Tre chicche golose a Pistoia

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Tre chicche golose assolutamente da comprare quando si visita Pistoia.

Quand’ero piccola… lo so, molte delle storie cominciano così ma questa è una storia ghiottona, una favola adatta a grandi e piccini che racconta delle tradizioni più dolci di Pistoia e dintorni.

Tre chicche golose, la prima: il confetto di Pistoia

Questo è assolutamente al primo posto per la sua stranezza e unicità. 

Quand’ero piccola, dicevo, si chiamavano i confettini o i confetti birignoccoluti per la loro forma quantomeno particolare… Ora più elegantemente vengono chiamati confetti a riccio.

Sono più grandi dei normali confetti, anche se ne vengono fatti di tutte le misure.

Ma una volta erano standard, tondi e talmente grossi che, visto che non erano facili da spezzare, ci si mettevano in bocca tutti interi.

Poi ci toccava pazientemente aspettare che si sciogliesse un po’ lo zucchero delle punte che li rivestivano per riuscire a passarli da una parte all’altra della bocca.

I confetti birignoccoluti, in due misure

Un supplizio dolce… e poi una volta non c’erano tanti ripieni…

Il nonno ne comprava un sacchetto e, se eri fortunato, trovavi l’anice al suo interno, un po’ meno se trovavi il coriandolo che da piccini non ci piaceva molto.

Una chicca storica

Lo sapevi che questo confetto risale al ‘300 quando si serviva la colazione a nobili, magistrati e vescovo in occasione della festa del patrono San Jacopo?

Venivano chiamati anici confectilanciati sul corteo per le celebrazioni da cui poi l’usanza di lanciarli agli sposi per i matrimoni.

Io però vi assicuro che beccarsi una salva di queste pietre appuntite non mi sembra sia tanto affascinante!

Ed è vero che anche i poveri li potevano mangiare raccogliendoli da terra, ma è pur vero che qualcuno a casa ci tornava con dei bei lividi!

Mi ricordo che mia nonna li comprava con l’anice perché diceva che uno dopo pranzo era digestivo.

Un gran progresso, a mio avviso, si ebbe quando la Confetteria Corsini, da cui andavamo a comprarli in piazza San Francesco, decise di produrli di 2 misure, grandi secondo la tradizione e più piccoli ma soprattutto con tanti ripieni diversi.

Allora i miei preferiti divennero quelli col ripieno di cacao seguiti da quelli con l‘arancio mentre non ho mai amato le mandorle.

Ancora oggi il procedimento è un po’ complesso perché si creino le piccole punte del riccio.

La versione pistoiese del Panforte, ricoperto di cioccolato

I Corsini, poi,  hanno anche tanti altri prodotti dolciari fra cui un Panforte ricoperto di cioccolato.

È una bomba calorica dai profumi speziati ed è veramente delizioso se assaporato con un bel caffè.

Tre chicche golose, la seconda: le cialde di Montecatini

Ne sono golosissima e anche qui ho tanti ricordi d’infanzia.

Da Pistoia la mamma mi portava a Montecatini per una passeggiata in centro.

Lei a guardar vetrine, io a guardarmi intorno.

Ma poi veniva il mio turno di deliziarmi con qualcosa, un bel gelato o ancora meglio una cialda di Montecatini, appunto, appena “sfornata” … perché il fascino era anche vederle fare.

Si entrava in un negozio lindo e semplice dai colori neutri, beige e verdino, e con pochissimi oggetti in giro.

Ricordo ancora un grande vaso di vetro con il tappo a forma di tartaruga che conteneva non so quali dolcetti e poi dei contenitori di ceramica dipinti e null’altro in giro.

Sul bancone una macchina che come un po’ tutto negli anni ’60 aveva un aspetto tondeggiante e affascinante.

Avete presente i tostapane e gli spremiagrumi stile retrò? ecco intendo quello stile… ebbene, questa macchina era una specie di pressa a caldo.

Mi piaceva tantissimo guardare come facevano le cialde perché le facevano sul momento.

L’impeccabile commessa in camice bianco prendeva una finissima cialda preparata con farina e uova e sopra vi metteva un cucchiaio di impasto di zucchero e mandorle per poi soprammettere un’altra cialda e pressare tutto a caldo…

Le cialde di Montecatini

Un profumo che non vi dico… una vera delizia!

Sono spettacolari col gelato ma anche di accompagnamento ad una cioccolata calda e – perché no? – ad un bicchierino di Vinsanto per i più grandi.

Per la vendita oggi vengono in realtà impilate e pressate fino a che non raffreddano per evitare che si sbriciolino e poi confezionate a 5 o a 10 alla volta.

Anche se l’invenzione non è antica come quella dei confetti di Pistoia, si risale comunque al 1936 quando la famiglia Bargilli iniziò a proporle e a produrle a Montecatini.

E di lì a poco anche la famiglia Desideri aprì un laboratorio a Monsummano.

L’ultima chicca: i brigidini

Ed eccoci all’ultima delle tre chicche golose che vi ho promesso: i brigidini.

Le loro origini, se non antichissime come quelle dei confetti di Pistoia, sembra risalgano comunque al XVI secolo per invenzione di alcune monache del convento di Santa Brigida in Pistoia.

Per la verità, alcuni dicono in Monsummano e da questo nasce un po’ di rivalità sulla paternità di queste cialdine, anche se oggi sono conosciute come prodotto tipico di Lamporecchio.

Le brave suorine si inventarono questo biscottino nel mentre erano lì che facevano le ostie.

I brigidini e, in un angolo, una vecchia schiaccia per farli

Decisero di provare a pressare un impasto di zucchero, farina, uova ed essenza di anice nelle schiacce, che erano stampi in ferro che, una volta chiusi, venivano messi sul fuoco.

Di che sanno? di anice e si sciolgono in bocca … un fine pasto a un accompagnamento per il caffè davvero gustoso!

Ebbene queste friabili cialdine piano piano divennero un prodotto apprezzatissimo e venduto in tutte le fiere, le sagre, i lunapark e tutte quelle occasioni dove ci sta bene un banco dei chicchi con appunto i brigidini e i buoniduri… ma di questo vi parlerò un’altra volta…

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