Ombrone: un nome per due fiumi

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In Toscana quando si parla di Ombrone, occorre specificare.

Infatti, i fiumi con questo nome sono due: quello Pistoiese e quello Grossetano.

Nonostante il nome sia uguale, sono diversi e distanti fra di loro.

Il primo nasce dall’Appennino ed è un affluente dell’Arno, l’altro nasce dalle colline del Chianti e attraversa la Maremma per poi tuffarsi nelle acque del Mar Tirreno.

L’Ombrone Pistoiese

Nasce sull’Appennino pistoiese vicino a San Mommè e dopo appena 47 chilometri raggiunge l’Arno.

Appena nato si congiunge con i rivoli provenienti da due sorgenti vicine e in molte carte è riportato questo come punto di inizio del suo corso.

Fino al ponte della ferrovia, prosegue in una cascata su una parete costruita dall’uomo e costeggiando resti di altre costruzioni.

Successivamente, diverse altre sorgenti sgorgano direttamente nel corso.

L’ Ombrone Pistoiese a Gello, immediata periferia di Pistoia

Giunge così a Gello, al limite di Pistoia, e qui la sua caratteristica torrentizia si fa palese, soprattutto nei mesi estivi, quando, anche a causa di un indiscriminato prelievo delle sue acque per fini agricoli, va in secca.

Ne soffrono numerose specie ittiche – come trote fario, cavedani e persici – di cui invece sarebbe ricco.

La fauna ittica ritorna numerosa nella parte finale: superato il territorio di Quarrata, tornano a trovarsi carpe, pesci gatto e persici.

In passato

Non stupisca, quindi, che l’Ombrone fosse navigabile fino al XIX secolo.

Lo era sicuramente risalendo dalla confluenza con l’Arno almeno fino a Poggio a Caiano, da dove i trasporti proseguivano poi su ruote.
Nel XIV secolo si portava lana fino a Prato e si trasportarono materiali edili per la costruzione della Villa Medicea.

Questo sistema fu particolarmente importante fra il XVI e il XIX secolo per traportare il “ferraccio”.

Questo era, in pratica, ghisa prodotta da una prima rudimentale lavorazione che veniva fatta nelle fornaci di Follonica al minerale proveniente dall’Isola d’Elba.

Da qui veniva trasferito sull’Arno e quindi da Poggio a Caiano fino alle ferriere della montagna pistoiese dove, grazie alla dovizia di carbone di legna, il materiale veniva fuso e lavorato.

…e quello Grossetano

L’altro Ombrone, quello Grossetano, invece, è il secondo fiume della Toscana dopo l’Arno, con i suoi 161 chilometri.

È abbastanza importante da avere addirittura una leggenda, quella di Ambra e di Ombrone.

Si narra che Ambra fosse una bellissima ninfa dagli occhi cangianti che, quanto ballava illuminata dalla luna, diventavano ora verdi, ora argentei.

Ombrone se ne innamorò perdutamente ma lei non ne voleva sapere e fuggì.

Ombrone la inseguì e corsero fra dirupi e strette gole, poi attraverso la pianura, finché Ambra si stancò.

Allora chiese aiuto alla dea Diana che subito la trasformò in un’isoletta rocciosa, dove ora sorge Istia.

E da allora ad Ombrone non rimase che circondarla e abbracciarla per sempre con le sue acque.

Istia d’Ombrone

Nella realtà

L’Ombrone Grossetano nasce nei pressi di San Gusmè in comune di Castelnuovo Berardenga, siamo quindi sul versante sud-orientale delle colline del Chianti.

Riceve le acque di affluenti dai nomi noti come Arbia, Merse ed Orcia e arriva in pianura a Istia d’Ombrone.

Da qui in poi forma diversi meandri e dopo dodici chilometri nel Parco Naturale della Maremma sfocia con un delta cuspidato nel Mar Tirreno a Bocca d’Ombrone.

Qua l’area salmastra alla foce del fiume crea un ecosistema molto particolare, dove gli uccelli migratori trovano un habitat ideale.
E all’ombra dell’Idrovora di San Paolo, vecchia testimonianza delle opere di bonifica, gli amanti del birdwatching troveranno dei percorsi attrezzati per avvicinare l’avifauna.

L’habitat a Bocca d’Ombrone

Non risulta che sia stato un fiume navigabile, eccezion fatta per alcuni traghetti – le “navi” – che attraversavano da una sponda all’altra in più punti.

È comunque attualmente una meta interessante per chi ama fare canoa in uno scenario unico come il Parco della Maremma.

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