L’Abbazia di San Galgano, una meraviglia toscana

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L’Abbazia di San Galgano è sicuramente uno dei luoghi più suggestivi ed indimenticabili d’Italia ed è situato in provincia di Siena.

L’Abbazia di San Galgano, storia e leggenda

La storia narra che Galgano Guidotti, cavaliere medievale vissuto in Toscana nel XII secolo – si sa che morì nel 1181 – dopo una giovinezza disordinata, si ritirò a vita eremitica per darsi alla penitenza, con la stessa intensità con cui si era prima dato alla dissolutezza.

La leggenda dice che ebbe due visioni dell’Arcangelo Michele, che lo invitò a seguirlo all’Eremo di Montesiepi.

E fu lì che scelse di ritirarsi e fare l’eremita.

A tal proposito, con uno sforzo inumano, conficcò la sua spada nel terreno roccioso per trasformare l’arma in una croce sulla quale pregare.

E lì è dove si trova tuttora.

L’Eremo di Montesiepi con la “Spada nella Roccia”

San Galgano conosceva le gesta di Re Artù?

Certo, questa vicenda dal sapore arturiano, anche se con movimenti inversi, non può non dare da pensare.

Galgano infigge la spada, Artù la estrae, ma un altro fattore sembra collegare i due personaggi: il Sacro Graal.

Artù e i suoi cavalieri lo cercano spasmodicamente, San Galgano ha contatti con San Guglielmo di Malavalle (vicino a Castiglione della Pescaia) che come lui dopo una vita da cavaliere violento si era convertito all’eremitaggio.

Ebbene questo Guglielmo sembra potesse essere collegato con la casata di Aquitania presso cui vi era una notevole venerazione per la sacra reliquia del Graal.

Alla morte di San Galgano il Vescovo di Volterra volle costruire una cappella sul luogo dove si era ritirato in preghiera ed il suo successore patrocinò addirittura la costruzione di un monastero.

Il Santo negli ultimi anni della sua vita aveva avuto contatti con i cistercensi e fu dunque questo ordine monastico a gestire il monastero.

Nasce l’Abbazia

Particolari dell’Abbazia di San Galgano

Poco distante, nello stesso complesso, tra il 1220 ed il 1268 venne realizzata la grande Abbazia, in un periodo in cui in Italia si fondevano lo stile romanico con il gotico, di importazione francese.

La pianta dell’abbazia è la classica croce latina e l’assenza del tetto le conferisce un’aura di mistero che colpisce chiunque se ne avvicini.

Il momento di massimo splendore durò fino al XIV secolo, grazie al sostegno economico di Federico II, alchimista e, guarda caso, ricercatore del Sacro Graal.

Papa Innocenzo III esentò l’abbazia dal pagamento delle decime e questo contribuì a farne una potenza nella Val di Merse, dove possedeva mulini e gualchiere e dove intraprese addirittura delle opere di bonifica di alcune aree acquitrinose.

Tutto ciò fece sì che l’Abbazia di San Galgano fosse addirittura contesa tra il Papato e la Repubblica di Siena.

In seguito, arrivò il periodo di decadenza dovuto ad una pessima gestione da parte di abati scellerati.

Si dice che uno addirittura abbia venduto la copertura in piombo del tetto che per l’incuria presto crollò.

Le splendide vetrate andarono in frantumi e infine un fulmine – quasi una maledizione divina – fece crollare il campanile.

Si salvò solo una campana trecentesca, prontamente fusa per venderne il bronzo.

Si arrivò perfino ad usare l’abbazia come deposito di materiali edili.

Ai giorni nostri

La navata dell’Abbazia di San Galgano come si presenta oggi

Forse è vero che tutto il male non viene per nuocere e attualmente i resti dell’Abbazia di San Galgano, completamente scoperchiata e col pavimento di nuda terra trasmette un fascino straordinario, tanto da farne un set cinematografico per numerosi film e spot.

Se già la vista è estremamente suggestiva, provate ad andarci di sera e ad ammirare le stelle dall’interno dell’abbazia scoperchiata! Emozione indimenticabile.

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