Per una regione di cui il vino è un po’ l’anima, la vendemmia rappresenta da sempre un momento particolare che crea un’atmosfera tutta speciale.
La raccolta dell’uva, infatti, permette di prevedere la produzione di vino che si avrà, sia sul piano qualitativo che quantitativo.
È sicuramente un momento ansiogeno per i produttori, ma è anche da sempre una grande festa.
La vendemmia di un tempo
Nella famiglia di mio nonno, quando ero ancora un ragazzo, c’era un suo fratello che era fattore in un’azienda vitivinicola in Chianti.
Con questo appoggio, non mancavo mai, con cugini e parenti vari, di prendere parte alla vendemmia.

Ho visto cose che oramai non usano più come le “viti maritate”, per esempio.
A quei tempi le viti non erano tutte ordinate regolarmente in filari, come siamo abituati a vedere ora nei campi.
Ai bordi di appezzamenti coltivati, alcune di esse si sviluppavano appoggiate – e da qui il termine “maritate” – sui rami di gelsi o di alberi da frutto come peri o ciliegi.
Forse la cultura contadina sapeva che così si stabiliva un ambiente più sano perché si veniva a creare naturalmente un equilibrio fra i parassiti e i loro antagonisti dell’albero e della vite.
O forse era solo un’antica tradizione che utilizzava gli alberi non solo per produrre frutta, ma anche come sostegno ad un’altra pianta utile.
Mi ricordo soprattutto la felicità del momento, quando si rivedevano coetanei, amici e parenti.
Allora le comunicazioni non erano facili come oggi e non c’era molto modo di stare insieme in piena libertà.
E mi ricordo anche la “matricola” che i più giovani alla loro prima esperienza dovevano pagare.
I ragazzi più “esperti”, quelli che avevano già un curriculum di vendemmiatori alle spalle, acchiappavano di sorpresa i neofiti e lavavano loro il viso con un bel grappolo d’uva, possibilmente un po’ marcia.
Come si svolgeva
Iniziamo a dire che ci si doveva organizzare in base alle condizioni meteorologiche.
Ed è anche inutile dire che le loro previsioni non erano mai certissime.
A quei tempi non c’erano satelliti e ci si appellava, quindi, al callo del nonno, all’artrite della zia e ai più antichi proverbi contadini.
E non mancava mai un occhio al “Sesto Cajo Baccelli”, lo storico almanacco-lunario più diffuso in Toscana.
Di fatto si coinvolgevano tutti, non solo genitori, figli e parenti ma anche i vicini, con l’impegno di contraccambiare alla prima occasione.

Si cominciava appena faceva giorno e si andava avanti fino al tramonto.
E vi posso assicurare che era sì una festa, ma alla sera eravamo distrutti.
Si raccoglieva l’uva a mano, grappolo dopo grappolo, usando delle forbici o dei coltelli e la si buttava in dei recipienti.
Quando questi erano pieni, i più robusti li portavano a svuotare nella vasca in cui un paio di giovani pigiavano l’uva calpestandola in continuazione, talvolta aiutandosi con un po’ di musica.
Quello che ne usciva arrivava poi in fattoria e veniva travasato nelle botti di legno in cui il processo di vinificazione continuava e il vino riposava.
E si arrivava al clou: la cena, un rito alla cui preparazione avevano contribuito diverse massaie mentre gli altri erano nelle vigne.
Il menù era vario e abbondante.
Era composto da piatti caserecci con ingredienti che oggi definiremmo “a km zero”, da affettati e crostini per cominciare alle varie torte per finire.
E su tutto questo bendidio – lo avreste mai detto? – vino a volontà, col risultato che era anche più facile poi esibirsi in qualche stornellata.
Oggi
Sono molti anni, ormai, che non vado a fare una vendemmia e non so se l’atmosfera è sempre quella di un tempo.
Ora ci sono macchine che, anche se in molti sono contrari al loro uso, raccolgono i grappoli, che poi vengono messi in vasche di acciaio inossidabile per essere pigiati con movimenti meccanici.
Il mosto va in tini che sono anch’essi di acciaio inossidabile…tutto materiale sicuramente più igienico, ma che a me non sembra dia il calore che davano le vecchie vasche e i mastelli di legno.

E meno male che, in ultimo, l’invecchiamento viene fatto in buone botti di legno, grandi o piccole che siano, soprattutto per i vini di buon livello!
Comunque sia, la vendemmia rimane sempre un’occasione per rispettare la tradizione e, anche se in chiave moderna, vi consiglio di parteciparvi, almeno una volta nella vita.
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