Una regione in più: la Lunigiana

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Una regione nella regione, così si potrebbe definire la Lunigiana.

Il suo territorio si trova fra le provincie di Massa CarraraLa Spezia e Parma, tutte, amministrativamente parlando, in Regioni diverse.

La maggior parte del territorio, però, è in provincia di Massa Carrara e quindi a tutti gli effetti siamo in Toscana.

Ma questa zona ha caratteristiche molto particolari e diverse dal resto della Regione.

Per questo è una regione a parte e fin dalla preistoria ha avuto un suo sviluppo ed una sua storia.

In questo articolo ti voglio parlare di tre motivi molto importanti per visitare la Lunigiana.

Mettiti comodo e preparati perché di sicuro se sei un appassionato di castelliprodotti della natura e buon cibo… ti farò venire l’acquolina in bocca

Lunigiana: una regione a parte, la sua storia in breve

Non mi basterebbe questo blog per raccontarti la storia della Lunigiana ma è interessante sapere qualcosa proprio per capire le origini di un territorio e delle sue genti.

Abitata fin da ere preistoriche, alcune grotte testimoniano la presenza di uomini di Neanderthal.

Pensa solo al mistero delle Statue-Stele affiorate dalla preistoria e un brivido ti percorrerà al cospetto di questi idoli di pietra scolpiti e stilizzati.

Divinità oppure capi, simboli o guerrieri armatissimi con le loro donne ornate e prosperose, è una questione ancora aperta, un enigma ancora irrisolto.

Durante l’età del ferro una discendenza dell’antica popolazione dei Liguri, gli Apuani, abitava la Lunigiana.

All’epoca della seconda guerra punica, gli Apuani difesero strenuamente il territorio dall’invasione romana.

Si schierarono con Annibale e alla fine dovettero soccombere.

I romani ne deportarono ben 50000 nel Sannio.

Successivamente, legionari che avevano combattuto nella battaglia di Azio e che erano di provenienza Gallica o Ligure colonizzarono il territorio.

Le enigmatiche e affascinanti Statue-Stele

La sua storia dopo Roma

Alla caduta dell’Impero Romano, tutti coloro che scendendo dalla Pianura Padana si dirigevano verso il mar Tirreno tentarono di accaparrarsi la Lunigiana.

Il medioevo, e con esso il sorgere di diverse fondazioni monastiche, vide svilupparsi agricoltura e commerci e anche le strade di comunicazione ebbero sempre più bisogno di controllo e servizi.

Non per niente da qui passa la Via Francigena.

Sempre nel medioevo nacquero diversi castelli perché, comunque, i signorotti dei vari territori erano sempre in discussione fra loro per via dei confini.

Nel XII secolo i Malaspina cominciarono a governare la zona.

La storia moderna

Durante il basso medioevo ci fu un’ulteriore divisione del territorio in tanti marchesati.

Anche durante il periodo del Granducato di Toscana, qui ci fu parecchia confusione con territori che vennero associati a Modena ed altri che rimasero nei confini.

La situazione si stabilizzò solo al tempo dell’unificazione del Regno d’Italia.

Durante la seconda guerra mondiale la linea gotica passava proprio dalla Lunigiana che fu teatro di scontri e guerriglia partigiana.

Purtroppo, in risposta a queste si ebbero atrocità ed eccidi da parte delle truppe nazifasciste.

Oggi la Lunigiana è un territorio di castagneti e faggete solcato da acque limpide.

Possiamo contare almeno una decina fra castelli, rocche e borghi fortificati e sono quanto rimane dei 160 che in epoca feudale guerreggiavano per la supremazia.

Il Castello del Piagnaro a Pontremoli

I castelli

Partiamo da Fosdinovo: un borgo medievale in cui il Castello Malaspina è il centro intorno al quale si rannicchia tutto il paese e le abitazioni.

In posizione soprelevata e panoramica, era un’ottima roccaforte.

È in ottimo stato di conservazione e al suo interno ci sono ancora arredi, affreschi e suppellettili dell’epoca.

Andiamo adesso a Capriglia, un piccolo borgo fortificato che fin da lontano si nota per la torre rotonda, una torre di avvistamento che svetta con, altra particolarità, il cassero.

Ci spostiamo poi ad Aulla dove è imperdibile la Fortezza della Brunella così detta per il particolare colore; nel suo parco c’è un bell’Orto Botanico e il Museo di Storia Naturale.

Vediamo Fivizzano, detta la “Firenze della Lunigiana“, con il suo Castello delle Verrucola che domina dall’alto.

Ora andiamo a Licciana Nardi, dove troviamo il Castello di Licciana e nello stesso comune anche i castelli di Bastia, di Castel del Piano, di Monti, di Pontebosio e di Terrarossa.

La Pieve di Santo Stefano a Sorano a Filattiera, sulla via Francigena

Arriviamo a Filattiera dove la Pieve di Santo Stefano a Sorano segna una delle soste possibili per i pellegrini che un tempo percorrevano la via Francigena.

Non possiamo dimenticare Pontremoli.

Una suggestiva passeggiata nel centro storico ci porta fino al Museo delle Statue-Stele che, allestito all’interno del Castello del Piagnaro, raccoglie, in originale o in copia, tutte le statue-stele della Lunigiana.

