Leggende in Lunigiana

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Se siete come me appassionati di leggende, di racconti di streghe e spiriti, personaggi fantastici e tutto quello che può far paura ad un bimbo ma fa riflettere sulla natura umana… allora questo articolo non potrà che appassionarvi.

Vi voglio infatti parlare della Lunigiana e delle sue leggende.

Leggende, come nascono

Tutte le zone un po’ isolate hanno storie simili.

La vita nei secoli scorsi è stata difficile e bisognava combattere giorno per giorno la fame e la povertà, la mortalità infantile, i soprusi dei padroni e dei signori del luogo.

Il freddo e i terreni poco fertili davano raccolti scarsi.

Il lavoro era sempre tanto a fronte di poco, gli uomini si spostavano e migravano per trovar lavoro mentre le donne spesso con figli rimanevano a custodire poche bestie magre.

Qualcuna di queste donne aveva la fortuna/sfortuna di avere ereditato verbalmente o visivamente le esperienze di qualche parente magari la mamma o la zia.

Era capace di riconoscere le erbe medicinali senza aver studiato, sapeva far decotti ed aiutare la gente, dal mal di denti al mal di pancia, dalla verruca alla pelle secca, dalla bruciatura al fuoco di Sant’Antonio.

E però se il cliente rimaneva scontento o la comare soffriva d’invidia o peggio il prete o l’abate decideva che la guarigione (o la malattia) era opera del diavolo.. sapete bene come andava a finire.

Le poverette venivano tacciate di essere malvagie, possedute dal demonio e se non peggio streghe…. e sorvoliamo sui successivi falò.

La mole imponente del Castello Malaspina a Fosdinovo

Leggende sui Malaspina

La Lunigiana ha infatti le sue belle storie di streghe messe al rogo ma non è di questa atrocità che voglio parlarvi bensì di altre vere e proprie leggende di cui però potremmo forse trovare una ragione d’essere.

Cominciamo con quelle legate ai Malaspina.

Qui francamente temo che le leggende siano storia.

Sembra proprio che la malvagità ci sia stata per davvero.

Molti testi, infatti, definiscono alcuni fra i discendenti della casata come dei veri despoti con aggravante di sadismo.

Partiamo dalla sua nascita.

La famiglia potrebbe essere nata nel XIII secolo dalla casata degli Obertenghi.

Secondo altri si risale al tempo dei Galli quando Teodoberto sottomise molte delle città sul suo cammino fino ad arrivare a Luni che non riuscì a conquistare.

Propose allora una pace col solo intento di entrare in città per poi iniziare la vera strage dei suoi abitanti.

La leggenda racconta che qualche tempo dopo, sottomessa Luni, Teodoberto andò a caccia con il figlio del Re di Luni di nome Accino.

Durante questa battuta, Teodoberto si perse e rimase da solo.

Accino approfittò della situazione per avvicinarglisi di soppiatto e con una lunga spina perforargli l’orecchio arrivando fino al cervello.

L’Imperatore Giustiniano premiò la vendetta di Accino consentendogli di acquisire il nome di Malaspina e un grado nobiliare.

Da lì in poi le gesta dei Malaspina non sono state sempre esemplari.

Storia o leggenda?

I ruderi del Castello di Treschietto

Per esempio, Giovan Gasparo Malaspina, signore del Castello di Treschietto si dice abusasse delle vergini e nelle leggende (se leggendo sono) sono diverse le donne che si racconta morirono nel tentativo di sfuggire alle violenze del marchese.

Ci sono anche leggende che raccontano di urla delle povere malcapitate e di festini perversi al termine dei quali le giovani venivano sacrificate in strani riti e che non se ne trovassero più i corpi.

In pratica, può cambiare il Malaspina, da Gasparo a Francesco ma pare proprio che la genia fosse quella (e all’epoca non c’era la cocaina o altre droghe sintetiche…).

Solo gli uomini erano malvagi?

Anche alcune nobildonne non sembra che fossero da meno…

Lo scenario delle leggende (o maldicenze?) è sempre il Castello di Fosdinovo.

Qua la Marchesa Cristina Pallavicini vedova di Ippolito Malaspina (ridagli…) donna dal carattere forte e crudele sembra si sia macchiata di parecchi delitti.

La signora infatti usava intrattenersi con molti amanti.

Ma poi vuoi perché non la soddisfacevano o vuoi perché se ne stancava o vuoi forse perché non voleva che riferissero in giro cosa aveva fatto e le sue abitudini… sembra che sistematicamente facessero una brutta fine.

