L’odonomastica Pistoiese

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L’odonomastica – ovvero i nomi delle strade – di Pistoia, annovera delle voci abbastanza curiose.

In passato, tutte le città avevano di sicuro un gran numero di nomi particolari dovuti alle vicende quotidiane e ai fatti avvenuti.

In Toscana i nomi delle stradine e dei vicoli hanno spesso due nomi, quello moderno e quello di una volta.

Le targhe si affiancano e francamente i nomi antichi sono molto più divertenti…

Oggi ti racconto dei nomi delle strade di Pistoia, mettiti comodo e vedrai che spazieremo dall’onomatopeico al noire…passando per la gastronomia…

L’odonomastica: il nome più curioso

Fra i nomi delle strade di Pistoia, quello che più mi affascina (anche perché la storia me la raccontò per la prima volta mio padre…) è quella di Via Abbi Pazienza.

Via Abbi Pazienza si dice prenda nome da una vicenda avvenuta in un periodo di lotte fra le ricche e nobili famiglie dei Cancellieri e dei Panciatichi.

Pistoia è una città con un cuore medioevale e sin da quel tempo le due famiglie si osteggiavano per il predominio e il potere.
I Panciatichi erano di fede ghibellina mentre i Cancellieri erano guelfi.

Nelle notti buie e tempestose, gli agguati e i tradimenti erano all’ordine del giorno.

E fu così che in una notte di tregenda in quella via che collega Via Curtatone e Montanara con Piazza del Carmine, avvenne il fattaccio.

Un losco figuro avvolto in un pastrano assalì un passante dopo averlo atteso al suo rientro a casa e ovviamente dovevano essere di famiglie avverse.

Ebbene, dopo avergli assestato una bella coltellata alle spalle (e qui c’è chi dice più di una, chi dice che fossero solo pugni e calci ma comunque…) il malcapitato cadde riverso e gli si scoprì il viso.

A quel punto l’aggressore si accorse di aver fatto un madornale errore: aveva assalito un compare… e non gli restò che allargare le braccia ed esclamare: non eri tu che volevo colpire… ABBI PAZIENZA!!

…e vediamone altri

Nell’odonomastica Pistoiese ci sono nomi davvero assai curiosi.

La loggia su Via delle Pappe

Pensiamo, per esempio, alla Via delle Pappe dove si affaccia l’Ospedale del Ceppo.

Pappe o pappine è il termine dispregiativo con cui si indica il cibo dato ai degenti (semolini e brodini per nulla sostanziosi).

Per derivazione, i degenti e i loro familiari chiamavano anche gli infermieri “pappini“.

Lì vicino c’è la Ripa delle Stinche ove Ripa sta per salita o erta ed in effetti è bella ripida…

Le Stinche erano le carceri cittadine.

Le “vere” Stinche erano il carcere di Firenze ma per assonanza vennero così chiamate le carceri di altre cittadine toscane.

Poi abbiamo anche un’altra Ripa… la Ripa del Sale.

Per questa è facile capire da dove derivi il nome: qui sorgeva il magazzino del sale, bene così importante e anche molto costoso.

E, sempre a proposito di carceri e tribunali, abbiamo anche il Vicolo dei Fuggiti!

Infatti, parte dell’attuale tribunale era il carcere per i condannati a morte.

Se qualcuno riusciva a scappare, tramite quel vicolo, avrebbe poi raggiunto la zona franca nei pressi del Palazzo del Vescovo dove la sua giurisdizione consentiva il diritto di asilo.

Ma ora passiamo ad altri nomi delle strade di Pistoia, quelli più piacevoli e legati ai vari commerci.

Via di Stracceria deve il nome all’antica parola stracaria che significa merce di cattiva qualità (in pratica gli stracci).

Targhe con nomi vecchi, nomi nuovi e nomi…strani

Su questa via c’erano negozi caratteristici con banconi in pietra sottostanti ad ampie tettoie per riparare le merci dalle intemperie e portelloni in legno per chiudere la sera.

Ricordo ancora che diverse di queste botteghe esistevano quando mio nonno mi portava a vedere il mercato degli uccelli in Piazza della Sala.

Su questa caratteristica piazza sopravvivono ancora alcune di queste architetture.

L’area “gastronomica”

Vediamo ora un’altra “branca” dell’odonomastica pistoiese: i nomi legati alla gastronomia.

Se sulla Piazza della Sala si svolgeva il mercato alimentare e altri mercati nelle vie adiacenti, su Via Del Lastrone invece venne trasferita a metà del quattrocento, specificatamente la vendita del pesce.

E anche qui mi ricordo che, forse per tradizione, su questa via quando ero piccola c’erano alcune rivendite di baccalà, stoccafisso secco, sotto sale, ammollato e anche tonno, acciughe e varie.

Qui si pubblicizzava su cartellini scritti a mano su carta gialla, il baccalà San Giovanni che viene da una specifica zona del Quebec ed è particolarmente gustoso e pregiato.

Tutt’intorno le carni macellate iniziarono ad essere vendute da apposite botteghe dette beccherie e anche qui ne ricordo almeno quattro.

Una specializzata in carne equina, una dove si andava a comprare la bistecca, una che aveva sempre fuori appesa la cacciagione e vendeva pollame ed una che produceva salumi in proprio.

Per completare la lista delle merci commestibili… eccoci in Via dell’Abbondanza dove c’era un grande magazzino che accoglieva merci non deperibili da conservare per i periodi di carestia.

Passiamo ora alle corporazioni artigiane… non vogliamo parlare della Via De’ Fabbri??

Qui c’erano le botteghe artigiane per la lavorazione del ferro, si producevano armi varie dalle spade ai coltelli ma anche bisturi per la rinomata Accademia Medica della città.

Un vicolo tipico del centro storico di Pistoia

La seconda parte di Via De’ Fabbri veniva detta Via dei Ramai e qui si trovavano i relativi artigiani.

Finiamo la rassegna con il Vicolo Brontola… che è particolarmente tortuoso ed il vento di tramontana quando ci si infila crea appunto dei brontolii.

Ahhh, il vento di tramontana a Pistoia si chiama Zinibbio…ma questo nome non mi risulta sia nell’odonomastica pistoiese.

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