Sono delle singolari sculture antropomorfe, maschili e femminili, in pietra arenaria, innalzate dalle antiche popolazioni che hanno abitato la valle nei due millenni prima dell’arrivo dei Romani.

…e ci sarebbe molto altro da vedere e da dire ora però ci è venuta fame e allora parliamo di gastronomia.

Lunigiana: una regione a parte anche per il suo buon cibo

Sono tantissimi i prodotti tipici della Lunigiana dove regna una “cucina povera“.

I Testaroli al pesto, sono un must da queste parti

Cominciamo con i Testaroli che sono riconosciuti come presidio Slow Food.

Il Testarolo è come una crespellona spessa fatta di farina grezza e non troppo raffinata, acqua e sale, cotta poi su testi in ghisa possibilmente su di un fuoco di legna o nel forno a legna.

Sono spettacolari conditi con il pesto.

Per i Panigacci, come per i Testaroli, la ricetta non cambia: farina, acqua e sale in teglie calde di terracotta, solo che poi, a differenza dei Testaroli, non vanno né tagliati né bolliti, ma solo accompagnati con salumi e formaggi.

Nel caso in cui, invece, decidiate di buttarli qualche secondo in acqua calda, saranno bolliti e perfetti con funghi, pesto o ragù.

Per ottenerne la farina, le castagne vengono ancora essiccate nei “gradili” di pietra su graticci di castagno e con un fuoco lento e continuo che le asciuga per almeno 25 giorni.

Poi devono essere macinate entro il 30 di gennaio.

Qualcosa di più consistente

La Mela Rotella della Lunigiana, si riconosce dal colore giallo con striature rosse.

Ha un sapore molto dolce, lievemente acidulo, con una polpa bianca e consistente. 

Perfetta sia come frutto che usata nella cottura della carne di cinghiale.

Per rimanere sui piatti forti, l’agnello di Zeri ha carni delicate che risultano gradevoli anche a chi non ama la gastronomia legata a questo animale.

La pecora Zerasca è a rischio estinzione quindi le greggi sono molto controllate.

La Marocca di Casola

La Marocca di Casola è una pagnotta che è un altro presidio Slow Food.

Visto che in Lunigiana il frumento non viene coltivato in grandi quantitativi a causa del tipo di terreno, il pane viene fatto tradizionalmente con farina di castagne, farina di grano, patate lesse, lievito, pasta madre, olio ed acqua.

Viene fuori un pane profumato e dolce ottimo con salumi e formaggi, ma anche col miele.

A proposito di miele, quello della Lunigiana è stato il primo miele Italiano ad aver ottenuto il marchio DOP.

In Lunigiana c’è infatti la “Strada del Miele” che coinvolge 14 comuni della comunità montana.

E tenete presente che i migliori sono quelli di castagno e di acacia.

Patata di Zeri

Ovviamente, in accompagnamento all’agnello di Zeri, non poteva mancare la patata, che sia bianca, rossa, gialla, o “zale”, quella di dimensioni più modeste, è tenera, dolce e saporita, ottima per la cottura al forno.

Il Fagiolo di Bigliolo ha addirittura quattro varietà: il bianco, il tondino, il borlotto e il due facce… tutti dalla caratteristica di essere molto digeribili.

La cipolla di Treschietto è una cipolla rosa, rara, dolce e digeribile.

E poi c’è la Mortadella della Lunigiana.

Questa è una regione particolare anche per i salumi.

Per la preparazione di questo grosso salume vengono utilizzate insieme la carne magra della coscia e della spalla, e quella grassa della groppa, della guancia, della coppa e della pancetta del maiale.

Il tutto viene poi macinato con pepe e spezie varie, insaccato in grossi budelli, salato e piegato a forma di U, con al centro una foglia di alloro.

Si produce nel periodo invernale poiché, come tutti i salami ha bisogno di freddo, quindi da dicembre a febbraio e dopo circa 40 giorni di stagionatura è pronto in tavola.

La spalla cotta di Filattera e il filetto della Lunigiana sono altri due particolari salumi locali.

I formaggi sono tanti ed a latte crudo.Voglio concludere con il Piastrone di Malgrate, una varietà di pomodoro cuore di bue esageratamente grande e saporito.

Su tutto ciò non possono mancare i vini DOC della Lunigiana.

Sono i DOC dei Colli di Luni, fin dal tempo dei romani vini rinomati prodotti sulle colline che guardavano il mare e regno della vicina Luni.

Una regione a parte anche per digerire tutto questo?

Sì, perché c’è la China Clementi.

Nella farmacia di Fivizzano si produce e si vende ancora come nel 1883 un tonico digestivo e di piacere, la China della famiglia Clementi.

Fu Giuseppe Clementi, da quell’esperto botanico che era, a creare un “elisir di lunga vita” partendo da un insieme di erbe officinali e da pregiate varietà di China tropicale, all’epoca considerate solo come antidoto alla malaria.

Nel corso degli anni, tutti i Clementi hanno tramandato gelosamente e segretamente la sua ricetta, non modificando mai di una virgola la composizione originaria.

La China Clementi invecchia in botte per due anni, ha sempre lo stesso colore che ricorda gli aranci e l’ambra, è tonica e digestiva, con un sapore deciso e intenso.

La corteccia viene tritata molto finemente e messa in una soluzione idroalcolica, ma non è dato saperne di più, se non che l’ingrediente principale, da secoli, è la selezione attenta della materia prima.

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