Paesi fantasma in Toscana

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Nell’articolo precedente abbiamo parlato di magioni con fantasma, adesso prendiamo in considerazione interi paesi fantasma.

In Toscana ce ne sono tantissimi e sono tutti un’ottima scusa per fare un po’ di sano trekking.

Specialmente nelle zone fra la Garfagnana ed il Mugello ci sono tanti luoghi sperduti e dimenticati dove praticare quello che gli anglosassoni chiamano “Dark Tourism”.

Sono luoghi che hanno il fascino del mistero, immersi in una natura intatta dove muoversi in compagnia solo del rumore del vento fra i ruderi in una pace assoluta.

Come è nostro costume, ve ne indicheremo cinque in ordine sparso, ma se ne rimarrete affascinati, tanti altri ce ne sono un po’ ovunque in Toscana.

Il primo dei paesi fantasma: Montingegnoli

Montingegnoli

Si trova nei pressi di Radicondoli (Siena) tra le valli del Cecina e del Merse.

È un borgo che risale al XII secolo, è pressoché intatto ed è abbandonato da più di cento anni.

L’aspetto ben conservato dà a Montingegnoli un’aria misteriosa e anche un po’ inquietante, come se i suoi abitanti fossero spariti tutti d’un colpo.

Infatti, è andata più o meno così: nel 1833 aveva 220 abitanti e dopo un secolo nemmeno uno.

Come in molti altri centri rurali, il livello di vita si era irrimediabilmente deteriorato e gli abitanti emigrarono verso le città in cerca di una vita migliore.

Castiglioncello

I resti di Castiglioncello

No, non quello in riva al mare a pochi chilometri a sud di Livorno.

Questo si trova sui monti dell’Appennino Tosco-Romagnolo ai confini della Romagna in comune di Firenzuola.

La sua fondazione risale al IX secolo ed occupava una posizione altamente strategica sia militare che commerciale per quei tempi.

Controllava i traffici fra Bologna e Firenze ed il feudatario del luogo esigeva pedaggi assai esosi.

Stufi di questa situazione, i fiorentini aprirono una nuova via di comunicazione attraverso il Passo del Giogo.

E nella seconda metà del Trecento fondarono una nuova città di frontiera nella valle del Santerno: Firenzuola.

Castiglioncello rimase tagliata fuori, anche se mantenne una pur minima importanza fino al Settecento.

Successivamente furono aperte altre strade fra Toscana e Romagna e iniziò il declino.

Per un secolo non ebbe che una sessantina di abitanti che nel 1960 divennero zero.

Tuttora lungo la vecchia strada è possibile trovare altri borghi abbandonati come quello di Brento Sànico.

Buriano, il borgo che morì due volte

Il salone nella villa padronale di Buriano

Parafrasando il titolo di un celebre film di Hitchcock, questo potremmo dire di questo paese.

A due passi dalla splendida Volterra, tra le colline, conserva ancora il fascino tutto medievale toscano che solo queste terre riescono ad offrire.

Nel primo millennio la sua posizione era perfetta: su un’altura, lontano da zone malsane, un po’ isolato e protetto.

Queste caratteristiche divennero il rovescio della medaglia nel secolo scorso.

L’attrattiva che i grandi centri urbani offrivano sia dal punto vista sociale che lavorativo provocò il suo spopolamento.

Poi ci fu la resurrezione.

Nel 1986 un gruppo di imprenditori trasformò l’antico borgo in una sorta di agriturismo diffuso che ottenne un discreto successo.

Dopo poco più di un decennio fu acquisito da una ditta svizzera per farne una enorme Beauty Farm.

Ma questo progetto non andò mai in porto ed il borgo tornò ad essere ancora una volta completamente vuoto.

Fornello

I carrelli della vecchia miniera a Fornello

Siamo in Mugello, terra di leggende e misteri, e quindi anche di paesi fantasma e i resti di questo borgo sono un po’ sui generis.

Il percorso che si snoda nei boschi porta ai binari dismessi della ferrovia, a un tunnel spettrale e ai caselli ferroviari abbandonati e ricoperti dalla vegetazione.

Vi sto parlando della vecchia stazione di Fornello, piccola località nel comune di Vicchio, situata sulla linea ferroviaria faentina tra Borgo San Lorenzo e Marradi.

Serviva, oltre che gli abitanti della zona, anche ai minatori per raggiungere una miniera che qui una volta era attiva, oltre che trasportare a valle il materiale scavato.

E nella boscaglia intorno ci sono ancora le rotaie con i carrelli arrugginiti della miniera e le sue strutture.

Si vedono i resti della biglietteria e del primo soccorso.

Inoltre, alcuni vani sono tuttora utilizzati come magazzino per i mezzi di manutenzione della ferrovia necessari durante le nevicate invernali.

L’ultimo dei paesi fantasma: Fabbriche di Careggine

Fabbriche di Careggine, in occasione di una apertura della diga

Siamo in Garfagnana, dove c’era già nel XIII secolo un florido borgo nato da una colonia di fabbri immigrati da Brescia.

Erano maestri nella lavorazione del ferro estratto dalle miniere del vicino Monte Tambura.

L’importanza di questo minerale portò fino a tutto il Settecento a un notevole prestigio e ad importanti agevolazioni per il borgo, anche perché si trovava sulla nuova via fra Modena e Massa.

Poi varie vicende portarono all’abbandono di questa strada con conseguente decadimento di Fabbriche di Careggine i cui abitanti provarono a dedicarsi all’agricoltura e alla pastorizia.

All’inizio del Novecento ci fu una lieve ripresa grazie all’apertura di una cava di marmo nelle vicinanze, ma il colpo di grazia avvenne dopo la Seconda Guerra Mondiale.

L’ Enel costruì una diga alta 92 metri che sbarrò il torrente Edron e sommerse l’antico villaggio sotto decine di metri d’acqua.

Tutto sparì: le case in pietra, il cimitero, il ponte a tre arcate e la chiesa romanica di San Teodoro con il campanile a pianta quadrata.

Ma come tutti i fantasmi che si rispettano, ogni tanto il borgo riappare in tutto il suo fascino: quando aprono la diga per operazioni di manutenzione.

E fino ad ora è accaduto solo cinque volte.

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