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Le mie vacanze e le isole fin da piccola sono sempre state associate.

Per me, l’idea della vacanza era l’isola o forse sarebbe meglio dire che l’isola era l’idea della vacanza.

Avevo una borsa di similpelle azzurra che adoravo, sempre pronta con le cose indispensabili per un fine settimana fuori casa.

Quella era la mia borsa per il weekend.

Le mie vacanze e le mie prime isole

Le prime isole furono Capri ed Ischia, poi da più grande divennero le Egadi e le Eolie.

Successivamente, ritornata in Toscana, divenne più facile bazzicare l’Arcipelago Toscano.

Allora nei fine settimana o durante i ponti ogni scusa era buona per andare all’Elba o in Capraia o al Giglio.

Ci si andava in tutti i modi, anche con il treno…ed era una quasi avventura già quello.

Prenderlo da Firenze, ma spesso da Pistoia, e poi dover cambiare con lo zaino in spalla da cui spuntavano le pinne…

Ma, appunto, era avventura… e, come si legge negli aforismi, il viaggio inizia con l’idea stessa del viaggio e non importa andar lontano ma aver l’animo del viaggiatore…

Io ce l’ho… Ogni istantanea che i miei occhi riuscivano a scattare era unica e la ricerca dei dettagli mi faceva sembrare esotico tutto quello che vedevo dal finestrino del treno.

Ma la vera avventura doveva ancora cominciare…

Per arrivare al Giglio si arrivava alla stazione di Orbetello e poi bisognava aspettare il bus per Porto Santo Stefano e a volte per far prima si faceva anche l’autostop.

Dopo l’ultima curva della strada, quella dalla quale si apre il panorama del paese di Porto Santo Stefano con una visuale dall’alto dei cantieri con barche d’epoca in secca e altre bellissime vele, ecco che intravediamo i traghettini per il Giglio.

Le mie vacanze: vi racconto di una volta…

Una volta era nel periodo degli scioperi detti “a gatto selvaggio”… voi giovani non li avete conosciuti ma vi assicuro che viaggiare a quei tempi necessitava di una bella dose di pazienza e fatalismo…

All’epoca, e forse ancora oggi, c’erano due compagnie di navigazione, una privata ed una pubblica.

Giglio Porto

Su quella pubblica, il biglietto costava meno per noi peones e così si faceva la fila al botteghino, tutti con sacco a pelo e zaini e Superga (le all-converse del tempo) ai piedi a meno che come la sottoscritta non si avesse i mocassini da barca… ma io ero “avanti”.

Via sul traghetto a trovarsi un posto sul lato sottovento.

E faccio notare che appena finisce il ridosso dell’Argentario, nel tratto di mare per raggiungere il Giglio, si resta esposti sia ai venti da nord che quelli da sud.

Per cui con maestrale si risale contro vento per poi scendere sull’isola al mascone ma quando c’è scirocco si prende in pieno e si balla…

E da qui le corse verso la battagliola per dar da mangiare ai pesci come diciamo qui da noi…

C’era scirocco… e quindi una navigazione non agevole, non tanto per noi quanto per chi soffriva il mare e gli inconvenienti derivanti.

Inizia l’avventura

Giglio Campese

Arrivati al Giglio, dal Porto bisognava andare fino a Campese…ma eravamo giovani…

Si prese il bus per Castello e si scese all’incrocio e poi giù a piedi…

Quella volta arrivai sul Campese con un tramonto che infuocava l’orizzonte e faceva sembrare il faraglione un dito scuro che puntasse il cielo.

Le mie vacanze erano in campeggio ed a quei tempi non c’era nessun camping.

Tuttavia era possibile fare campeggio libero, quindi ci dirigemmo verso Cala dell’Allume e in un campetto piazzammo la tenda.

Arrangiammo una minestra sul fornelletto da campo e dormii come un sasso, ma all’epoca non avevo certo problemi di dove dormire.

Allora si poteva anche campeggiare e stare tutto il giorno in giro senza chiudere la tenda…

Fare i conti con il meteo

Il giorno dopo ci svegliammo che aveva piovuto abbondantemente e tutto intorno il terreno era fradicio.

Se c’è una cosa scomoda è fare campeggio quando piove, perché alla seconda volta che tenti di rientrare in tenda non sai se è più l’acqua fuori che quella dentro.

Ma fortunatamente smise e ci si diede da fare per organizzarsi la giornata.

Le mie vacanze, in genere, avevano come prima preoccupazione il procurarsi qualcosa da mangiare sul posto.

Quella volta, io andai in mare a caccia di qualcosa con maschera e pinne mentre un’amica si mise a girare fra prode e piccoli campi abbandonati alla ricerca di verdure commestibili.

Lei riportò diverse erbe con le quali si fece un’ottima frittata (le uova le comprammo in un negozietto di alimentari del paese come anche il pane) mentre io riportai poco o nulla: qualche riccio e un paio di sassi…

Sembra strano? non proprio, i sassi presi dal fondo belli puliti dalla risacca, si mettevano in pentola e davano alla pasta un certo gusto di mare.

Non per nulla si chiamava sugo alle vongole scappate… e poi si faceva un sughetto con pomodoro o come in quel caso un po’ di uova di riccio. Una squisitezza…

..e la sera

Giglio Castello

Ma potevamo star fermi? Seeee, figurati…pomeriggio su al Castello rigorosamente a piedi …

Una bella salita ripida e quella sera ci si concesse una pizza in piazza.

Scendere poi al buio con le torce per poi aprire la tenda e trovare il sacco a pelo un po’ umidiccio non era il massimo, ma chi se ne accorgeva?

La mattina dopo cominciò con un sole smagliante…ci avviammo verso Punta Barbarossa ma poi si rannuvolò e decidemmo di tornare indietro per rifare il bagaglio; dovevamo tornare al Porto e prendere il traghetto per rientrare in tempo per il treno.

Arrivati a Giglio Porto, questa volta con l’autobus, scoprimmo che uno dei due traghetti (quello pubblico) c’era ma era in sciopero (il famoso gatto selvaggio…) e quindi se volevamo rientrare bisognava salire su quello privato.

Tutti salirono su quello e il traghetto era stracarico. Si partì e c’era pure un bello scirocco…

Il traghettino rollava in modo davvero impressionante e c’era tanta gente bianca in viso e preoccupata, a parte quelli che stavano affacciati alle battagliole incuranti se arrivava acqua visto il livello di mal di mare…

Finalmente giungemmo a ridosso dell’Argentario e arrivammo a Porto Santo Stefano e … sorpresa… un amico di un amico con macchina familiare era in zona e ci diede un passaggio fino a Firenze…

Devo dire che non sempre le mie vacanze avevano questo epilogo: un fine settimana tutto sommato bellissimo e avventuroso e con un finale… decisamente con i fiocchi…

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