollo, diremmo oggi.

Le due città avrebbero scelto un cavaliere ed un gallo.

In un dato giorno sia a Firenze che a Siena al primo canto del suo gallo il cavaliere si sarebbe diretto a spron battuto in direzione dell’altra città contendente.

Nel punto in cui si fossero incontrati, si sarebbe stabilito il confine fra le due aree di competenza.

Si supponeva così che il territorio sarebbe risultato spartito sulla base di un buon fifty-fifty.

Il gallo di Siena era bianco e fu ben pasciuto la sera prima allo scopo di cantare con molta forza e svegliare il cavaliere.

Il gallo di Firenze, invece, era nero e fu tenuto a stecchetto così che sotto i morsi della fame iniziò a cantare molto prima del suo collega senese.

Il cavaliere fiorentino poté così partire molto prima di quello senese e arrivò più lontano, fino a Fonterutoli vicino a Castellina.

In questo modo portò il dominio di Firenze su un’area più vasta di quanto non riuscì a fare Siena.

E da allora nel blasone del Chianti Classico campeggia un gallo nero su sfondo dorato.

Il Gallo Nero sulle bottiglie di Chianti Classico che possono fregiarsi di questo logo

I confini del Chianti

Il vino che si produceva ebbe velocemente un enorme successo, fino ad essere esportato perfino in Inghilterra.

Si rese pertanto necessario tutelare questa ricchezza e definirne esattamente i parametri di produzione.

Si ha un documento notarile del 1398 in cui si parla esattamente di Vino prodotto nella zona del Chianti.

Ma si deve arrivare al 1716 perché il Granduca Cosimo III de’ Medici definisse quattro regioni in cui si produceva del vino con i rispettivi nomi della zona: Chianti, Pomino, Carmignano e Valdarno Superiore.

Stabilì esattamente i confini di queste aree geografiche decretando che vini prodotti al di fuori di questi non avevano il diritto di fregiarsi della denominazione.

Successivamente, a fine ‘700, l’Accademia dei Georgofili sperimentò e stabilì la mescolanza fra vari tipi di vitigni.

Badia a Passignano (Firenze). Le abbazie furono forse le prime ad organizzare la produzione di vini di pregio

Il Chianti oggi

Oggi il Chianti è amministrativamente diviso fra le Province di Firenze e di Siena, con confini geografici ben definiti.

Esiste un vero e proprio disciplinare che impone unicamente l’uso di vitigni Sangiovese almeno al 70%, con altri vitigni autorizzati fra cui il Cabernet Franc e il Cabernet Souvignon per meno del 15% e determinate uve a bacca bianca meno del 10%.

L’altitudine a cui si devono trovare i vitigni deve essere inferiore a 700 m.s.l.m.

E non basta: ci sono regole che vanno dalla struttura delle viti all’invecchiamento minimo, alle procedure di vinificazione, alle proprietà organolettiche, al tipo di contenitori da usare, ecc. ecc.

Insomma…un marchio, una garanzia!

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