Maremma Impestata!

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Maremma Impestata è una imprecazione che è diventata quasi un intercalare per i toscani.

Per la verità alla Maremma sono stati attribuiti anche altri epiteti non molto positivi, come “Amara” e anche di peggio.

Oggi, Maremma è sinonimo di belle spiagge, bel mare, rilassanti paesaggi collinari, vini e gastronomia di eccellenza, una campagna fertile, una natura rigogliosa, e una alta qualità della vita, ma non è sempre stato così.

Maremma Impestata! Perché si dice così?

Maremma impestata: un’immagine d’epoca del lavoro di bonifica

In epoca etrusca la Maremma era tanto fertile da essere chiamata “pingue granaio d’Etruria” ma nel Medioevo, a causa dell’innalzamento dei Tomboli costieri, era ormai diventata un territorio paludoso e insalubre e così è rimasta fino al 26 aprile 1830 quando furono completati i lavori di bonifica voluti dal Granduca di Toscana, Leopoldo II.

Vivere in Maremma non era facile tra il duro lavoro dell’agricoltura e l’ambiente insalubre, ed è proprio da qui che nasce la tradizione dei cantori che cantavano per rallegrare le lunghe ore di lavoro.

La canzone più famosa è sicuramente Maremma Amara, di autore ignoto, in cui addirittura si maledice la Maremma “e chi l’ama” e si fa allusione all’insalubrità dell’ambiente. Le sue parole sono chiare:

Tutti mi dicon Maremma, Maremma
ma a me mi pare una Maremma amara.
L’uccello che ci va perde la penna
io c’ho perduto una persona cara.

Le canzoni maremmane

Ma le canzoni maremmane non sono tutte tristi; ancora oggi la tradizione dei cantori è molto sentita nelle campagne maremmane. A maggio la Maremma si anima di canti; è la tradizione dei maggerini, un rito legato al culto degli alberi e alla celebrazione della bella stagione che festeggia l’abbondanza e vuole essere di buon augurio per il raccolto.

Un gruppo di “Maggerini”

La notte tra il 30 aprile e il 1° maggio i gruppi di maggerini si spostano da podere a podere indossando cappelli di paglia addobbati di fiori e cantando. In ogni podere intonano canti augurali, stornelli, storie, spesso improvvisati, e in cambio ricevono cibo e, ovviamente, vino. Nonostante alcune canzoni siano ormai diventate famose, l’improvvisazione è alla base dei canti popolari maremmani.

Ogni gruppo è formato almeno da 4 persone: il poeta, l’improvvisatore che crea stornelli in ottava rima; l’alberaio, che porta un ramo di alloro addobbato come simbolo di abbondanza; il suonatore, solitamente di fisarmonica, oppure di chitarra; il corbellaio, ovvero colui che tiene il corbello, il cesto di vimini dove vengono depositati i doni.

Spesso i gruppi hanno anche voci di coro sia maschili che femminili.

Le canzoni hanno quasi sempre un tono canzonatorio e parlano di donne, di amore o tradimenti, di preti, del lavoro e della vita quotidiana e, in puro stile maremmano, sono anche irriverenti e piene di sottintesi, ma parlano anche dell’amore per questa mite terra dal passato “amaro”

La Maremma non è più impestata: le canzoni moderne

Coltivazioni in Maremma

Alcune di queste canzoni sono particolarmente amate dai maremmani, come “O Mite Terra“, vincitrice nel 1952 di un concorso radiofonico RAI e che canta

Non copre più il tuo cielo la zanzara
da che l’Uomo ha sconfitto l’acquitrinio
ed ora dolce terra ch’eri “amara”
risplendi al sole come un bel giardin.
Pineta e boschi fannoti cornice
e un mar di spighe t’imbelletta d’oro
o terra figlia, o terra genitrice,
lieto connubio di lavoro e amor.

Chi avrebbe mai detto che una terra così dura nascondeva un animo così goliardico, satirico e spensierato come quello delle canzoni maremmane!

Una tradizione ancora così forte che alcuni artisti locali hanno saputo innovare e rendere in chiave moderna, primo fra tutti Conte Max Venturacci, un artista poliedrico molto amato in Maremma le cui parodie musicali spopolano sui social network, ma in grado anche di scrivere canzoni sulla sua amata terra in puro stile maggerino rivisto in chiave moderna.

Insomma, in Maremma non sono nati solo i “cowboys” (i Butteri) ma anche il Rap!

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