Sì, una vera mantide.

Li faceva legare (la leggenda dice che lo faceva lei ma non la so immaginare come un ninja acrobatico) ad una corda che passava attraverso un gancio nel soffitto.

Poi li scaraventava attraverso una botola che si apriva nel pavimento della sua grande camera.

E non c’è solo questa.

Anche in altre leggende si parla sempre dei Malaspina e di botole su pozzi profondissimi e dalle pareti irte di lame.

Addirittura nel vicino borgo gli abitanti arrivavano a capire che c’era stato un efferato misfatto.

L’acqua si colorava del sangue dei malcapitati finiti in fondo al pozzo oppure si trovavano nel fiume brandelli di carne o abiti.

Se poi pensiamo che in effetti sono state scoperti durante i restauri, sia il famoso anello al soffitto che la botola e anche stanze in fondo a pozzi tagliati nella roccia piene di ossa umane…Forse non si trattava solo di una leggenda…

Il fantasma e il ritratto del Ghirlandaio di Bianca Aloisa Malaspina

…e i fantasmi?

Ma i racconti potrebbero essere tantissimi, parliamo di fantasmi?

Sì dai, quelli sono meno pericolosi degli umani malvagi…

Sempre nel Castello di Fosdinovo si dice ci sia il fantasma della figlia sempre di un Malaspina, stavolta Giacomo.

Il suo nome era Bianca Aloisa e sembra che si chiamasse Bianca perché era nata albina, ma la cosa non è certa.

Questa poveretta, come tante ragazze nei secoli e fino ad oggi, doveva sottostare ad un matrimonio combinato ma non ne voleva sapere perché si era innamorata, ricambiata, dello stalliere di turno.

Per cui per prima cosa fu mandata in convento ma niente, neanche il convento la riportò alla ragione.

Finché il padre, che tanto un Malaspina era, decise di rinchiuderla al Castello in una segreta.

Qui la parte di leggenda si fa interessante.

Il racconto vuole che la fanciulla fosse in una stanza senza né porte né finestre e con una botola sul soffitto dalla quale le calavano cibo e acqua.

Però dice anche che con lei ci fossero un cane ed un cinghiale e qui c’è un po’ di dubbio se fosse solo un cane o solo un cinghiale o entrambi…

E francamente l’affollamento e le deiezioni di tutti e tre mi sembrano un buon motivo per morire dopo non molto.

Bene, fine della leggenda.

Se non per il particolare che la marchesina sembra si aggiri quando le pare per il castello vestita come si vuole in tutte le leggende, di bianco e con i suoi lunghissimi capelli sciolti (forse era bionda?) e, ovviamente, passa anche attraverso i muri.

Peccato che c’è una realtà più sconcertante del fantasma e la sua leggenda…

Anche qui scava che ti scava è stata trovata una stanza con resti umani e di due animali…un cane ed un cinghiale…

Altro genere

Un cortile interno del Castello del Piagnaro

Cambiamo genere?

Sì, passiamo al Licantropo che abita il Castello del Piagnaro.

Si sa, i licantropi sono eterni e quindi sarebbe ancora lì e nelle notti di luna piena tormenta con i suoi urli gli abitanti del borgo.

Ecco, qui la leggenda ha un risvolto pratico.

Per qualche motivo questo particolare licantropo non riesce a salire più di 3 gradini.

Per questo, se di notte vi rincorre, basta salire appunto 3 gradini, facciamo 4 per sicurezza, girarsi e fargli un sonoro sberleffo tanto, non potrà farvi nulla!

E se sei tu affetto da licantropia?

Niente paura c’è il rimedio anche per questo…

Si va da un ciabattino e ci si fa bucare una mano con una lesina e tutto passa…ma si urlerà probabilmente come un lupo mannaro!

Ora potrei raccontarvi di pentole piene di monete d’oro, addirittura campane piene di bracciali e pietre preziose.

Oppure dirvi dei buffardelli che assomigliano parecchio a topi ma possono fare danni e dispetti come invece aiutare qualche malcapitato.

Potrei raccontarvi la storia di Campanetta, della sua determinazione e della sua sfortuna.

Potrei continuare raccontandovi della processione degli spiriti o della donna morta due volte ma sono tutte storie un po’ simili a quelle che ritroviamo anche altrove.

Risentiamoci alla seconda puntata… quella delle leggende della Garfagnana!

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