Santi in Toscana

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I nostri vecchi hanno sempre visto la Toscana come una terra di bestemmiatori ma, forse per una sorta di divina compensazione, questa Regione ha espresso anche molti santi e beati.

Vi vogliamo parlare di quelli che hanno avuto a che fare con la Toscana per nascita, morte o azioni e che offrano qualche connotato curioso o interessante.

Per intendersi qualcosa di simile a quanto vi abbiamo già raccontato su San Miniato tempo fa.

O come la figura di San Galgano di cui vi abbiamo già parlato.

Quindi andiamo a vedere qualche altro esempio.

Fra i Santi anche un delinquente

Del loro Patrono i Pisani hanno sempre detto: “levato quel viziaccio di rubare, San Ranieri era un gran Santo”.

In effetti Ranieri Scacceri, nato da una famiglia borghese pisana nel XII secolo, passò la gioventù a dedicarsi ai piaceri della vita e a varie azioni disoneste, ivi compresi i furti.

Si ravvide, però, e pianse tanto per i suoi peccati fino, si dice, a perdere la vista.

La riottenne ed ebbe una visione grazie alla quale cedette tutti i suoi beni e vestito solo di un saio passò tredici anni in Terra Santa in penitenza e in raccoglimento facendo, sembra, anche molti miracoli.

Tornò a casa e ritrovò i suoi antichi compagni di bagordi che, colpiti dalla sua conversione, lo seguirono anche nel suo percorso di fede.

La gente lo amò molto e alla sua morte tutte le campane di Pisa si misero a suonare.

La chiesetta di San Cerbone, sul Golfo di Baratti

Due Santi per la Val di Cornia

Sono Regolo e Cerbone.

Si era a cavallo fra il V e il VI secolo ed insieme ad altri sacerdoti erano in fuga dall’Africa settentrionale in seguito alle persecuzioni dei Vandali.

A causa di una tremenda tempesta riuscirono miracolosamente a sbarcare sulle coste del Golfo di Baratti, più o meno dove oggi si trova la cappella intitolata a San Cerbone.

Mentre gli altri si allontanarono per altre mete, i due Santi rimasero.

Successivamente Regolo risalì la Val di Cornia mentre Cerbone iniziò una vita di eremitaggio nei pressi di Populonia.

Il primo si inimicò presto Tòtila, il re dei Goti, che lo decapitò.

Anche Regolo, come Miniato, raccolse la sua testa e se ne andò sulle sue gambe, o almeno così narra la leggenda.

Pure Cerbone ebbe a che fare col re dei Goti che condannò a morte anche lui, ma il suo carnefice avrebbe dovuto essere un orso feroce.

La bestia, una volta trovatasi di fronte al Santo, si ammansì e nemmeno lo avvicinò.

Nell’ultima parte della sua esistenza, Cerbone dovette fuggire da Populonia, di cui era diventato Vescovo, ad opera dei Longobardi e si rifugiò all’Isola d’Elba.

Alla sua morte, per suo desiderio, il suo corpo fu riportato a Baratti.

Durante la traversata si scatenò una tremenda libecciata, ma avvenne che lungo la rotta della nave l’acqua era sempre calmissima e l’equipaggio non fu bagnato neppure da una goccia.

Il profilo dell’Isola di Montecristo

Santi guerrieri

Si era nel XII secolo e, come San Galgano, anche San Guglielmo di Malavalle proveniva da una vita di violenze dovute alla sua professione di soldato.

La Grazia toccò anche il suo cuore e si disfece delle sue armi ad eccezione della pesante corazza che per penitenza indossava sulla nuda carne.

Girò molto, da Santiago di Compostela alla Terra Santa.

Si stabilì poi, grazie ad una visione della Madonna che ebbe, in un eremo a Malavalle, nei boschi a nord-ovest di Castiglione della Pescaia.

Qua visse fino ai suoi ultimi giorni in povertà assoluta e in penitenza facendo moltissimi miracoli.

Le sue reliquie sono disseminate fra Castiglione della Pescaia, Vetulonia, Caldana, Montepescali, Tirli e Buriano.

L’ultimo Santo di cui vi vogliamo parlare

Si tratta di San Mamiliano.

Le avventure del Conte di Montecristo ci hanno intrigato un po’ tutti, vero?

Ebbene, Mamiliano, in fuga per le persecuzioni – qualche leggenda dice da Palermo, altre dall’Africa – si stabilì in eremitaggio sulla solitaria Isola di Montecristo.

E qui, sempre secondo un’altra leggenda, uccise un drago alato facendo sgorgare una sorgente dal luogo in cui il drago cadde.

Alla sua morte un’enorme colonna di fumo si levò spontaneamente visibile in tutto l’Arcipelago.

Le sue spoglie sono a Palermo da dove proveniva, all’Isola del Giglio dove era particolarmente venerato e a Sovana dove operò a lungo.

Al Giglio fu portato un suo braccio che compì il miracolo di fare indietreggiare i pirati barbareschi durante un attacco, evitando un feroce saccheggio.

Il tesoro di San Mamiliano, a Sovana

Oggi è accertato che Il culto del Santo è strettamente legato alla diffusione del Vangelo nell’Arcipelago Toscano e nella bassa Maremma.

Soprattutto a Sovana, dove – udite, udite – è stato ritrovato nella vecchia chiesa di San Mamiliano un misterioso tesoro costituito da 498 monete d’oro risalenti al V secolo.

Che fosse questo il tesoro del Conte di Montecristo?

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