Livorno e la “sua” Accademia

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Livorno e i livornesi hanno molte cose di cui andare orgogliosi e una di queste è sicuramente l’Accademia Navale.

Ma non dimentichiamo l’altro splendido gioiello ad essa connesso: la “Amerigo Vespucci”.

Spendiamo qualche parola su entrambe.

La struttura dell’Accademia Navale, vista dal lungomare

Accademia Navale di Livorno

L’Italia è un Paese che vanta quasi 9000km di coste, per di più costellate da isole piccole e grandi.

Il legame fra i suoi abitanti e il mare non può non essere forte.

Se guardiamo alla storia della navigazione, leggiamo nomi italiani.

Abbiamo avuto le Repubbliche Marinare, e l’invenzione della bussola è stata attribuita ad un italiano (anche se in realtà anche i Vichinghi la conoscevano).

Ma le più grandi imprese che hanno contribuito allo sviluppo della civiltà sono da attribuirsi a Cristoforo Colombo, Amerigo Vespucci, Antonio Pigafetta, Giovanni e Sebastiano Caboto…tutti italiani.

L’ Arma della Marina Militare è quella che storicamente rimane più legata alle tradizioni.

Si usa ancora il saluto all’ospite o all’ufficiale che il nostromo fa col fischietto al barcarizzo.

E si usa ancora la vecchia nomenclatura per le varie parti di un’imbarcazione.

E quindi l’Accademia Navale, ente di formazione universitaria militare, addestra i futuri ufficiali in un settore ad alta tecnologia.

Ma tramanda e tutela anche le antiche tradizioni della marineria italiana.

Ed è in questa ottica che la preparazione alla vita in mare inizia con l’addestramento alle manovre con le vele.

Questo avviene all’asciutto sull’alberatura completa di un antico brigantino ormai “murato” nel piazzale centrale dell’Accademia.

Il Brigantino “Alfredo Cappellini”, ormai murato, usato per le esercitazioni alle vele

L’addestramento

A Livorno, ogni anno vengono ammessi centoventi giovani di ambo i sessi che rimangono in Accademia per un ciclo di studi di cinque anni.

I programmi sono impegnativi ed altamente qualificanti.

Si seguono corsi che portano alla laurea in materie come Scienze Marittime e Navali, Ingegneria Navale, Ingegneria delle Telecomunicazioni, Giurisprudenza, Medicina e Chirurgia.

Ma si praticano anche numerose attività sportive allo scopo di essere sempre preparati fisicamente oltre che tecnicamente.

Un Capitano di Vascello, Direttore di un Corso Allievi ebbe a dire che nei corsi dell’Accademia si ricerca

“…anche e soprattutto l’acquisizione di un’etica e di valori che a volte oggi sembrano passati di moda o dimenticati.

Vivere in mare richiede coraggio, senso di responsabilità, lealtà, capacità decisionale, senso di appartenenza e spirito di squadra.

In Accademia ogni allievo non ottiene solo un titolo di studio ma acquista, nei cinque anni di formazione, un bagaglio di valori etico-professionali che lo guideranno nella sua vita professionale e personale futura”.

La riprova di tutto ciò, per gli allievi, è la cosiddetta “Campagna”, ovvero la crociera di tre mesi a bordo della Nave Scuola Amerigo Vespucci, un veliero varato novant’anni fa e tuttora in splendida forma.

L’ Amerigo Vespucci in porto a Livorno

La Vespucci

Può sembrare anacronistico che ai giorni nostri, dominati dalla tecnologia digitale, si debba imparare a fare il “punto nave” col sestante come ai tempi di Horatio Nelson.

Oppure che si debba saper bordare una vela, quando le grosse navi sono irte solo di antenne e parabole.

A bordo tutto è come un tempo: tutte le vele – ben ventisei – sono in tela olona, le cime sono di materiale vegetale e le manovre sono completamente manuali.

Si impara a navigare ma anche tanto a impiombare quanto a lucidare gli ottoni.

Si sale a riva a regolare le vele con ogni mare e con ogni tempo e soprattutto si impara a fare squadra.

Ma la Amerigo Vespucci è ambita anche dai comandanti.

Nella Campagna del 1965 ne assunse il comando nientemeno che Agostino Straulino, medaglia d’oro nella vela alle olimpiadi di Helsinki e d’argento a quelle di Melbourne.

Con la Vespucci fece due cose straordinarie, per cui è entrato nella leggenda.

Uscì a vele spiegate dal porto di Taranto e risalì il Tamigi, sempre solo a vela, dalla foce a Londra, lasciando di stucco gli inglesi che, credetemi, di barche e di marinai se ne intendono.

Un aneddoto

Livorno è orgogliosa dell’Amerigo Vespucci.

Circa il fascino di questo veliero, si può solo riportare una storia che si commenta da sola.

Nel 1962 la portaerei statunitense USS Independence incrociò la Vespucci in Mediterraneo.

Le moderne regole di navigazione dicono che se ci si trova sulla rotta una nave molto grossa tipo portaerei o mega-petroliera si deve dare la precedenza perché potrebbe avere difficoltà di manovra.

Ci fu uno scambio di comunicazioni con la lampada ALDIS fra le due unità per identificarsi e dopo fu la Independence che accostò per dare la precedenza al veliero italiano.

E nell’accostata segnalò “siete la nave più bella del mondo”.

La USS Independence cede il passo all’Amerigo Vespucci e segnala in morse: “Siete la nave più bella del Mondo”

E questo sfoggio di ammirazione e rispetto da parte di chi si sente padrone dei mari non può non renderci orgogliosi che questo splendido vascello batta bandiera italiana.

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