Proverbi toscani

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I proverbi sono frutto della saggezza popolare e sono nati dall’osservazione della vita di tutti i giorni.

Fra le caratteristiche che si riconoscono ai toscani, ci sono senno, sagacia, arguzia, dissacrazione e, se vogliamo, talvolta un pizzico di arroganza.

Forse per questo in Toscana abbiamo una notevole ricchezza di proverbi e va anche detto che alcuni hanno corrispettivi pure in altre regioni.

Qui ne citeremo, ovviamente, solo alcuni.

Proverbi, prima qualche considerazione

Se leggiamo la definizione di “proverbio” sul dizionario Treccani troviamo: “Breve motto, di larga diffusione e antica tradizione, che esprime, in forma stringata e incisiva, un pensiero o, più spesso, una norma desunti dall’esperienza”.

A molti non piace esprimersi citando motti e simili, perché usare luoghi comuni potrebbe sembrare indice di scarsa intelligenza e di qualunquismo.

A noi, però, piace più pensare che raccolgano dei fondamenti di verità cresciuti nell’esperienza di tutti i giorni attraverso secoli e che contengano tuttora delle sagge indicazioni.

Senza contare la simpatia che le loro colorite immagini spesso evocano.

Vediamo qualche proverbio fra i più usati in Toscana.

I più diffusi

1. “Se la mi’ nonna avea le rote era un carretto

E giusto qui siamo all’uso di immagini divertenti: vi immaginate una nonna con le ruote?

Si usa il surreale per invitare ad essere concreti e a non fare congetture astratte.

Il luogo più idoneo a scambiarsi i proverbi: il tavolo dello scopone
2. “Cencio dice male di straccio

È simile al nazionale “il bue dà di cornuto all’asino” – per indicare qualcuno che dice male di altri senza pensare alle sue manchevolezze.

3. “L’ha visto più soffitti lei che un imbianchino

Viene detto a proposito di qualche signora cui si attribuisce una notevole frequentazione di alcove diverse.

4. “Brozzi, Peretola e Campi, la peggior gente che Cristo stampi

Questo nasce dalle antiche rivalità fra paesi sorte in Toscana ai tempi dei tanti liberi comuni che vennero a formarsi nel Medioevo.

I toscani, poi, sono per natura abbastanza propensi a dividersi per assecondare interessi personali.

Basti pensare ai tempi delle lotte fra Guelfi e Ghibellini, quando, come se non bastasse, a Firenze nacquero Guelfi Bianchi e Guelfi Neri.

E, a proposito di Guelfi e Ghibellini, eccone uno attualissimo:

5. “Guelfo non son, né Ghibellin m’appello: chi mi dà da mangiar, tengo per quello

Si riferisce evidentemente alla figura del voltagabbana, abbastanza comune anche ai giorni nostri.

6. “Meglio padron di una votazza che garzon di una corazza

La votazza è una specie di grosso cucchiaio con cui i “civaioli” (venditori di granaglie) raccoglievano le sementi dal loro sacco per venderle al cliente e se siete di cultura marinara la conoscete come “sassola”.

Il detto significa che è meglio avere un lavoro proprio anche se di poco conto che essere in posizioni di rango ma al servizio di qualche pezzo grosso.

7. “Meglio invidiati che compatiti

Questa è l’essenza dell’essere toscano.

Senza lilleri ‘un si lallera
8. “Chi ‘un ha quattrini ‘un abbia voglie

Oppure la versione “Senza lilleri ‘un si lallera”.

Attualissimi entrambi, direi: oggi il consumismo porta a spendere e spandere a piacere senza tener troppo conto delle proprie possibilità.

9. “È peggio l’invidia dell’amico che l’insidia del nemico

Indubbiamente uno dei detti toscani più saggi.

10.”Chi monta più alto che non deve, cade più basso che non crede

Questo non ha bisogno di spiegazioni: è frutto proprio di saggezza toscana dei tempi più antichi.

Per chiudere

Ci siamo limitati a questi dieci proverbi, ma ce ne sarebbero tantissimi altri.

Per esempio, detti come “Sto co’ frati e zappo l’orto” o “Chi si loda s’imbroda” hanno ormai assunto una “fama” anche al di fuori della nostra regione.

E se ora pensate con compiacimento alla saggezza dei “maledetti toscani”, abbiamo raggiunto il nostro obiettivo.

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