Serchio, terzo fiume della Toscana

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Mi costi più te che ‘l Serchio a’ lucchesi” è un motto molto in uso in Toscana a proposito di spese continue anche se fatte per scopi utili.

Come tutti i proverbi, anche questo si basa sull’esperienza popolare di vita vissuta attraverso i secoli.

Vediamo quindi un po’ di geografia, storia e leggenda di questo corso d’acqua.

Il corso del fiume

Il ramo principale del Serchio nasce dal Monte Sillano e si unisce al ramo di Gramolazzo a Piazza al Serchio.

Attraversa la Garfagnana sotto lo sguardo della Fortezza delle Verrucole e costeggia Barga e Bagni di Lucca.

Borgo a Mozzano: il Ponte della Maddalena, conosciuto anche come Ponte del Diavolo

Passa sotto l’austero Ponte della Maddalena – o Ponte del Diavolo – a Borgo a Mozzano e riceve molti affluenti, il principale dei quali è il Lima.

Quest’ultimo nasce al Passo dell’Abetone e raccogliendo le copiose acque dell’Appennino Pistoiese contribuisce notevolmente alla portata del fiume.

Grazie a questo, è il secondo fiume toscano come portata media alla foce ed addirittura il primo se si considerano la regolarità di regime e le portate minime estive.

Sbocca nel Mar Ligure all’interno del Parco di San Rossore a Marina di Vecchiano dopo 111 chilometri che lo fanno, per lunghezza, il terzo fiume della regione dopo Arno e Ombrone Grossetano.

Un po’ di storia del Serchio

Prima di tutto diciamo che il suo corso è stato stravolto svariate volte nel corso dei secoli.

Nell’antichità il suo nome era Auser e, prima di arrivare a Lucca, si divideva in due rami, il minore dei quali si chiamava Auserculus (piccolo Auser).

Ed è da questo che deriva il nome attuale.

I due rami si ricongiungevano a Montuolo, rendendo Lucca praticamente una grossa isola fluviale.

Il vecchio Serchio, poi, era un affluente dell’Arno che raggiungeva a ovest di Pisa.

Il guaio è che con il suo corso attorno alla città i danni alluvionali in termini umani ed economici erano incalcolabili.

Soprattutto dopo la caduta dell’Impero Romano d’Occidente e le successive invasioni barbariche, si abbandonarono completamente i lavori di manutenzione e ampliamento dei vari canali scolmatori.

Le conseguenti gravi alluvioni spinsero la popolazione a lasciare quei territori per altri meno problematici.

La leggenda di San Frediano

Il Serchio a Ripafratta

Ci pensò San Frediano, vescovo di Lucca dal 561 al 589.

Per lui che era un Santo, fu facile tirare un solco con un rastrello e deviare quello che da quel momento fu conosciuto col nome di Serchio.

Questo dice la leggenda, in realtà il sant’uomo era quello che oggi si potrebbe definire quasi un ingegnere idraulico.

E in questo campo aveva imparato tanto dalle popolazioni del Medio Oriente dove era vissuto in gioventù.

Il fiume venne inoltre dirottato a Ripafratta ad ovest del Monte Pisano e fatto gettare direttamente in mare nei pressi di Pisa invece che confluire in Arno.

In tempi meno antichi

Nei secoli successivi si continuò a lavorare sulle problematiche del Serchio, ed è per questo che diventò sinonimo di dilapidatore di capitali.

Si eliminarono alcune anse e si scavarono dei canali, in modo che piano piano le terre tornarono ad essere fertili e di conseguenza a ripopolarsi gli antichi villaggi abbandonati.

Almeno fino agli anni ’50 del XX secolo, per la sua ampia portata, il fiume nel suo basso corso aveva scali e approdi con traghetti tra le rive (chiamati popolarmente “navi” o “barche”).

Il Serchio oggi

Packrafting sul Serchio

Il fiume ai giorni nostri è in grado di offrire esperienze emozionanti ed avventurose in molte parti del suo corso.

Dal trekking lungo le sue rive al rafting ed al canyoning, potrete godere ovunque di una natura incontaminata e di scenari spettacolari.

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