Vecchie terre di confine: Trequanda

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Vecchie terre di confine: fra la Val d’Orcia e le Crete Senesi sorge lo storico borgo di Trequanda.

Questo antico piccolo centro ha ricevuto la bandiera arancione del Touring Club Italiano ed è stato inserito nel registro nazionale dei paesaggi rurali storici.

Vecchie terre di confine: l’origine di Trequanda

Il significato del suo nome è incerto.

Alcuni lo fanno risalire al toponimo etrusco Tarkonte, mitico eroe etrusco che abitava in questa area.

Altri sostengono che derivi dal latino “terram quandam”, che voleva dire “una certa terra” ovvero una terra particolare.

Altri sostengono che si riferisca alle tre porte che si aprono nelle mura del borgo, “tre-guarda” che, poi, per assonanza è divenuto Trequanda.

Comunque, possiamo dire che i primi insediamenti siano stati sicuramente Etruschi.

Lo fanno asserire i ritrovamenti archeologici e lo si deduce anche dai nomi di luoghi come Cennano, Scille e Asso.

Roma dettò successivamente legge su queste terre, poi i Longobardi e i Franchi.

La Rocca di Trequanda

I primi documenti storici in cui appare il nome di Trequanda risalgono al 1198.

Si parla di un feudo dei Cacciaconti della Scialenga, famiglia franco-salica alla quale l’imperatore Ottone IV, nel 1211, permise di riscuotere la gabella di passaggio nella corte e nella terra di Trequanda.

La sua posizione strategica fu presto al centro degli interessi della Repubblica di Siena che alla fine nel 1255 s’impadronì del feudo.

Dopo varie vicissitudini che la videro protagonista, Trequanda nel 1552 entrò a far parte del Granducato di Toscana.

Trequanda ai giorni nostri

Al centro storico del borgo si accede attraversando due porte della cinta muraria che si sono conservate: la Porta al Sole, che sia affaccia sul territorio circostante, e la Porta al Leccio rivolta verso i boschi del Lecceto.

Passeggiando per le vie del paese incontriamo il Castello della famiglia Cacciaconti, caratterizzato dall’alta torre in pietra bianca e le mura merlate.

Al suo interno so può ammirare un meraviglioso giardino all’italiana.

La chiesa dei Santi Pietro e Andrea con la sua insolita facciata

In piazza Garibaldi troviamo la chiesa romanica dei Santi Pietro e Andrea con la sua particolare facciata.
All’ interno vi è conservata un’urna istoriata del Cinquecento che conserva le spoglie della Beata Bonizzella Cacciaconti, la cui festa viene celebrata nel mese di maggio.

Non lontano dal centro, in un bosco di lecci e cipressi, vi è una particolare costruzione detta Torre del Molino a Vento con un colombaio che risale alla fine del Settecento.

È una struttura particolare sia perché è a pianta ottagonale, sia per il fatto che al suo interno lungo una scala a chiocciola sono collocati circa 500 nidi in terracotta, disposti a scacchiera, che servivano per l’allevamento dei colombi viaggiatori.

Uno dei prodotti tipici del luogo è l’olio EVO, conosciuto fin dai tempi degli Etruschi.

Questo prodotto rappresenta l’eccellenza della gastronomia locale.

Il terreno, l’altitudine ed il rigido clima invernale creano il giusto habitat per la crescita delle piante di olivo.

Infatti, questo particolare microclima ha reso possibile l’ingresso di tutto il territorio nel circuito delle Città dell’Olio.

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