Miniere in Toscana

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Abbiamo già visto che la Toscana è terra ricca di tante cose e oltre a storia, arte, natura, enogastronomia, ecc. vogliamo anche aggiungere le miniere.

Facciamo un’osservazione, per cominciare.

La storica importante società italiana “Montecatini” si chiamava così perché nacque per lo sfruttamento delle miniere di Montecatini Val di Cecina, in Provincia di Pisa.

Il suo nome originale nel 1888 fu “Società anonima delle miniere di Montecatini”.

Successivamente, i soci la inserirono in Borsa come “Montecatini – Società Generale per l’Industria Mineraria e Chimica”.

Funzionò fino al 1967, anno in cui cessò di esistere a seguito dell’incorporazione nella Edison da cui nacque la Montedison.

Ma vediamo questo aspetto della Toscana come ci può interessare in chiave turistica.

Montecatini Val di Cecina, con, sullo sfondo, Volterra

Le miniere nella storia della Toscana

Vale la pena ricordare che i nostri avi Etruschi erano dei maestri nell’estrazione dei minerali e nella loro lavorazione.

Tito Livio ci dice che Scipione l’Africano per la seconda guerra punica volle solo armi forgiate a Populonia.

Ma probabilmente, già prima di loro, gli antichi liguri avevano iniziato ad interessarsi alle miniere di minerale di ferro sulla costa orientale dell’Isola d’Elba.

Non solo, gli Etruschi nel volterrano scavarono salgemma e minerali cupriferi.

Nelle Colline Metallifere trovarono, poi, giacimenti di pirite oltre che di galena e calcopirite, entrambi argentifere.

E che dire del Monte Amiata?

In epoche più recenti fornì una quantità tale di cinabro da assicurare che l’Italia fosse il primo produttore di mercurio al mondo.

Ma non si trattò solo di scavare e lavorare sotto terra.

Massa Marittima si distingue nella storia mineraria per aver redatto il più antico codice minerario del mondo, il Lex Mineraria.

Si era appena nella prima metà del ‘200.

Il codice stabiliva il principio per cui diventava proprietario delle miniere chi scopriva i giacimenti e li rendeva “vivi” lavorandoli per l’estrazione dei minerali.

Annullava, de facto, la vecchia disposizione per cui le miniere erano del proprietario del terreno ”usque ad coelum et usque ad inferos”, e fu una vera rivoluzione.

La Rocca di San Silvestro nei pressi di Campiglia Marittima

Turismo minerario

Può sembrare quasi innaturale volersi infilare in cunicoli stretti, freddi, umidi e bui scavati nel ventre della terra e collegati da fornelli, discenderie e rimonte piuttosto che ammirare spazi aperti con monumenti che svettano verso il cielo.

Ma è sicuramente adrenalinico ed offre spunti di conoscenze di una vita assai diversa da quanto comunemente ci si immagini.

Attualmente moltissimi siti minerari sono stati messi in sicurezza, resi più accessibili e, per quanto possibile, confortevoli.

Sono state costruite svariate infrastrutture per l’accessibilità, l’accoglienza, la documentazione e la mobilità.

E quindi si sono gettate le basi per una nuova forma di turismo che nulla ha da invidiare a quelle consuete che spopolano da anni sul suolo toscano.

Per esempio, la miniera di Caporciano a Montecatini Val di Cecina, a cui abbiamo già accennato e che fu una delle più grandi miniere di rame dell’Europa, è diventata un interessante parco museale di archeologia industriale.

Da qui partono due itinerari, uno alla diga del Muraglione e l’altro nel pozzo Alfredo, da dove si estraeva la maggior quantità di minerale di rame.

Altre miniere aperte al turismo

Interessante e divertente per grandi e piccini è sicuramente una visita al Parco Archeominerario di San Silvestro a Campiglia Marittima.

Si tocca con mano la storia di un vasto e ricco territorio minerario che forniva rame, piombo e argento.

E lo si fa viaggiando su un trenino che fa vivere un’esperienza veramente irripetibile percorrendo luoghi di estrazione e lavorazione dei minerali come fu dal periodo etrusco fino al 1976.

Si va anche in giro per la Rocca di San Silvestro dove si trovano quelle che furono le abitazioni, la chiesa e il cimitero dei minatori e dei fonditori.

Anche Massa Marittima, a cui abbiano già accennato, non offre solo un percorso scavato nel travertino dove sono stati ricreati i vari ambienti delle miniere.

Ci si rende conto di come venivano armate le volte delle gallerie con le travi di legno, come veniva conservato e piazzato l’esplosivo e si arriva fino al locale della mensa.

È anche possibile visitare ben due interessantissimi musei, quello della Miniera e quello di Arte e Storia delle Miniere.

Le Roste, nei pressi di Montieri. Sono dovute all’azione delle piogge sugli scarti della locale miniera di calcopirite

Concludendo

Vi abbiamo dato tre spunti per una breve ma interessante e diversa esperienza turistica.

Ma se vi sentirete stimolati, ci sono tantissime altre opportunità di coltivare questa attività turistica emergente.

Senza entrare in dettagli e senza esagerare, per esempio, vi proponiamo il Parco Minerario dell’Isola d’Elba, il Monte Amiata o il Parco di Gavorrano nei pressi di Follonica per arrivare fino a Montieri ad ammirare le Roste.

Fra l’altro, in tutti queste località di cui vi abbiamo parlato, anche eventuali accompagnatori che non amino gli ambienti ipogei, troveranno tantissime altre esperienze da fare e ritrovandosi alla fine della giornata non ci saranno musi lunghi…e non è poco!

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