Se pensiamo alla transumanza, ci vengono in mente i versi immortali di Gabriele D’Annunzio: “Settembre, andiamo. È tempo di migrare. Ora in terra d’Abruzzi i miei pastori lascian gli stazzi e vanno verso il mare”.
Ma pensare che fosse una pratica usuale solo in “terra d’Abruzzi” sarebbe un grosso errore.
Anche la Toscana è stata terra di transumanza fino all’ultimo dopoguerra, quando, con la Riforma Agraria del 1950, scomparve il latifondo pascolivo in Maremma e gli allevamenti divennero stanziali.
Forse era già praticata ai tempi dei romani e, prima di loro, degli etruschi.
Ma certo era fiorente nel XV secolo, tanto che è documentata l’istituzione da parte della Repubblica di Siena della “Dogana dei Paschi” nel 1419.
Cosa era la transumanza
Genericamente parlando, al cambio di stagione si spostavano grandi greggi di ovini – ma anche mandrie di bovini ed equini – per andare a cercare situazioni meteorologiche migliori e pascoli più ricchi.
Così a settembre si lasciavano le zone in quota che sarebbero diventate presto troppo fredde per stare all’aperto e ci si spostava verso il mare dove il clima sarebbe stato più mite.
I percorsi erano tracciati da “tratturi” vecchi di secoli ed in Toscana si conoscono cinque vie principali lungo le quali si svolgeva la transumanza.
Erano la via Aldobrandesca, la via della Garfagnana, la via della Costa, la via del Casentino e la via dei Biozzi.
Noi parleremo di queste ultime due, perché connettevano la Maremma con il Casentino e vedremo che hanno contribuito anche a creare un discreto scambio culturale fra le due regioni.

Come si organizzava la transumanza
Pensate ai tanti film western che ci hanno fatto vedere le carovane che partivano da oriente per andare a colonizzare regioni lontane nell’ovest.
Erano costituite da gente inerme guidata da un esperto capo-carovana.
La loro forza era nel numero e nello stare uniti, mentre la guida era uno esperto del percorso che conosceva i rischi del viaggio, i luoghi migliori per le soste, i punti dove c’era acqua, e così via.
Ebbene per la transumanza il concetto era assai simile.
La cosa più importante era mettere in piedi un’ottima organizzazione.
C’erano da considerare gli approvvigionamenti per una decina di giorni, i diritti da pagare ai proprietari dei pascoli e le gabelle alle varie amministrazioni lungo il percorso.
Sapere esattamente dove si poteva passare e dove no, in quanto esistevano dei divieti di transito per ragioni di ordine pubblico.
Occorreva sapere dove ci potevano essere pericoli seri, come lupi o briganti.
Per tutto ciò ci si affidava ad un bravo “vergaio”, una figura indiscussa che sarebbe stato il capo assoluto della transumanza.

…e come si svolgeva
Nella prima metà di settembre si partiva per la Maremma e ai primi di maggio si cominciava a preparare il viaggio verso il Casentino.
Si evitavano così il clima rigido dell’inverno sull’Appennino e l’eccessiva calura con conseguente impoverimento dei pascoli nelle pianure presso la costa.
La partenza non era mai una festa: si partiva in tanti ma non sarebbero arrivati tutti.
La malaria, i banditi o la fatica avrebbero preteso la loro parte in vite umane.
Il viaggio era scandito dal ritmo degli animali e dalle esigenze di riposo.
I pastori si alzavano prima dell’alba per rimettersi in cammino e camminavano per chilometri sotto il sole o la pioggia.
Essere pastore transumante significava affrontare privazioni e fatiche.
Durante il viaggio, dormivano all’aperto o in capanni di fortuna costruiti con rami e frasche.
Il cibo era semplice ma nutriente: pane, formaggi di pecora, zuppe di legumi e poca carne essiccata.
L’acqua si raccoglieva da sorgenti lungo il percorso, mentre il vino aiutava a sopportare il freddo delle notti all’aperto.
Il pastore non era solo un semplice custode delle pecore: doveva essere anche un esperto conoscitore delle erbe, delle stagioni e del comportamento degli animali.
La notte dormiva con un occhio aperto per proteggere se stesso e il gregge da lupi e briganti.
E poco dopo essere arrivati in Maremma era il tempo per le pecore di partorire e si dovevano accudire.

Le due vie fra Maremma e Casentino
I capolinea in Maremma erano la zona di Alberese sulla costa e quella di Paganico un po’ più nell’interno.
In ogni caso da qui si andava a nord verso Siena e solo dopo le due strade si dividevano.
La via del Casentino andava verso il “Passo dei Pecorai”, vicino a Greve in Chianti e terminava nella zona di Pratovecchio Stia.
La via dei Biozzi era la più orientale e puntava verso la zona di Badia Tedalda.
Tutte in ogni caso attraversavano una natura spettacolare fatta dei più vari scenari che Maremma, Chianti, Valdorcia e Casentino sanno dare.
Oggigiorno
Gli escursionisti che oggi vogliono ripercorrere questi meravigliosi itinerari possono basarsi su alcune tracce lasciate nei secoli da generazioni di pastori che hanno vissuto la transumanza.
Per esempio, i toponimi con termini come “calla” o “dogana” fanno pensare che lì si trovasse un controllo con la conta dei capi di bestiame e relativa riscossione di tributi.
Lungo i percorsi, poi, si trovano ancora piccole chiesette o cappelle o anche solo dei tabernacoli che indicano quanto la pericolosità di questa pratica inducesse i transumanti ad affidarsi soprattutto alla Madonna.
Ma quello che ci è arrivato fino ad oggi, anche se con i dovuti accomodamenti, lo possiamo trovare facilmente sulle nostre tavole di tutti i giorni.

Ci sono leccornie che hanno il loro apice di eccellenza sia in Maremma che in Casentino e questo grazie proprio alla transumanza.
Dopo aver messo in prima linea il Pecorino Toscano DOP, che ha comunque un disciplinare applicabile in tutta la Regione, vi indichiamo l’“Acquacotta” e la “Scottiglia”.
Due piatti strepitosi che si gustano al meglio su un letto di pane raffermo “bruschettato” rigorosamente toscano.
La prima è una particolare zuppa di verdure arricchita da un uovo.
La seconda è anche chiamata “cacciucco di carne” perché è un saporitissimo misto di carni varie al sugo.
Entrambi sono piatti di recupero tipici di una cucina povera.
Vi vogliamo lasciare ricordandovi che la transumanza è riconosciuta come patrimonio culturale immateriale dell’UNESCO e rivive in eventi e rievocazioni storiche.
In Toscana, diverse iniziative permettono di seguire le antiche vie dei pastori, riscoprendo un mondo fatto di ritmi lenti, contatto con la natura e sapori autentici.
Riscoprire la transumanza significa non solo celebrare un’antica tradizione, ma anche valorizzare un legame profondo tra l’uomo e il paesaggio toscano, fatto di sacrifici, ma anche di bellezza e armonia.
Visita il sito con le nostre proposte viaggio toscana.bluesubmarineviaggi.com
Se cerchi un itinerario su misura, chiedi la nostra consulenza gratuita

