Maremma Grossetana e Argentario

Condividi ora!

Maremma è un termine abbastanza celebrato da sempre, nel bene e nel male in generale, ma ha probabilmente bisogno di qualche precisazione.

Intanto c’è Maremma e Maremma, ovvero, in Toscana c’è quella Livornese e quella Grossetana.

Cominciamo col dire come nasce il nome “Maremma”.

Maremma, l’etimologia

Qualcuno sostiene che la parola “maremma” derivi dal latino “maritima” (contrade marittime) e qualcun altro un po’ esterofilo la vuole derivata dal castigliano “marisma” (palude).

In buona sostanza cos’è una maremma?

È una particolare configurazione di alcune zone costiere pianeggianti lungo le quali, grazie anche a maree non rilevanti, si formano dei cordoni litoranei.

Il Lago di Burano, esempio di specchio d’acqua separato dal mare da un cordone costiero

Questi delimitano degli specchi d’acqua interni in cui sboccano dei corsi d’acqua che, non potendo defluire in mare, piano piano li riempiono di materiali solidi.

In questo modo si formano paludi e acquitrini.

Maremma, la geografia

In Italia quella che chiamiamo Maremma (con la M maiuscola) è intesa quell’area che confina a nord con il fiume Fine e a sud con i Monti della Tolfa.

Si affaccia sul Mar Ligure (fino al Promontorio di Piombino) e sul Tirreno e all’interno si spinge fino alle pendici del Monte Amiata e delle Colline Metallifere.

Si distinguono tre Maremme, due in Toscana – quella Livornese e quella Grossetana – e una in Lazio, a sud del fiume Chiarone, detta, ovviamente, Maremma Laziale.

Diciamo, per rigore storico, che la parte nord della Maremma Toscana era originariamente chiamata Maremma Pisana, così come quella meridionale era detta Senese.

Poi, nel corso dei secoli, per questioni legate al riassetto delle amministrazioni pubbliche, i nomi furono modificati in Livornese e Grossetana.

Per non far torto a nessuno, oggi è più corretto chiamare la parte che sta a nord del fiume Cornia “Alta Maremma”.

Genericamente si chiama, invece, “Maremma” la regione fra il fiume Cornia e il Chiarone.

Il Cornia separa la Provincia di Livorno da quella di Grosseto e l’ Alta Maremma dalla Maremma

Bene, a questo punto facciamo una specie di zoom sulla nostra cartina della Maremma Toscana.

Vediamo un attimo quella che abbiamo testé chiamato “Maremma” e stringiamo poi su un suo angolo particolarmente spettacolare: l’Argentario.

Nella Provincia di Grosseto

Nemmeno i Medici, dopo gli Aldobrandeschi, riuscirono a risollevare l’area dall’impaludamento delle coste e dalla malaria.

Ci vollero i Lorena che dettero il via ad una bonifica totale e ben progettata portata avanti dopo di loro fino al ‘900.

Oggi, grazie a braccia robuste, chinino e, successivamente, ruspe e idrovore la Maremma è una regione stupenda, godibilissima ed invidiata da tutti, italiani e stranieri.

Tutto sommato sempre una grande terra.

Ha dato i natali sia a una grande Papa, Gregorio VII, al secolo Ildebrando di Sovana, che a grandi briganti come Domenico Tiburzi, il Robin Hood maremmano.

La “Maremma Amara” è ormai un ricordo con, se vogliamo, un forte valore culturale che non va dimenticato.

Tradizioni ed usi maremmani si ritrovano fino in Casentino, come la prelibata “scottiglia”, piatto di origini contadine oggi tipico delle due aree.

Ciò è dovuto allo spostamento nei due sensi di greggi e uomini alla ricerca di lavoro e, in genere, di un’esistenza più vivibile.

Ci rimane una cultura popolare come, per esempio, una canzone – “Maremma Amara”, appunto – dovuta ad un anonimo dei primi dell’800 ma nata forse ancor prima.

Parla della Maremma della malaria, del lavoro stagionale malpagato, degli stenti e delle sofferenze che caratterizzavano la vita in queste terre fino a non moltissimo tempo fa.

Molti l’hanno riproposta in tempi anche recenti, perfino la Regina del Fado, la grande Amalia Rodrigues che ne ha reso una versione particolarmente struggente e toccante.

Monte Argentario

Dall’alto si capisce bene come “è nato” l’Argentario

C’è un angolo che a molti non sembra neanche Maremma, perché è sul mare, anzi è in mare ed è il Monte Argentario.

In ere geologiche passate era esso stesso un’isola, ma la sua vicinanza al continente mercé il gioco delle correnti e i detriti riportati dal fiume Albegna ne decise la trasformazione in promontorio.

Si crearono infatti due cordoni di sabbia, i tomboli.

Oggi si chiamano Tombolo della Giannella sul versante a nord e Tombolo della Feniglia su quello meridionale.

Fra di loro si estende una laguna salmastra che prende il nome dal paese che si affaccia su di essa: Orbetello.

Vennero gli Etruschi.

Erano ultra-dinamici, erano navigatori, mercanti, ingegneri, costruttori ed avevano uno stile di vita che teneva in altissima considerazione quanto di bello e di buono l’esistenza poteva offrire.

L’ Argentario divenne un centro importante come base per la navigazione lungo costa e alle due isole di fronte.

Ma divenne anche uno snodo commerciale per i più svariati prodotti provenienti dall’entroterra da ricche città come Vetulonia, Vulci, Chiusi o Volsinii (l’attuale Orvieto).

Ad un certo punto agli Etruschi si sostituirono i Romani, che videro validi motivi per fondare la colonia di Cosa allo scopo di controllare tutti i traffici che si svolgevano in quell’area.

Oggi abbiamo tracce di ricche residenze della famiglia dei Domizi Enobarbi fino sull’ Isola di Giannutri.

Tutto sommato l’interesse per questo Monte che si innalzava dal mare è sempre stato grande a causa della sua posizione strategica.

Così è passato per molte mani, per lo più alquanto ingorde, dai tempi dell’alto medioevo fino a giorni più recenti.

Ai giorni nostri

Ma lasciamoci tutto questo alle spalle e pensiamo ad oggi.

Le coste dell’Argentario sono di una bellezza unica, dirupate, frastagliate e coperte di vegetazione come sono.

Offrono calette e punte che si tuffano in un mare limpido e ricco, per la gioia di chi ci si immerge o ci butta un amo.

Vitigni sulla costa dell’Argentario

In più punti il suo profilo a tratti impervio è stato stemperato con dei terrazzamenti per la coltivazione del vitigno Ansonica Costa dell’Argentario da cui si produce l’omonimo vino bianco che rappresenta una perla dell’enogastronomia toscana.

Molti isolotti – l’Isolotto, l’Isola Rossa, l’Argentarola, lo Scoglio del Corallo, la Formica di Burano – movimentano la linea costiera rendendola ancora più affascinante e naturalisticamente interessante.

L’Argentario, come potete capire, offre la possibilità di fare vacanze di tutti i tipi e, per di più, per tutti, grandi e piccini, godendo in tanti modi di un ambiente unico e irripetibile.

Visita il sito con le nostre proposte viaggio toscana.bluesubmarineviaggi.com

Se cerchi un itinerario su misura, chiedi la nostra consulenza gratuita

Lascia una risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *