Un’ osteria particolare a Livorno

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La parola osteria richiama alla mente un locale in cui ci si ritrova a mangiare, bere e chiacchierare senza tanta etichetta.

A Livorno ce n’è una davvero sui generis, l’ Osteria Melafumo.

Ha il pregio di incarnare lo spirito labronico, ma prima di parlarvene è meglio che vi spieghi qualcosa su questa simpaticissima città.

L’interno dell’ Osteria Melafumo “prima che venga gente”

Come nasce Livorno

Livorno è sempre stata una città particolare con i suoi quartieri e le sue leggi speciali.

Una città di commerci e quindi aperta al mondo.

Una città legata al suo porto e in tempi più moderni una città definita rossa per la stragrande maggioranza di simpatizzanti di sinistra.

Ma la storia è lunga e ci riporta indietro ai tempi delle Leggi Livornine volute dai Medici.

Livorno era infatti un porto franco e rifugio di tutti gli ultimi di Europa.

Dagli Ebrei perseguitati in Spagna agli Ugonotti cacciati dalla Francia.

A questi si aggiunsero schiavi in fuga, criminali, debitori incalliti, bancarottieri, ladri e prostitute, tutti finalmente liberi di ricominciare una nuova vita.

Con queste premesse, alla fine del ‘500 la città di Livorno divenne il simbolo di una ribellione anarchico-popolare.

La popolazione era caratterizzata da enormi differenze, contraddizioni culturali, religiose e di appartenenza.

Ma c’era una cosa che univa tutti: la volontà di non assoggettarsi ad un’unica cultura o all’autorità del governo. 

Nel 1849 ottennero il primo governo democratico d’Italia e cedettero agli austriaci solo dopo due giorni di combattimenti anche se in inferiorità numerica e di armi.

Molti fuggirono di tetto in tetto quando gli austriaci sfondarono le barricate.

Ma ci fu Enrico Bartelloni che, pur vedendo che le truppe non si accontentavano di fermare gli insorti ma ne facevano strage, non fuggì.

E alla domanda di una guardia ad un posto di blocco che gli chiese come si chiamava e dove andava rispose: “Sono Enrico Bartelloni e vo dove c***o mi pare”.

L’angolo della saggezza livornese

In tempi più recenti

Poi venne lo sviluppo capitalistico ma non fu la gente di Livorno ad arricchirsi.

Il proletariato era formato da operai, navicellai, artigiani, facchini, portuali, barrocciai, pescatori, ferrovieri, tessitrici, cenciaiole, corallaie, impagliatrici di fiaschi, filande e ancora ladri e prostitute.

Fin dagli anni 70 dell’ ‘800 iniziarono associazionismi e organizzazioni di scioperi che furono anche violenti con assalti ai forni.

Agli inizi del ‘900 con fame e miseria, poche case e pochi soldi, la sinistra intesa come politica reale prese ancora più piede.

Non ci si incontrava solo all’osteria ma nelle sedi dei primi partiti e le riunioni erano seguitissime.

Poi venne la Grande Guerra che impoverì tutti, figuriamoci chi già aveva poco…

Pensate che, poi, durante il fascismo venne organizzata una guardia rossa che si opponeva ai bastonatori del fascio. 

Livorno fu l’ultimo comune a cadere in mano ai fascisti ma il fascismo in effetti non attecchì mai perché comunque contro aveva gente associata o meno in comitati, erano socialisti, comunisti, anarchici e gruppi studenteschi.

In questa Livorno, nel tentativo di rimodernare e risanare il centro città, nascono nuovi quartieri dove prima c’erano campi. 

Ma i livornesi (e un po’ tutti i toscani) non rispettano neanche il nome delle strade per cui quei quartieri vicino al cimitero si chiamarono Shanghai per indicare che erano lontani dal centro e lo stesso cimitero che si chiamerebbe “La Cigna” viene da sempre chiamato “I lupi”.

Arrivano gli americani

La Seconda Guerra distrugge un altro po’ ma non le idee e la cocciutaggine dei livornesi.

Nasce il Mercatino Americano, ma nasce per contrabbandare sigarette ed altri prodotti che non si trovavano oltre a tutto quello che si recuperava dalle truppe alleate.

Per questo i livornesi lo chiavano “americano”.

Intorno a questo mercatino, via via sempre più turistico, si trova una zona popolare che si è negli anni sempre più spopolata dando spazio e alloggi ancora una volta ai nuovi migranti provenienti da ogni dove.

La zona paradossalmente è diventata turistica perché ricca di colore e forse la bandiera di questo colore la porta il locale che già dal nome è tutto un programma…

L’ Osteria Melafumo… cosa fumo? fate un po’ voi…

Locale ideale per gruppi di amici in vena di “fare caciara”

Com’è l’Osteria Melafumo

In un locale studiatamente trasandato, troviamo alcune chicche imperdibili.

Le sedie e i tavoli sono in gran parte diversi ma soprattutto lo sono piatti e bicchieri che per metterli insieme così scompagnati ci vuole della bravura.

Se cercate un localino intimo, non fa per voi!

Oppure cercate un locale tranquillo? non fa per voi!

Se invece siete un gruppo di amici caciaroni che non disdice tirar battute e buttarsi in un po’ di karaoke d’epoca e soprattutto se vi piace il pesce, allora il locale è perfetto!

Più o meno menù fisso con varianti dovute al pescato fresco, costo fisso e modico tutto incluso anche il vino, il ponce e il dessert…

Un must della cucina dell’Osteria Melafumo

Le cozze sono un classico e spesso vengono servite in grosse ciotole di plastica…

Merita buttare lo sguardo in cucina dove un cuoco corpulento spadella e frigge aiutato da un assistente dai mille tatuaggi.

A servire ragazzi bravissimi e disinvolti ma, mi raccomando, non siate troppo pignoli perché qualche risposta alla livornese potrebbe anche arrivarvi…

Poi bisogna guardarsi intorno e osservare quasi centimetro per centimetro le pareti.

Ci sono tutte le versioni di falce e martello, souvenir di questo simbolo riportati dal resto del mondo e da Cuba.

E dall’ isola caraibica arrivano tanti manifesti e foto del Che.

Poi ci sono sciarpe della squadra di calcio preferita dal cuoco, ma non solo.

Pesce, musica…e altro

E c’è pure un distributore di cannabis.

Ma non basta… scritte provocatorie e proverbi di un tempo fanno capolino fra i mattoni di una parete che una volta accoglieva un camino di cui si vede ancora la fuliggine.

Quando la pancia comincia ad essere piena – qui le porzioni non sono da nouvelle cuisine ma direi più da scaricatore di porto – allora parte la musica e tutti a cantare di tutto un po’…

Il distributore di cannabis

Il repertorio comprende sicuramente “Bella ciao“, ma poi si passa alle canzoni di Guccini o ad un “Mondo di ladri” di Venditti, il tutto a volume elevato e tutti i tavoli che cantano e battono le mani.

Non tutto è esattamente di sinistra, fanno capolino svastiche e stemmi del festival della birra bavarese… ma di sicuro questa osteria incarna il carattere livornese…

Immaginate quindi la risposta alla domanda: melafumo … cosa? sicuramente troverete qualcuno che vi dirà: quello che c***o mi pare!

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