Peretola, notorietà in periferia

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Oggi come oggi Peretola è conosciuta internazionalmente per ospitare l’Aeroporto Amerigo Vespucci di Firenze.

Eppure, ha avuto una certa notorietà nella storia lontana e recente, per cose buone e anche per cose meno buone.

Tanti anni fa girava un indovinello che recitava: “mezzo pepe, mezza rete, mezzo topo e mezza lana, è un paese di Toscana” la cui soluzione era, giustappunto, Peretola.

Chi vi scrive ci è nato, e quindi in un vago sentimento di amore-odio vedrò di essere quanto più obiettivo possibile.

Atterrando all’Aeroporto Amerigo Vespucci di Firenze Peretola

Dove si trova

Ormai Peretola è stata inglobata nel tessuto urbano di Firenze, e sembra impossibile che appena nei primi anni ’50 del secolo scorso le sue strade non fossero ancora asfaltate.

Gli autobus della mitica linea 29 coprivano sbuffando i cinque chilometri che la dividevano dalla Stazione di Santa Maria Novella attraversando veri e propri campi.

In paese si presentavano i venditori ambulanti con le loro grida: “d’Arno vivi” o “donne c’è l’arrotino” e così via.

Il fruttivendolo arrivava seduto sulla stanga del suo carretto, mentre il suo asino gestiva autonomamente le soste necessarie ai vari rapporti commerciali con le massaie.

Poi più tardi le scorribande con i coetanei in bicicletta per le strette viuzze della parte più vecchia di Peretola.

E più tardi ancora gli incontri al “circolino” cercando di imbastire le prime avventure.

Altri tempi! Era una vita senza cellulari, social o computer.

Ormai è storia.

Ma Peretola ha la sua storia, quella vera che risale nel tempo, ed è stata anche abbastanza rinomata.

L’unica navata della Pieve di Santa Maria a Peretola

Fama buona e fama cattiva

Non c’è rosa senza spine, si dice.

Quindi per prima cosa togliamoci il pensiero delle spine.

C’è chi dice che quello che il popolo produce in quanto a motti, proverbi, aforismi ed amenità del genere è frutto di una forma di rispetto e talvolta di invidia.

Sarà!

Certo è che davanti a proverbi come “Brozzi, Peretola e Campi, la peggio genìa che Cristo stampi”, credo sia lecito farsi venire dei dubbi sul fatto che si tratti di invidia, ma nemmeno di rispetto, direi.

Altra cosa che non è certo frutto di invidia è la cattiva fama del vino prodotto in zona.

Francesco Redi nel suo “Bacco in Toscana” del 1685 punta il dito su questo problema che doveva essere già noto in modo abbastanza diffuso.

Si identificavano, in contrapposizione alle Cinque Terre liguri, produttrici di vini sopraffini, la Cinque Terre di Toscana, ovvero: Brozzi, Quaracchi, Peretola, San Donnino e Lecore.

Gli osti del resto della Toscana, dall’alto della loro esperienza enologica su vini eccezionali a livello mondiale in ogni tempo, sentenziavano che quel vino sapeva di botte, di secco, di muffa e altre amenità varie.

E per finire, sembra che il primo ad essere denunciato per frode nella richiesta di indennizzi a seguito dell’alluvione del 1966, sia stato un peretolino.

Il Tabernacolo di Luca della Robbia, gli affreschi dell’altare laterale e il Fonte Battesimale di Francesco di Simone Ferrucci

Peretola, nella storia e nella letteratura

Finito con le spine, occupiamoci della rosa.

Sembra accertata l’origine etrusca di questo borgo.

Una parte di Peretola, il Motrone, porta un nome latinizzato di un toponimo etrusco, tipo “Mutro”.

Il nome del paese, poi, compare in un documento del 12 agosto 1178.

Per certo ebbe un notevole sviluppo economico al seguito di quello di Firenze nel ‘400, in quanto era dislocato fra due direttive: verso Prato e verso Pistoia.

Ma passiamo alla letteratura.

Il borgo fa da ambientazione alla famosa novella del Decamerone del Boccaccio che racconta di “Chichibio e la gru” e che si svolge sull’Arno nei pressi di Peretola.

Ma anche Franco Sacchetti nomina Peretola in una delle sue “Trecentonovelle”.

Il già nominato Francesco Redi scrisse un racconto intitolato “Il gobbo di Peretola”.

In epoca moderna, inoltre, Pasquale Festa Campanile ha inserito fra i 13 di Ettore Fieramosca un abilissimo spadaccino che si chiamava Albimonte da Peretola.

E che dire dei personaggi a cui Peretola ha dato i natali?

Per prima cosa ricordiamo che la famiglia del grande navigatore Amerigo Vespucci ebbe origine qua.

E sempre qua nacque Tommaso Masini, detto Zoroastro da Peretola, che fu il collaudatore delle macchine volanti di Leonardo da Vinci.

I monumenti di Peretola

Quello decisamente più importante è la Pieve di Santa Maria, che è di origine romanica del XII secolo.

All’interno della sua unica navata si può ammirare un pregevole capolavoro di Luca della Robbia.

Il Tabernacolo del Sacramento ha il pregio di essere il primo esempio di maiolica invetriata realizzato dal Maestro.

Notevole anche il Fonte Battesimale di Francesco di Simone Ferrucci, oltre al crocifisso ligneo ed agli affreschi degli altari minori.

Tracce ancora visibili di dimore patrizie per le vecchie strade di Peretola

Vicino alla Pieve c’è un raro esempio di architettura neoclassica: l’oratorio della Santissima Annunziata.

Andando a zonzo nella parte più antica del borgo, si trovano strade strette segnate da tabernacoli e da accessi alle corti tipiche dell’edilizia contadina del ‘5-600.

Si nota ancora il Palagio degli Spini o Villa del Motrone, dimora della famiglia Spini, nobili fiorentini, nella seconda metà del XVI secolo.

Sulla strada che porta a Prato, ormai nascosta fra costruzioni moderne e i piloni della sopraelevata, c’è una cappella che sembra la miniatura di Santa Maria del Fiore.

È l’oratorio di Santa Maria Vergine della Pietà, comunemente chiamata dai locali “la Cupolina”.

Concludendo

Bene, ecco dette le quattro parole promesse su Peretola.

Che dire? Vogliamo solo concludere con la massima generale del marketing: “nel bene o nel male, l’importante è parlarne”.

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