L’affair delle teste di Modigliani

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L’affair delle teste di Modigliani a Livorno, chi di voi lo ricorda?

Vogliamo ripercorrere la vicenda con qualche considerazione del caso?

L’affair delle teste di Modigliani, come inizia?

Inizia, ovviamente, con Modigliani.

Nemo profeta in patria”, dice un antico adagio, e Amedeo Modigliani con la sua Livorno ebbe sempre un rapporto di odio-amore.

I livornesi, dovete sapere, non si fanno certo mancare battute e battutacce che sono indice di affetto, stima e amicizia, ma che non è detto che a tutti possano piacere.

Ai livornesi non piacevano quei colli lunghi che dipingeva l’artista e a lui non piacevano i motteggi dei suoi concittadini.

Quindi ad un certo punto prese baracca e burattini e si trasferì a Parigi.

I francesi riconobbero il suo indiscutibile valore di artista e lo ribattezzarono con il diminutivo di Modì, che ha praticamente la stessa pronuncia di “maudit” (maledetto).

Il destino dell’artista

Come succede spesso, alla sua morte tutti cominciarono a dire com’era bravo e quanto era amato a Livorno.

Fu così che i livornesi lo inserirono nel loro olimpo artistico assieme a nomi come Fattori e Mascagni.

Nel 1984, in occasione del primo centenario della sua nascita, intesero bene di organizzare una mostra commemorativa.

La mostra, però, annoverava poche opere e per questo l’affluenza dei visitatori si manteneva piuttosto deludente.

Allora i curatori si inventarono una leggenda secondo cui in partenza per Parigi, Modigliani aveva gettato nel Fosso Reale a Livorno degli sbozzi di teste che aveva iniziato a scolpire.

Convinsero quindi il Comune a dragare il fosso e una folla stazionava perennemente affacciata alle spallette per osservare i lavori.

I tre amici si fecero immortalare al completamento della loro “opera d’arte”

A questo punto – si è già detto che i livornesi sono spiriti arguti ed allegri – tre amici studenti universitari ebbero un’idea geniale.

Scolpirono con strumenti eterogenei – martello, cacciavite e trapano elettrico – una testa ispirata a quelle di Modì e la gettarono di notte nella zona in cui operava la draga.

Era, ed in seguito lo asserirono a più riprese, una mossa da goliardi e assolutamente non da falsari.

Cosa successe dopo?

Fu rinvenuta una prima testa, ma i tre amici si accorsero che non era la loro.

Anzi, si preoccuparono di aver rischiato di rovinare un’opera d’arte se il loro pietrone avesse urtato quel prezioso reperto.

Di lì a poco venne alla luce la loro scultura ma, poi, anche una terza.

Fu il bailamme più totale.

Alcuni artisti livornesi, per la verità, non erano convinti della genuinità delle tre opere.

Voci possenti e altisonanti di esperti e critici d’arte di fama internazionale (in queste righe ci asteniamo volutamente dal fare nomi) che plaudirono all’ Arte nella sua forma più eccelsa ebbero, però, l’effetto di zittirli.

Ma i nostri tre amici non ce la fecero a tenere indirettamente la parte a cotanti tromboni.

Spifferarono, quindi, ad un noto e diffusissimo periodico quanto avevano fatto, riferendosi ad una delle tre teste rinvenute.

Venne fuori che anche un altro scultore livornese aveva avuto la stessa idea, seppure per motivi diversi e del tutto personali, ed aveva realizzato le altre due teste.

Potete immaginare il clamore che ne derivò: in Giappone tutti quei grandi personaggi avrebbero fatto seppuku.

In Italia si sollevò solo un coro di risate e di sberleffi al loro indirizzo.

L’affair delle teste di Modigliani, come va a finire?

Le tre false teste di Modigliani, messe in mostra

Passano gli anni, il rumour pian piano si esaurisce e nel 2014 viene allestita una mostra dove vengono esposte le tre teste false.

Il motivo, si dice in Comune, è quello di riesumare una storia che ha fatto trent’anni prima il giro del mondo per la sua singolarità, in modo da indirizzare, in Italia e all’estero, l’interesse sulla città.

Ma si vuole anche portare all’attenzione del pubblico il problema delle falsificazioni in senso lato.

Come vedete, Livorno è una città molto particolare, dalle sue origini fino ai giorni nostri e questo ha formato nei suoi cittadini un carattere unico, che dovete assolutamente conoscere e capire in prima persona.

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