Monte Argentario: la sua storia

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Il Monte Argentario si innalza per 635 metri sulle acque del Mar Tirreno e si propende verso le due isole di Giglio e Giannutri.

Il Monte Argentario, un milione di anni fa

In ere geologiche passate era esso stesso un’isola, ma la sua vicinanza al continente, mercé il gioco delle correnti e i detriti riportati dal Fiume Albegna, ne decise la trasformazione in promontorio.

Si crearono infatti due cordoni di sabbia – oggi noti come Tombolo della Giannella sul versante a nord e Tombolo della Feniglia su quello meridionale.

Questi andarono a racchiudere una laguna salmastra che prende il nome dal paese che si affaccia su di essa: Orbetello.

E questo è il primo capitolo della sua storia.

Orbetello e la sua Laguna, racchiusa fra il Tombolo della Giannella a Nord e quello della Feniglia a Sud

Primi periodi storici

La scena si sposta poi in epoca etrusco-romana.

Degli Etruschi si sa ancora troppo poco soprattutto sulle loro origini, ma sicuramente erano latori di una civiltà impensabile per quei tempi.

Otto, nove secoli prima di Cristo queste contrade erano abitate da gente che viveva in capanne primitive, coltivava con scarso profitto la terra e allevava bestiame solo per scopi essenziali.

Sicuramente la comunicazione fra le varie comunità non era un fattore rilevante.

Gli Etruschi, per contro, erano ultra-dinamici, erano navigatori, mercanti, ingegneri, costruttori ed avevano uno stile di vita che teneva in altissima considerazione quanto di bello e di buono l’esistenza poteva offrire.

L’ Argentario divenne un centro importante sia come base per la navigazione lungo costa che per quella verso le due isole di fronte.

Era uno snodo commerciale per i più svariati prodotti provenienti dall’entroterra da ricche città come Vetulonia, Vulci, Chiusi o Volsinii (l’attuale Orvieto).

Ad un certo punto agli Etruschi si sostituirono i Romani.

Essi videro validi motivi per fondare la colonia di Cosa allo scopo di controllare tutti i traffici in quell’area.

Si hanno, infatti, tracce di ricche residenze della famiglia dei Domizi Enobarbi fino sull’ Isola di Giannutri.

Quello che resta dell’Acropoli della colonia romana di Cosa

Nel Medioevo e dopo

In buona sostanza l’interesse per questo Monte che si innalzava dal mare è sempre stato grande a causa della sua posizione strategica.

Così è passato per molte mani, per lo più alquanto ingorde, dai tempi dell’alto medioevo fino a giorni più recenti.

Fu in mano agli Aldobrandeschi ed agli Orsini, fu in mano ai Medici e anche perfino agli Spagnoli che ci hanno lasciato diverse belle opere di fortificazione.

Passò al Granducato di Toscana e successivamente – è ovvio – al Regno d’Italia.

Durante l’ultima Guerra Mondiale subì svariati bombardamenti con danni elevati e numerose perdite umane.

Ma lasciamoci tutto questo alle spalle e pensiamo ad oggi.

Il Monte Argentario, oggi

Le coste dell’Argentario sono di una bellezza unica, dirupate, frastagliate e coperte di vegetazione come sono.

Offrono calette e punte che si tuffano in un mare limpido e ricco, per la gioia di chi ci si immerge o ci butta un amo.

In più punti il suo profilo a tratti impervio è stato stemperato con dei terrazzamenti per la coltivazione del vitigno Ansonica Costa dell’Argentario.

Ecco da cosa trae il suo nome lo Scoglio del Corallo

Da queste viti si produce l’omonimo vino bianco che rappresenta una perla dell’enogastronomia toscana.

Molti isolotti – l’Isolotto, l’Isola Rossa, l’Argentarola, lo Scoglio del Corallo, la Formica di Burano – movimentano la linea costiera rendendola ancora più affascinante e naturalisticamente interessante.

L’Argentario, come potete capire, offre la possibilità di fare vacanze di tutti i tipi e, per di più, per tutti, grandi e piccini, godendo in tanti modi di un ambiente unico e irripetibile.

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