Un tempio naturale per la velocità: il Mugello

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Il Mugello è stato sempre un tempio naturale per la velocità espressa su due o quattro ruote.

Le sue strade che si snodano tortuose su sali-scendi continui in uno scenario da favola hanno ammaliato e stimolato tanti drivers che sono ormai nell’olimpo dei campioni.

Erano altri tempi e il concetto di sicurezza era assai relativo.

Quelli erano veri cavalieri del rischio che uscivano dalle curve “togliendo la polvere” a muretti e alberi pur di limare il centesimo di secondo sul giro.

Poi venne la sospensione delle gare a seguito di tanti gravissimi incidenti e nacque la stupenda struttura fissa del “Mugello Circuit”.

Parliamone un po’ insieme.

Un tempio naturale dal fascino veramente unico

La prima corsa si svolse nel 1914, organizzata dall’Automobile Club di Firenze e le gare continuarono fino al 1970 con delle pause durante i periodi delle due guerre mondiali.

E fu proprio nel periodo fra le due guerre che si crearono le leggende di uomini straordinari.

I loro nomi echeggiano ancora.

Si chiamavano Varzi, Nuvolari, Brilli-Peri, Biondetti, Materassi, Fagioli, Borzacchini, Campari, tanto per nominare solo i primi che mi vengono in mente.

E c’erano anche Maserati e Ferrari che successivamente si trasformarono in costruttori di auto che tutto il mondo tuttora ci invidia.

Erano degli eroi puri che hanno impressionato anche un grande artista come Lucio Dalla.

Non abbiamo idea di quanto difficili fossero da guidare quelle auto e quanta poca sicurezza trovavano alla guida i piloti di allora.

Il percorso

I due tracciati a confronto

Sedicenne appena patentato (per gli scooter), quante volte sono andato a cercare un posticino su una curva per vedere passare eroi più moderni!

Accadeva che settimane prima della gara i piloti percorrevano le strade del circuito per cercare di imparare tutte le traiettorie dei 65 km del percorso.

Il tracciato si snodava da Scarperia su fino al Passo del Giogo per scendere a Firenzuola e poi fare il Passo della Futa, quindi a Cafaggiolo e a San Piero a Sieve per tornare a Scarperia.

Ricordo che la squadra ufficiale Porsche si stabiliva 2-3 settimane prima in una pensione al Covigliaio.

I piloti con l’assistenza dei meccanici passavano le giornate a infilare un giro dopo l’altro con i “muletti” e noi ragazzi a cercare un autografo o qualche confidenza su una particolare curva.

Poi, un po’ più grande, con la mitica 500 di mia madre, andavo a piazzare la canadese in un campo in un punto strategico.

Così assistevo a prove ufficiali e gara senza perdermi l’atmosfera tangibile che la mitica corsa creava con i suoi 100km/h e oltre di media.

L’incidente fatale occorso a Gunther Klass sulla sua Ferrari ufficiale

Poi due gravi incidenti mortali – un pilota, Klass su una Ferrari e un bambino durante le prove libere – portarono alla proibizione della Prefettura allo svolgimento dell’evento.

Ora si svolge una manifestazione rievocativa per vettura storiche che ripropone, forse un po’ in sordina, le emozioni di un tempo.

La nascita dell’autodromo

Valentino Rossi in azione al Mugello

Nel 1974 fu inaugurato l’autodromo che fu poi acquistato nel 1988 dalla Ferrari.

Si sviluppa su 5245 km con 15 curve e con le ristrutturazioni effettuate a più riprese fino al 2015 ha raggiunto un altissimo livello di sicurezza e spettacolarità.

Questo ha permesso di ospitare sia gare mondiali di Moto GP che, nel 2020, un Gran Premio di Formula 1.

Leclerc sulla Ferrari al Mugello

Piloti e centauri hanno sempre senza eccezioni magnificato le qualità di questo circuito.

Lewis Hamilton ebbe a dire: “È un circuito straordinario, le forze G delle curve 6-7-8 sono folli”.

Indubbiamente, il pubblico può godersi lo spettacolo dei moderni bolidi a due e quattro ruote che andando oltre i 300 km/h di velocità massima si danno battaglia affrontando curve ben disegnate e con ampie vie di fuga.

Per certo, la sicurezza per drivers e pubblico è massima, ma l’emozione che dava la versione stradale resta davvero indimenticabile, in questo tempio naturale della velocità.

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